La Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, il 1 marzo 2020 (La Presse/AP Photo/Andrew Medichini)
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  • domenica 1 Marzo 2020

I casi di coronavirus in Italia sono più di 1.500

Gli ospedali lombardi fanno fatica a gestire i reparti di terapia intensiva, mentre i morti che erano stati contagiati sono diventati 34

La Chiesa di San Luigi dei Francesi, a Roma, il 1 marzo 2020 (La Presse/AP Photo/Andrew Medichini)

Le persone che hanno contratto il coronavirus (SARS-CoV-2) in Italia sono quasi 1.700. La Protezione Civile ha aggiornato il bilancio nella conferenza stampa di domenica sera, spiegando che le persone che sono morte e che avevano contratto il coronavirus sono 34, cinque in più di ieri; quelle attualmente malate sono 1.577, mentre quelle guarite sono 83, cioè 33 in più di ieri. Si aspettano comunque le verifiche dell’Istituto Superiore di Sanità per confermare o meno i casi e valutare se le morti siano avvenute effettivamente a causa del coronavirus, o per altre ragioni.

Tra le persone malate, 639 sono ricoverate in ospedale, di cui 140 nei reparti di terapia intensiva (106 nella sola Lombardia), mentre 798 si trovano in isolamento nelle proprie case perché non presentano sintomi, o ne presentano di molto lievi. I tamponi effettuati in totale sono stati 21.127. La maggior parte delle persone che avevano contratto il virus e che sono morte erano in età avanzata, avevano malattie pregresse e condizioni di salute precarie e, come si è detto, non è ancora stata accertata nei diversi casi la responsabilità del virus nei decessi.

Le tre regioni con più casi sono la Lombardia, con 984 casi, seguita dall’Emilia-Romagna – 285 – e dal Veneto, con 263. Ci sono poi 25 casi in Liguria, 17 in Campania, 49 in Piemonte, 13 in Toscana, 25 nelle Marche, 6 nel Lazio, 9 in Sicilia, 3 in Puglia, 5 in Abruzzo, uno in Calabria e uno nella provincia autonoma di Bolzano.

Oggi poi il Friuli Venezia Giulia ha detto che 5 persone sono risultate positive al test per il virus nella regione: una a Trieste, una a Gorizia e tre a Udine. La persona a Gorizia è un uomo di cinquant’anni, mentre gli altri casi – secondo quanto detto dal presidente della regione Massimiliano Fedriga – sono stati registrati tra quattro professori dell’università di Udine entrati in contatto con un collega piemontese, risultato poi positivo. Al momento, però, questi cinque casi non risultano nel conteggio ufficiale diffuso dalla Protezione Civile.

Le cose da sapere sul coronavirus

Inoltre il SIR (Servizio Informazione Religiosa), l’organo d’informazione della CEI, ha fatto sapere che un prete di 43 anni della diocesi di Parigi che fino a metà febbraio risiedeva in Italia è stato ricoverato in ospedale a Parigi perché positivo al coronavirus: per questa ragione a Roma è stata chiusa la chiesa di San Luigi dei Francesi, su richiesta dell’ambasciata francese in Italia.

Uno dei temi del giorno sui giornali – oltre al decreto governativo che dovrebbe stabilire le misure adottate per contenere la diffusione del virus nelle tre regioni più colpite, atteso per la serata – è la capienza e carenza di personale negli ospedali e più in particolare nei reparti di terapia intensiva. Spiega Repubblica che i posti letto di terapia intensiva in Italia sono 5.090: in Lombardia per aumentarne il numero sono stati rinviati tutti gli interventi chirurgici non urgenti e così si è aumentata la capacità dei reparti del 7-8 per cento. All’ospedale di Cremona sono stati aggiunti tre reparti di rianimazione all’unico esistente. All’ospedale di Lodi in un giorno sono arrivati 51 pazienti gravi, di cui 17 da rianimazione: alcuni, i più urgenti, sono stati trasferiti all’ospedale Niguarda di Milano.

Nel capoluogo lombardo martedì sarà riaperto l’ex ospedale militare di Baggio, nella periferia occidentale della città, per ospitare le persone guarite che devono rimanere isolate per ridurre i rischi di ulteriori contagi. L’assessore al Welfare della Regione Lombardia Giulio Gallera ha detto di aver chiesto al governo di poter assumere infermieri e medici pensionati per colmare le carenze di personale.

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La Regione Lombardia ha detto che oggi il 10 per cento dei posti letto nei reparti di rianimazione è occupato da pazienti che arrivano da un’area in cui vive solo il 5 per cento degli abitanti: anche per questo i medici sono preoccupati da un aumento del numero di contagiati. Finora non ci sono stati trasferimenti di pazienti dalla Lombardia ad altre regioni, ma non si può escludere che succeda nei prossimi giorni. Il presidente dell’Emilia-Romagna Stefano Bonaccini ha dato la disponibilità ad accoglierne negli ospedali della regione.

Secondo quanto deciso ieri tra le regioni e il governo, in Lombardia, Emilia-Romagna e Veneto le scuole rimarranno chiuse ancora per tutta la settimana prossima; lo stesso varrà per la provincia di Savona, in Liguria, mentre riapriranno nel resto della regione. In Piemonte resteranno chiuse solo fino a martedì compreso: negli ulteriori giorni di sospensione delle lezioni saranno effettuate delle operazioni di pulizia straordinarie. Lo stesso sarà fatto anche nelle scuole superiori di Foggia e Cerignola, in Puglia, che riapriranno giovedì; nei giorni successivi saranno chiuse per pulizia anche le scuole di altri comuni della provincia di Foggia, secondo un calendario in corso di definizione.

Sempre nella conferenza stampa della Protezione Civile di sabato sera, il presidente dell’Istituto Superiore di Sanità Silvio Brusaferro ha detto che le persone che oggi sono malate sono state infettate prima che venissero adottate le restrizioni attualmente in vigore: ci vorrà almeno un’altra settimana per capire se siano state efficaci o meno. Secondo Massimo Galli, primario infettivologo dell’ospedale Sacco di Milano, intervistato dal Corriere della Sera, il SARS-CoV-2 è entrato e si è diffuso in Italia prima che venissero bloccati i voli dalla Cina: anche per questo non è possibile dire quanto siano state e siano efficaci le misure di contenimento, che però devono continuare.

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Intanto gli Stati Uniti hanno alzato a 4 (il massimo) il livello di allerta per i viaggi nelle zone d’Italia più colpite dal coronavirus: significa in pratica che vietano agli americani di andare nelle regioni italiane con il maggior numero di contagi. Ieri nel paese c’è stato un primo morto contagiato da SARS-CoV-2, nello stato di Washington. La compagnia aerea American Airlines ha sospeso tutti i voli di collegamento con Milano fino al 24 aprile.