Zlatan Ibrahimović con il Milan nel 2011 (ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI)
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  • venerdì 27 Dicembre 2019

Il ritorno di Ibrahimovic al Milan, spiegato

Le ragioni e lo scetticismo intorno al trasferimento più in discussione del calciomercato di gennaio, messi in fila

Zlatan Ibrahimović con il Milan nel 2011 (ANSA/MAURIZIO DEGL'INNOCENTI)

Il mercato dei calciatori in Serie A aprirà ufficialmente il 2 gennaio, ma negli ultimi giorni i quotidiani sportivi sono stati monopolizzati dal primo affare concluso da una grossa squadra italiana: il Milan ha annunciato di avere ingaggiato il 38enne celebre attaccante svedese Zlatan Ibrahimovic, rimasto senza squadra dopo la conclusione del suo precedente contratto coi Los Angeles Galaxy, squadra del campionato nordamericano MLS.

Ibrahimović aveva già giocato per il Milan fra il 2010 e il 2012, e il suo ritorno sta facendo discutere per diverse ragioni: su tutte, il fatto che sia il Milan sia Ibrahimović sono assai diversi da quando si separarono, sette anni fa.

Dopo lo scudetto vinto nella stagione 2010/11, in cui Ibrahimović segnò 21 gol, il Milan ha cambiato due proprietà – da Silvio Berlusconi si è arrivati al fondo di investimento Elliott, passando per il misterioso imprenditore cinese Yonghong Li – senza trovare alcuna continuità societaria o di rendimento. Dopo l’ennesima estate di cambiamenti, al momento la squadra è undicesima in Serie A a 21 punti di distanza da Inter e Juventus prime in classifica, e nell’ultima giornata ha subito la sconfitta più grave degli ultimi vent’anni perdendo 5-0 contro l’Atalanta.

Anche Ibrahimovic è un calciatore diverso da quello che lasciò il Milan sostanzialmente al vertice del calcio italiano.

Ibrahimovic era arrivato al Milan a 29 anni, quando ancora era considerato uno dei migliori giocatori del mondo e dopo aver giocato nel Barcellona che stravinse la Liga spagnola. Fu presentato a San Siro con un tappeto rosso sul prato, e parlando ai tifosi con un microfono annunciò che voleva «vincere tutto». Delle ultime otto stagioni, però, sei le ha passate giocando in campionati di seconda o terza fascia come la Ligue 1 francese (seppur nel Paris Saint-Germain) o la MLS americana. Ibrahimovic inoltre ha compiuto da poco 38 anni, un’età in cui molti calciatori di alto livello si sono ritirati oppure hanno passato da tempo il picco della loro carriera.

Da diversi giorni si sta cercando di mettere in fila le ragioni di questo trasferimento, provando a darsi qualche risposta.

Per il Milan l’acquisto di Ibrahimovic potrebbe avere senso soprattutto dal punto di vista sportivo. La squadra, che da due mesi è allenata da Stefano Pioli dopo l’esonero di Marco Giampaolo, fa una fatica enorme a segnare: ha il quinto peggiore attacco della Serie A e nessuno dei suoi attaccanti sembra particolarmente in forma.

Krzysztof Piątek, centravanti polacco arrivato a gennaio dal Genoa dopo essere stato fra le sorprese della scorsa stagione, sembra irriconoscibile rispetto a pochi mesi fa e ha segnato un solo gol su azione in 17 partite di campionato. Il giovane portoghese Rafael Leão ha giocato pochissimo e dimostrato qualche colpo, ma senza lasciare tracce tangibili.

Il Milan non ha nessun altro attaccante di ruolo, dopo aver ceduto in estate Patrick Cutrone e André Silva. Difficilmente un giocatore come Ibrahimovic, sostengono alcuni, può fare peggio di Piątek e Leão. Nel mercato di gennaio, inoltre, era difficile trovare una soluzione più solida e tutto sommato economica, contando che il Milan pagherà a Ibrahimovic “soltanto” tre milioni di euro da qui a giugno senza sborsare altri soldi per il suo cartellino (esiste poi un’opzione per prolungare il contratto di un altro anno, nota solo ufficiosamente).

Da tempo, inoltre, la dirigenza del Milan aveva fatto capire di volere acquistare giocatori più «pronti» da inserire nella rosa, che attualmente è fra le più giovani della Serie A, dopo che in estate i proprietari del fondo Elliott avevano deciso di non rinnovare i contratti di diversi giocatori di esperienza per puntare su giovani talenti, con l’obiettivo di valorizzarli e rivenderli. Al momento nella squadra titolare del Milan ci sono soltanto due giocatori nati prima del 1993 – Mateo Musacchio e Suso – e in diverse partite della stagione la squadra è sembrata soffrire i momenti di difficoltà o eccessiva pressione, quelli in cui di solito i giocatori più esperti riescono ancora a dare il loro contributo.

Una delle qualità che viene più spesso riconosciuta a Ibrahimovic è proprio quella di avere un carisma e una personalità fuori dal comune, che lo hanno fatto diventare un personaggio mondiale anche al di fuori del calcio. Al momento su Instagram ha 40 milioni di follower, cinque milioni in più di quanti seguono la pagina della Juventus.

Va detto che le condizioni di Ibrahimovic sono una discreta incognita. Le caratteristiche che lo rendevano un giocatore unico e dominante – è alto quasi due metri, eppure ha una tecnica eccellente – sono rimaste le stesse, e nelle ultime due stagioni non ha subito alcun grave infortunio. Eppure ha 38 anni, e da almeno un anno a mezzo giocava in un campionato in cui le difese essenzialmente non esistono.

Bisogna capire anche con quali motivazioni tornerà a giocare nel Milan, che non ha più alcun obiettivo stagionale di rilievo se non lottare per il sesto posto, l’ultimo che permette di disputare la prossima Europa League.

Da anni il Milan ha inoltre una lunga storia di ritorni eccellenti che non hanno funzionato – su tutti, quelli di Andrij Shevchenko e di Mario Balotelli – mentre già dagli ultimi anni della gestione Berlusconi aveva scelto di ingaggiare vecchie glorie, sia in campo sia in panchina, per spostare l’attenzione di giornalisti e tifosi dal sostanziale ridimensionamento della squadra. Per molti tifosi milanisti Ibrahimovic è legato alle ultime grandi stagioni del Milan, di cui conservano un ricordo positivo anche se ormai piuttosto distante.

Le ragioni di Ibrahimovic invece non sono chiarissime. Secondo alcuni esperti di calciomercato, già diverse settimane fa Ibrahimovic aveva dato la priorità al Milan rispetto ad altre offerte, e mentre da anni ribadisce di considerare il Milan la squadra «più grande» in cui ha giocato. Fra le squadre che negli ultimi mesi sono state associate al suo nome, comunque, non ce n’era nessuna di particolarmente forte o in corsa per obiettivi importanti, per esempio la vittoria di un campionato prestigioso come la Premier League o la Liga.

Poi c’è la questione del suo ritiro: davanti a lui Ibrahimovic ha al massimo un paio di stagioni nel calcio professionistico, e la Gazzetta dello Sport ha scritto che il Milan sta considerando di offrirgli un ruolo da futuro dirigente.

A facilitare la transizione, secondo alcuni, contribuirebbe anche il Decreto Crescita approvato in estate dal primo governo di Giuseppe Conte. Prevede uno sgravio fiscale del 50 per cento per i lavoratori stranieri che si trasferiscono in Italia a patto che ci restino per due anni: Ibrahimovic potrebbe quindi disputare sei mesi o un anno e mezzo da calciatore per poi continuare a rimanere in Italia lavorando da dirigente. In realtà Ibrahimovic potrebbe concludere il suo contratto di sei mesi o un anno e mezzo al Milan senza poi diventare un dirigente: la norma non impone che a durare più di due anni siano i contratti degli stranieri che scelgono di venire a lavorare in Italia, ma soltanto la durata della loro residenza.

Fra l’altro, gestire il ritiro o il declino di un giocatore così ingombrante non è mai semplice, come negli anni in Italia hanno dimostrato i casi di Francesco Totti, Gianluigi Buffon e Andrea Pirlo, fra gli altri. Il Milan potrebbe trovarsi nella stessa scomoda situazione, che si aggiungerebbe ai soliti problemi sportivi e societari.

Un’altra conseguenza problematica dell’ingaggio di Ibrahimovic sarà l’ulteriore consolidamento del potere dell’influente agente Mino Raiola, soprattutto nei confronti della dirigenza del Milan. Con Ibrahimovic, i giocatori milanisti assistiti da Raiola diventeranno sei – ci sono anche i due fratelli Donnarumma, Giacomo Bonaventura, Suso e Alessio Romagnoli – e secondo alcuni nei prossimi mesi Raiola potrebbe usare una logica «di pacchetto» per negoziare i rinnovi di alcuni contratti: su tutti quello del portiere Gianluigi Donnarumma, di gran lunga il miglior giocatore della rosa.