La stella Betelgeuse osservata dal Very Large Telescope dell'ESO nel luglio del 2009 (ESO/P. Kervella)

Non abbiamo idea di quando esploderà Betelgeuse

Una delle stelle più evidenti di Orione è meno luminosa del solito: gli astronomi si chiedono se stia per morire con una colossale esplosione

La stella Betelgeuse osservata dal Very Large Telescope dell'ESO nel luglio del 2009 (ESO/P. Kervella)

Betelgeuse è tra le dieci stelle più luminose visibili dalla Terra, ma ultimamente ha perso buona parte della propria brillantezza, tanto da finire fuori dalla classifica e di non essere nemmeno in quella delle venti stelle con maggiore luminosità osservabili di notte a occhio nudo. Il fenomeno non è completamente insolito per una stella come Betelgeuse, la cui variabilità è nota da tempo, ma una riduzione di luminosità così spiccata non avveniva da tempo e gli astronomi vogliono capire se rientri nei normali cicli vitali della stella o se sia l’indizio di una nuova fase nella sua evoluzione, che potrebbe indicare una imminente esplosione.

Se ogni tanto avete alzato lo sguardo per osservare il cielo stellato, è molto probabile che abbiate osservato anche Betelgeuse, magari senza saperlo. Oltre a essere mediamente una delle stelle più luminose della volta celeste, l’astro fa parte della costellazione di Orione, tra le più riconoscibili nel cielo notturno.

La costellazione è facilmente identificabile grazie alla tre stelle che formano la Cintura di Orione: allineate su una stessa retta, al centro, raffigurano idealmente la cintura di Orione, nella mitologia greca e romana un gigante cacciatore. Nella costellazione, Betelgeuse si trova in corrispondenza della spalla destra di Orione e a una distanza di circa 600 anni luce dalla Terra.

Betelgeuse nella costellazione di Orione

La luce emessa da Betelgeuse impiega quindi circa sei secoli per arrivare a noi. Questo significa che dalla Terra vediamo un’immagine della stella vecchia di 600 anni, prodotta quando la nostra civiltà intraprendeva il cammino che l’avrebbe portata dal Medioevo al Rinascimento, attraverso l’Umanesimo.

A differenza del nostro Sole, Betelgeuse è una stella in una fase evolutiva piuttosto avanzata, nonostante sia giovane (in termini astronomici) con appena 8,5 milioni di anni contro i 4,6 miliardi di anni del Sole. Anche se è più giovane, Betelgeuse è gigantesca: si stima che il suo raggio sia circa mille volte più grande del raggio del Sole e che la stella sia 135mila volte più luminosa della nostra stella. Ha inoltre una massa molto elevata, circa 20 volte quella del Sole, e proprio per questo motivo potrebbe concludere presto la propria esistenza con una colossale esplosione (supernova).

Le stelle supergiganti rosse come Betelgeuse hanno breve vita e muoiono in modi violenti, con grandi esplosioni che diventano visibili dalla Terra anche quando avvengono a milioni di anni luce da noi. Se diventasse una supernova, diverrebbe così luminosa da illuminare il cielo notturno più di quanto avvenga nelle notti di Luna piena. Sarebbe una grande uscita di scena, prima di scomparire per sempre dalla volta celeste. Il problema è che a oggi sappiamo che l’esplosione prima o poi avverrà (o ci diventerà visibile, nel caso sia già avvenuta), ma non sappiamo prevedere quando.

Betelgeuse osservata dal radiointerferometro ALMA dell’ESO (ALMA ESO/NAOJ/NRAO/E. O’Gorman/P. Kervella)

Complice la sua luminosità variabile, Betelgeuse è da millenni un’osservata speciale del cielo notturno. Le fluttuazioni furono notate dagli aborigeni australiani oltre mille anni fa, e nella prima metà dell’Ottocento l’astronomo britannico John Herschel fu tra i primi a compilare osservazioni sui suoi cambiamenti. Nel Novecento, grazie a rilevazioni più costanti e accurate, gli astronomi hanno scoperto che la stella alterna cicli di grande brillantezza ad altri di scarsa luminosità. Non sono stabili, ma con un poco di approssimazione possiamo dire che le pulsazioni avvengono in periodi tra i 2000 e i 2400 giorni terrestri.

La variazione nella luminosità cambia a seconda dei cicli, ma stando ai dati Betelgeuse è attualmente al minimo mai registrato nelle misurazioni più accurate, iniziate circa un secolo fa. Intorno alla metà degli anni Venti, la stella aveva attraversato un altro periodo di scarsa luminosità, ma comunque meno rilevante rispetto a quello ora in corso.

Le cause di queste oscillazioni non sono ancora completamente chiare, anche se gli astronomi ritengono che siano tipiche delle stelle di questo tipo con una spiccata instabilità. Un’ipotesi è che Betelgeuse appaia così tenue per la sovrapposizione di due distinti cicli di bassa luminosità dell’astro: sta raggiungendo il punto in cui è meno luminosa nel suo ciclo di 6 anni e in uno più breve di poco più di 400 giorni. Potrebbe continuare a ridurre la sua luminosità ancora per qualche settimana, prima di tornare a brillare normalmente.

Se tra qualche settimana Betelgeuse non dovesse però apparire più luminosa, allora potrebbero esserci maggiori indicazioni circa la possibilità che stia raggiungendo la sua fine e che si prepari a diventare una supernova. Con le attuali conoscenze è però impossibile prevedere quando avverrà l’esplosione: secondo gli astronomi sarà entro qualche milione di anni, ma non si può escludere che avvenga prima, entro un centinaio di millenni. Non possiamo nemmeno escludere che Betelgeuse sia già esplosa: se per esempio la vedessimo esplodere tra qualche settimana, significherebbe che l’evento si sarebbe verificato 600 anni fa, quando ancora non era stata scoperta l’America.

La prospettiva di assistere e studiare da relativamente vicino una supernova entusiasma naturalmente gli astronomi, ma porta anche con sé il rischio di un certo sensazionalismo da parte dei media. Già una decina di anni fa, in corrispondenza di un altro ciclo di scarsa luminosità (comunque meno rilevante dell’attuale), si era parlato molto della possibilità che Betelgeuse potesse esplodere, con titoli sui giornali piuttosto sensazionalistici. E già all’epoca molti astronomi avevano ricordato che l’evento, per quanto auspicabile ai fini della ricerca, non potesse essere previsto in alcun modo.

Rispetto a molte altre stelle, Betelgeuse è vicina alla Terra, ma la sua esplosione non porterà conseguenze per il nostro pianeta. L’onda d’urto prodotta dalla supernova impiegherà almeno 6 milioni di anni prima di raggiungere la Terra e la grande bolla protettiva prodotta del Sole all’interno della quale si trova il sistema solare farà sì che non possa succederci nulla di male. Qualcuno, prima o poi, si godrà lo spettacolo di una luce nel cielo notturno che non è la Luna e luminosa quanto la Luna.

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