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Il Parlamento dimezzato per l’epidemia

Per la prima volta nella storia repubblicana l'accesso è stato limitato a metà dei parlamentari, mentre le nuove restrizioni hanno cambiato il modo di funzionare di politica e stampa

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Oggi, per la prima volta nella storia della Repubblica italiana, il Parlamento si è riunito a numeri ridotti e contingentati. Per rispettare le restrizioni agli assembramenti imposte in questi giorni, soltanto metà dei parlamentari sarà presente alle votazioni sulla norma che consentirà al governo di indebitarsi per altri 20 miliardi di euro, da utilizzare per contenere l’epidemia di coronavirus. Gli altri sono rimasti a casa e non potranno partecipare alle votazioni.

È una decisione che non ha precedenti, presa di comune accordo dalla presidenza di Camera e Senato con l’assenso di tutti i partiti. I capi dei vari gruppi parlamentari si sono accordati per inviare alla votazione delegazioni proporzionali alla loro consistenza numerica, in modo da mantenere, almeno in modo approssimativo, le forze relative degli uni rispetto agli altri. La votazione del provvedimento dovrebbe comunque avvenire all’unanimità: tutte le forze politiche si sono dichiarate favorevoli.

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Anche le modalità di voto sono state modificate per limitare le possibilità di contagio. Al Senato si voterà con appello nominale. I senatori saranno chiamati uno ad uno per recarsi a votare sotto lo scranno della presidente del Senato ma l’appello sarà scaglionato, con piccoli gruppi di senatori chiamati ogni mezz’ora, per evitare code e vicinanza eccessiva.

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Alla Camera il voto avverrà in modo elettronico, ma soltanto metà degli scranni sarà occupata. Ogni deputato dovrà avere uno scranno libero alla sua destra e alla sua sinistra e, dove possibile, uno libero davanti e dietro di sé. I deputati saranno chiamati solo al momento del voto e saranno fatti entrare a piccoli gruppi.

Nel frattempo, il Parlamento opera a regime ridotto. Bar e ristoranti interni sono chiusi, così come barbieri e parrucchieri (è chiuso anche il famoso Bar Giolitti, che si trova di fronte al palazzo della Camera). Tabaccai e poste rimangono aperti, ma si può entrare solo uno per volta. All’ingresso di entrambe le camere gli operatori sanitari rilevano la temperatura di chiunque entri.

Anche i giornalisti che seguono i lavori parlamentari e la politica sono stati obbligati ad adattarsi. Gli ingressi per la stampa in Parlamento sono stati ridotti e la presidenza del Consiglio ha stabilito che alle conferenze stampa potranno partecipare solo i giornalisti dotati di accredito permanente e che fanno parte dell’Associazione stampa parlamentare. Da questa settimana, le conferenze avvengono con le sedie disposte a un metro di distanza l’una dalle altre.

Nel frattempo l’associazione GV Press, che raggruppa molti giornalisti e videomaker precari e freelance che si occupano soprattutto di politica, ha chiesto che vengano limitati i cosiddetti interventi “a margine”, cioè le conferenze stampa improvvisate in cui i politici rilasciano dichiarazioni in piedi prima o dopo gli eventi ufficiali, perché in queste circostanze è di fatto impossibile assicurare il rispetto delle distanze di sicurezza.