Boris Johnson (Jessica Taylor, UK Parliament via AP)
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  • mercoledì 23 ottobre 2019

Quindi niente Brexit il 31 ottobre, sembra

È l'ipotesi più probabile dopo il voto di ieri al parlamento britannico: sui tempi, molto dipenderà dalle decisioni dall'Unione Europea e dai piani di Boris Johnson

Boris Johnson (Jessica Taylor, UK Parliament via AP)

Martedì è stata un’altra importante giornata su Brexit al parlamento britannico. Si sono tenute due votazioni che hanno prodotto l’ennesima situazione di incertezza, ma almeno è un’incertezza nuova rispetto al recente passato: come ha detto lo speaker della Camera, John Bercow, la discussione sull’accordo di Brexit si trova ora in un “limbo”, in attesa di vedere cosa deciderà di fare l’Unione Europea. L’ipotesi più probabile è che gli stati europei concedano un nuovo rinvio di Brexit, oltre la data attuale del 31 ottobre, per permettere al parlamento britannico di discutere con calma l’accordo su Brexit negoziato da Johnson.

Se dovesse essere concesso un rinvio, si aprirebbe la possibilità di nuovi scenari, per esempio quello delle elezioni anticipate.

Cosa è successo martedì in parlamento

Ieri si sono tenute due votazioni. Nella prima il parlamento ha approvato in prima lettura il “Withdrawal Agreement”, cioè la legge attuativa che permetterà l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea: il voto non era decisivo, ma è stata la prima volta che il parlamento ha votato a favore di una qualche forma di Brexit, appoggiando di fatto l’accordo di Johnson. Nella seconda votazione, avvenuta pochi minuti dopo, gli stessi parlamentari hanno respinto però la proposta del governo di esaminare e approvare la totalità dell’accordo su Brexit nel giro di tre giorni, invece che nell’arco di settimane: approvare la proposta era l’unica possibilità per il Regno Unito di uscire dall’Unione Europea nei tempi prestabiliti, cioè il 31 ottobre, cosa che Johnson aveva ribadito più volte di voler fare a qualsiasi costo.

Hanno votato a favore della legge attuativa 329 parlamentari, mentre i contrari sono stati 299: oltre ai parlamentari conservatori, hanno votato a favore anche 19 laburisti e 25 indipendenti. La proposta del governo sui voti successivi è stata invece respinta con 322 voti contro 308 (ma aveva raccolto comunque anche il sostegno di 5 laburisti e 18 indipendenti). Il DUP – il partito unionista nordirlandese – ha votato contro entrambe le misure.

Cosa ha detto Johnson

Johnson si è detto soddisfatto che la Camera abbia votato di fatto a favore dell’accordo negoziato dal suo governo, ma ha anche aggiunto che nei prossimi giorni verranno intensificati i preparativi per il “no deal“, l’uscita senza accordo. Come hanno notato diversi giornalisti che stavano seguendo il dibattito, per la prima volta Johnson non si è impegnato espressamente a far uscire il Regno Unito dall’Unione Europea entro il 31 ottobre, riconoscendo quindi l’impossibilità di imporre la volontà del suo governo sul parlamento, che chiedeva più tempo.

Johnson ha inoltre sospeso la calendarizzazione del “Withdrawal Agreement”, non ancora approvato del tutto, in attesa di sapere cosa deciderà l’Unione Europea sul rinvio di Brexit richiesto dal governo britannico il 19 ottobre: è stata una decisione inevitabile, dato che non c’erano più i tempi tecnici per completare il procedimento.

La questione del rinvio

La richiesta di rinvio di Brexit era già stata fatta dal governo britannico all’Unione Europea sabato 19 ottobre: Johnson era stato costretto a muoversi in questa maniera dal Benn Act, una legge approvata a inizio settembre dal parlamento britannico (e con la contrarietà del governo) che obbligava il governo a chiedere un rinvio di Brexit nel caso in cui entro il 19 ottobre non fosse stato approvato un accordo o non si fosse deciso di uscire dall’Unione Europea con il “no deal”. Johnson aveva espresso la sua profonda opposizione al Benn Act mandando all’Unione Europea tre lettere, di cui una non firmata in cui chiedeva formalmente il rinvio di Brexit al 31 gennaio, e un’altra firmata in cui sosteneva che un rinvio fosse la decisione sbagliata e chiedeva di ignorare la prima lettera.

Nonostante la richiesta di rinvio che gli imponeva la legge, Johnson sperava comunque di poter far approvare il suo accordo su Brexit entro il 31 ottobre. Con il voto di martedì in parlamento, però, questa opzione è diventata molto improbabile, anche se non impossibile: dipenderà da quello che deciderà l’Unione Europea.

L’Unione Europea concederà un rinvio di Brexit?

Dopo le due votazioni di martedì sera, il presidente del Consiglio Europeo, Donald Tusk, ha detto che avrebbe raccomandato ai leader europei di appoggiare un rinvio di Brexit, anche se non ha specificato quanto lungo avrebbe dovuto essere. È un punto importante: un rinvio lungo, quindi al 31 gennaio, darebbe tempo al Regno Unito di tenere elezioni anticipate o un nuovo referendum su Brexit, anche se quest’ultima ipotesi sembra poco probabile; un rinvio molto breve potrebbe aumentare la pressione sul parlamento per approvare rapidamente l’accordo negoziato da Johnson ed evitare il “no deal”.

Diversi giornalisti, tra cui Katya Adler di BBC, hanno detto che molte persone nei circoli dell’Unione Europea stanno appoggiando l’idea di accettare un rinvio al 31 gennaio, come tra l’altro chiedeva la lettera non firmata mandata da Johnson il 19 ottobre. Sembra però che si stia valutando anche l’ipotesi di una cosiddetta “flextension”, quindi un rinvio con una data di scadenza ma con la flessibilità per il Regno Unito di lasciare l’Unione Europea prima, in caso di rapida approvazione dell’accordo. Non è ancora chiaro quanto queste due opzioni siano appoggiate all’interno dell’Unione Europea: sembra per esempio che la Francia sia favorevole a concedere un rinvio tecnico di pochi giorni per permettere al parlamento britannico di votare l’accordo, ma sia contraria a un rinvio più lungo.

Nel caso in cui l’Unione Europea concedesse il rinvio al 31 gennaio, Johnson potrebbe chiedere di nuovo al parlamento di appoggiare la convocazione di elezioni anticipate (serve una maggioranza dei due terzi). Una proposta simile era stata bocciata dallo stesso parlamento a settembre, per paura che il voto sarebbe stato usato da Johnson per arrivare al “no deal”. In caso di rinvio, però, la situazione sarebbe diversa, perché ci sarebbero ancora tre mesi di tempo per trovare una soluzione su Brexit. Sembra che questa volta l’idea di elezioni anticipate sarebbe appoggiata anche dalle opposizioni, quindi dallo Scottish National Party, dai Liberaldemocratici e forse dai Laburisti.

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