(Thomas Lohnes/Getty Images)

Cosa vuole fare la BCE, in tutto questo

E perché una frase della presidente Christine Lagarde ha provocato l'aumento degli spread e un nuovo ribasso degli indici di borsa

(Thomas Lohnes/Getty Images)

La BCE ha annunciato oggi le sue prime misure per far fronte alle conseguenze della pandemia di coronavirus. Anche se le decisioni sono state apprezzate da vari esperti e sono articolate in modo da potere essere ulteriormente ampliate, l’annuncio non è riuscito a ridare ottimismo ai mercati finanziari: c’entra probabilmente una frase infelice pronunciata dalla presidente Christine Lagarde durante la conferenza stampa. Tutti i principali indici europei sono in calo e lo spread tra titoli di stato italiani e tedeschi è salito in poche ore di oltre 60 punti.

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Le misure annunciate dalla BCE vanno quasi tutte nella direzione di fornire più liquidità (cioè denaro contante) alle banche, e tramite loro alle famiglie e alle imprese, in modo da aiutarle a superare l’attuale momento di crisi.

Tra le misure approvate c’è un aumento del Quantitative Easing, il programma con cui la BCE acquista ogni mesi 20 miliardi di obbligazioni pubbliche e private direttamente dal portafoglio di banche e altre istituzioni finanziarie. Il programma di aumento prevede una spesa aggiuntiva complessiva di 120 miliardi di euro da distribuire nel corso dell’anno. Se quest’aumento dovesse dimostrarsi insufficiente, la BCE ha detto di essere pronta a stanziare altri soldi. La BCE ha stabilito anche che le banche potranno esporsi prestando denaro anche superando i requisiti di capitale fissati come precauzione contro i rischi di default dopo la grande crisi finanziaria.

Nei prossimi giorni, inoltre, la BCE inizierà a prestare denaro a tassi molto convenienti alle banche europee, una misura che serve a fare da “ponte” fino a giugno, quando inizierà un massiccio programma di prestiti a lungo termine, il cosiddetto TLTRO III (è infatti il terzo pacchetto di questo tipo varato dalla banca centrale).

Questi prestiti saranno particolarmente convenienti per le banche che continueranno a prestare denaro a imprese e famiglie. Le banche che quindi non diminuiranno il totale delle loro esposizioni (cioè il totale di quanto hanno prestato) avranno accesso a un tasso di interesse particolarmente vantaggioso: -0,75 per cento (da tempo la BCE pratica tassi negativi ai suoi prestiti alle banche, cioè le paga affinché prendano in prestito i suoi soldi, e quello previsto per il TLTRO III è uno tassi più generosi).

Queste misure sono ritenute positive da molti osservatori, che hanno apprezzato in particolare il fatto che possano essere “scalate” e rese più ampie se ce ne fosse la necessità. Gli investitori, invece, non hanno gradito altrettanto: c’è stato un aumento degli spread e un nuovo crollo degli indici di borsa.

Parte della responsabilità, secondo alcuni, è della conferenza stampa in cui Christine Lagarde, la presidente della BCE, ha annunciato le nuove misure. Lagarde è stata accusata di non aver difeso con sufficiente energia l’euro e i paesi più deboli della regione. Uno dei momenti considerati più infelici della conferenza stampa è avvenuto quando Lagarde ha detto che il ruolo della BCE «non è ridurre gli spread», il che è sembrato a molti un’indicazione che la presidente non intende proteggere i paesi più deboli che usano l’euro come moneta. Alcuni hanno paragonato la sua frase all’esatto opposto del famoso “whatever it takes” pronunciato da Mario Draghi al culmine della crisi dell’eurozona, nel 2012: quella frase spinse gli investitori a non scommettere su un aumento degli spread, vista la promessa di Draghi di fare qualsiasi cosa per tenerli bassi, mentre oggi Lagarde ha detto in sostanza che non se ne occuperà.

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Dopo la fine della conferenza stampa Lagarde ha corretto la frase incriminata, affermando che gli spread alti «danneggiano la trasmissione delle politiche monetarie» e che il pacchetto di misure approvato «sarà utilizzato con energia, usando tutta la flessibilità di cui disponiamo».

Nel suo discorso, Lagarde ha sottolineato più volte che il compito di affrontare l’emergenza economica innescata dalla pandemia è compito soprattutto degli stati. La BCE, ha spiegato Lagarde, può assicurare liquidità mantenendo il sistema in funzione, ma sono gli stati che devono intervenire. Già il suo predecessore Mario Draghi, prima della pandemia, ripeteva spesso che gli stati non avevano fatto abbastanza per la ripresa europea e che la BCE non poteva sostituirsi completamente a loro.

Secondo alcuni, l’azione non del tutto incisiva di Lagarde e della BCE potrebbe essere una sorta di mossa calcolata per costringere i governi europei, i cui ministri dell’Economia si riuniranno in teleconferenza lunedì per parlare della risposta alla pandemia, a prendere decisioni economiche più ampie e coraggiose. Altri sostengono che sia proprio la mancanza di una risposta collettiva da parte degli stati europei quella che i mercati stanno punendo in queste ore, e che nessuna azione della BCE avrebbe potuto cambiare la situazione.

Il governo italiano, al momento, è l’unico ad aver già annunciato imponenti misure per fronteggiare la recessione. Oltre 25 miliardi di euro saranno spesi per combattere direttamente l’epidemia e, soprattutto, le sue conseguenze economiche. Di questi, 20 miliardi sono costituiti da nuovo indebitamento. Gli altri paesi europei hanno annunciato pacchetti di aiuti, ma devono ancora fornire i dettagli. Il più atteso di tutti è il piano della Germania, il paese che nonostante le richieste di alleati e istituzioni europee da anni mantiene un assoluto pareggio di bilancio.

Questa settimana la cancelliera Angela Merkel ha lasciato intendere che il deficit probabilmente sarà fatto salire per fronteggiare l’epidemia. Dei dettagli dei piani di investimenti italiani e degli altri paesi europei sapremo probabilmente di più domani. Per sapere se le risposte europee saranno ampie e coordinate tra tutti i paesi, come chiesto con forza da Lagarde, dovremo invece attendere lunedì.