Benjamin Netanyahu parla ai sostenitori dopo i primi exit poll, Tel Aviv, 2 marzo 2020 (AP Photo/Oded Balilty)
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  • martedì 3 Marzo 2020

Netanyahu è avanti nelle elezioni in Israele

I risultati definitivi arriveranno mercoledì sera, ma quelli parziali sembrano suggerire una mezza vittoria del primo ministro uscente

Benjamin Netanyahu parla ai sostenitori dopo i primi exit poll, Tel Aviv, 2 marzo 2020 (AP Photo/Oded Balilty)

La coalizione di destra del primo ministro uscente Benjamin Netanyahu è avanti nello scrutinio delle elezioni politiche in Israele, che si sono tenute ieri per la terza volta in meno di un anno. Al momento i voti scrutinati sono il 90 cento del totale: il Likud, cioè il partito di Netanyahu, e i suoi alleati della destra religiosa dovrebbero ottenere 59 seggi, 4 in più del centrosinistra ma 2 in meno di quelli necessari per formare una coalizione di governo. Lista Unita, il partito di centrosinistra che rappresenta gli arabo-israeliani, è al terzo posto con 15 seggi: sarebbe uno dei migliori risultati mai ottenuti dal partito.

La Commissione elettorale israeliana ha detto che risultati definitivi verranno comunicati mercoledì sera. Circa 340mila voti di persone che hanno partecipato alle elezioni a distanza – soldati, diplomatici, pazienti di ospedali e così via – devono ancora essere conteggiati.

I primi exit poll avevano dato la coalizione di destra a 60 seggi – a solo un seggio di distanza dal formare una maggioranza – e Netanyahu aveva definito il risultato del voto «una grande vittoria». Benny Gantz, il leader di Blu e Bianco, aveva invece invitato ad aspettare i risultati definitivi per trarre conclusioni.

Quelle di lunedì sono state le terze elezioni parlamentari in Israele in meno di un anno, dopo che le prime due – organizzate ad aprile e a settembre del 2019 – non avevano prodotto risultati che consentissero di formare una maggioranza in grado di sostenere un governo, soprattutto a causa della notevole frammentazione del quadro politico israeliano. Nonostante questo, l’affluenza è stata la più alta dal 1999.

Come quelle precedenti, la campagna elettorale delle ultime settimane era stata segnata soprattutto dai processi per truffa e corruzione contro il primo ministro uscente Benjamin Netanyahu, che inizieranno fra due settimane. Netanyahu si era difeso sostenendo che i processi erano stati avviati per ragioni politiche, e nelle ultime settimane aveva cercato di compattare il suo elettorato – dicendo che nessuno dei suoi avversari aveva lo spessore necessario per fare il primo ministro – e cercando di ottenere i voti di alcuni segmenti particolari dell’elettorato, come le persone che usano frequentemente la marijuana (che ha promesso di legalizzare) e i tassisti.

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L’opposizione a Netanyahu era molto divisa, come già accaduto nelle due precedenti elezioni.

Sia il partito centrista Blu e Bianco sia Israel Beitenu, il partito laico e nazionalista di Avigdor Lieberman, hanno fatto sapere che non intendono formare un governo con la Lista Unita, il partito di centrosinistra che rappresenta gli arabo-israeliani. A loro volta il Likud, cioè il partito di Netanyahu, e i suoi alleati della destra religiosa e nazionalista hanno ribadito che non sosterranno un governo a meno che sia guidato dal primo ministro uscente.