Petrolio misto a sabbia in una spiaggia nei pressi di Aracaju, nello stato del Sergipe, Brasile - 8 ottobre 2019 (Andre Moreira/Aracaju Municipal Press Office via AP)
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  • venerdì 1 novembre 2019

La misteriosa perdita di petrolio in Brasile

In due mesi ha contaminato circa cento spiagge, dalle quali sono state prelevate 600 tonnellate del materiale inquinante: e non si sa da dove arrivi

Petrolio misto a sabbia in una spiaggia nei pressi di Aracaju, nello stato del Sergipe, Brasile - 8 ottobre 2019 (Andre Moreira/Aracaju Municipal Press Office via AP)

Da circa due mesi lungo la costa nord-orientale del Brasile continua a depositarsi del petrolio, ma nessuno è ancora riuscito a capire da dove provenga e quali possano essere le cause. Il problema ha interessato finora nove stati delle federazione e sono state rilevate quantità consistenti di petrolio su almeno cento spiagge, comprese alcune delle più famose e visitate del Brasile. I governi locali e quello brasiliano hanno organizzato la pulizia delle coste, ma gli sforzi per risalire alla perdita sono stati completamente infruttuosi, e il petrolio continua ad arrivare a ondate contaminando diversi habitat naturali.

Le prime attività di pulizia sono state organizzate all’inizio di settembre, ma non è chiaro da quanto fosse cominciata la contaminazione. In poco meno di due mesi sono state raccolte circa 600 tonnellate di petrolio, una quantità significativa e che fa pensare a una perdita o a uno sversamento in mare di grandi proporzioni. Veterinari e ambientalisti si sono inoltre occupati della fauna, aiutando tartarughe di mare e diverse specie di uccelli a liberarsi dal petrolio e ad evitare pericolose intossicazioni.

Alcuni campioni sono stati analizzati nei laboratori della marina militare brasiliana e di Petrobras, la grande compagnia petrolifera pubblica del Brasile. Dalle analisi, il petrolio è risultato compatibile con quello estratto in Venezuela, ma questo non significa necessariamente che il Venezuela sia responsabile della contaminazione. Il governo venezuelano e l’azienda petrolifera pubblica PDVSA hanno negato qualsiasi coinvolgimento nella perdita.

Contaminazione da petrolio lungo una spiaggia dello stato del Sergipe, Brasile – 25 settembre 2019 (Sergipe State Government via AP)

Un altro studio indipendente, condotto questa volta dall’Università federale di Bahia, ha confermato la provenienza venezuelana. Le analisi sono comunque complicate dal fatto che il petrolio perde alcune delle proprie qualità rimanendo a lungo a contatto con l’acqua marina. La ricerca non è stata resa pubblica in ogni suo dettaglio, perché è stata aggiunta agli atti delle indagini sulla vicenda.

Operatori al lavoro per bonificare una spiaggia contaminata dal petrolio vicino ad Aracaju, nello stato del Sergipe, Brasile – 8 ottobre 2019 (Andre Moreira/Aracaju Municipal Press Office via AP)

A differenza del petrolio perso solitamente dalle navi che lo trasportano o in incidenti di grandi proporzioni – come la distruzione della piattaforma Deepwater Horizon nelle acque del Golfo del Messico nel 2010 – quello che raggiunge la costa del Brasile è più pesante e quindi non galleggia completamente sul pelo dell’acqua. Avendo un diverso peso specifico, non affiora e rimane poco al di sotto della superficie, rendendo molto più difficile il suo recupero e la stessa analisi del punto di provenienza, per esempio attraverso le osservazioni satellitari.

Una spiaggia nello stato del Sergipe, Brasile – 25 settembre 2019 (Sergipe State Government vi aAP)

La marina militare brasiliana e l’agenzia per la tutela dell’ambiente (IBAMA) si sono estesamente occupate delle attività di pulizia, incontrando qualche problema perché non sempre possono essere impiegati i classici sistemi per contenere le macchie di petrolio, per esempio con barriere galleggianti. Non trovandosi in superficie, il petrolio supera l’ostacolo e raggiunge ugualmente la costa. Il lavoro si è quindi concentrato lungo la costa per ripulire le spiagge contaminate.

La fonte della contaminazione continua a essere un mistero, nonostante siano passati almeno due mesi dalle prime segnalazioni. Inizialmente si era ipotizzato che la causa potesse essere il lavaggio del serbatoio di una petroliera, effettuato al largo da qualche nave di passaggio. L’ipotesi sembra essere ormai esclusa, considerate le svariate tonnellate di petrolio rimosse finora e non compatibili con il semplice lavaggio di un serbatoio.

Raccolta di campioni di petrolio da analizzare, lungo una spiaggia dello stato di Bahia, Brasile – 23 ottobre 2019 (Francisco Kelmo via AP)

Altri hanno ipotizzato che il petrolio stia fuoriuscendo da un relitto, inabissato da tempo e progressivamente corroso dall’acqua marina, fino al punto di creare una frattura nel suo serbatoio. Non ci sono però molti riferimenti o informazioni su relitti che potrebbero confermare questa teoria.

L’ipotesi al momento più condivisa è che il petrolio possa essere finito in mare durante un rifornimento da nave a nave, andato storto. A volte il contenuto di una petroliera viene trasferito nei serbatoi di un’altra nave, con un’operazione che viene eseguita al largo pompando il petrolio semplicemente attraverso alcune tubazioni. Una di queste potrebbe essersi rotta e avere disperso in mare svariate tonnellate di petrolio, prima che qualcuno se ne accorgesse e provvedesse a interrompere il trasferimento. In questo caso dovrebbero però esserci alcuni indizi: o una segnalazione da parte delle navi coinvolte o qualche traccia che si sono lasciate alle spalle, come tubazioni e altro materiale impiegato per il trasferimento.

Mentre le attività di pulizia e di controllo delle spiagge proseguono ormai da settimane, le indagini condotte dalla polizia federale del Brasile, così come dalla marina militare e dagli esperti di Petrobras vanno avanti.

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