Juan Guaidó mentre tenta di scavalcare una recinzione all'esterno del palazzo dell'Assemblea Nazionale (AP Photo/Matias Delacroix)
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  • lunedì 6 Gennaio 2020

Maduro si è preso l’ultimo pezzo di Venezuela controllato dall’opposizione

Cioè l'Assemblea Nazionale, forzando l'elezione a presidente del parlamento di un suo sostenitore

Juan Guaidó mentre tenta di scavalcare una recinzione all'esterno del palazzo dell'Assemblea Nazionale (AP Photo/Matias Delacroix)

Domenica a Caracas, in Venezuela, si è svolta l’elezione del nuovo presidente dell’Assemblea Nazionale, il parlamento venezuelano, unico organo rimasto eletto democraticamente nonché unico a essere controllato dall’opposizione. Nonostante un accordo siglato nel 2016 che prevedeva una rotazione annuale alla presidenza del parlamento – che nel 2020 sarebbe dovuta andare alla minoranza – ci si aspettava che venisse confermato Juan Guaidó, presidente uscente dell’Assemblea Nazionale.

Guaidó si era autoproclamato presidente ad interim del Venezuela lo scorso gennaio, nel tentativo di rovesciare il regime di Nicolás Maduro.

Pur essendo di fatto svuotata di qualsiasi potere, l’Assemblea Nazionale può avere ancora un ruolo fondamentale nell’opposizione a Maduro, secondo i sostenitori di Guaidó. L’articolo 233 della Costituzione venezuelana prevede infatti che il presidente dell’Assemblea possa essere a capo del governo in fase transitoria nel caso in cui decada il presidente eletto. È il motivo per cui lo scorso gennaio Guaidó si era autoproclamato presidente del Venezuela, sostenendo che Maduro fosse stato eletto illegittimamente nelle elezioni del 2018.

Al posto di Guaidó, però, domenica è stato eletto Luis Parra, un parlamentare poco conosciuto e membro del partito Primeiro Justicia: l’elezione di Parra è stata sostenuta anche dai deputati del Partito Socialista Unito del Venezuela (PSUV), il partito di Maduro.

In tutto hanno votato per Parra 81 dei 167 parlamentari dell’Assemblea. L’elezione di Parra è stata possibile anche perché prima della votazione molti deputati dell’opposizione, compreso Guaidó, erano stati bloccati all’esterno del palazzo dell’Assemblea dalle forze di sicurezza venezuelane, fedeli a Maduro.

Ci sono stati momenti molto concitati, con Guaidó che ha cercato di scavalcare una recinzione pur di entrare nell’edificio, finendo però per essere respinto. Guaidó ha accusato il regime di Maduro di aver compiuto un golpe, impedendo che venisse svolta una regolare votazione e permettendo a Parra di essere eletto anche senza che fosse stato raggiunto il numero legale.

Mentre all’Assemblea Nazionale si votava Parra, un centinaio di deputati di opposizione hanno rieletto Guaidó presidente, tenendo una votazione informale nella sede del giornale El Nacional: alla votazione hanno partecipato anche decine di parlamentari che si trovano in esilio e che hanno dato la loro preferenza per via telematica.

Attualmente, quindi, il Venezuela ha due presidenti dell’Assemblea Nazionale, Parra e Guaidó, il primo non riconosciuto dalla maggioranza del parlamento e il secondo eletto senza una votazione parlamentare. «Oggi, ancora una volta, abbiamo sconfitto la dittatura», ha detto Guaidó ai suoi sostenitori.

Gli Stati Uniti, che sono tra i paesi che avevano appoggiato l’autoproclamazione di Guaidó a presidente del Venezuela, lo hanno sostenuto anche questa volta, criticando duramente l’elezione di Parra. «Mi congratulo con Juan Guaidó per la sua rielezione a presidente dell’Assemblea Nazionale del Venezuela e condanno gli sforzi fallimentari dell’ex regime di Maduro di negare il volere di un parlamento eletto democraticamente», ha detto il segretario di Stato americano, Mike Pompeo.

L’Unione Europea, tramite un suo portavoce, ha definito inaccettabili le irregolarità nell’elezione di Parra e per questo motivo continuerà a riconoscere Guaidó come legittimo presidente dell’Assemblea Nazionale. Diversi commenti sono arrivati anche da paesi latinoamericani: la mossa di Maduro è stata condannata sia dal governo di destra radicale del Brasile, sia dal governo di sinistra del neoeletto presidente argentino Alberto Fernández.