Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a Sochi (AP Photo/Sergei Chirikov, Pool)
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  • martedì 22 ottobre 2019

La Russia aiuterà la Turchia a mandare via i curdi dal nordest della Siria

Lo dice un accordo negoziato ieri tra Erdoğan e Putin, che dà altri sei giorni ai curdi per lasciare le zone di confine

Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdogan a Sochi (AP Photo/Sergei Chirikov, Pool)

Martedì sera il presidente russo Vladimir Putin e il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan si sono incontrati a Sochi, in Russia, per parlare tra le altre cose della complicata situazione nel nordest della Siria, dove il 9 ottobre era iniziata l’operazione militare turca “Fonte di pace” contro i curdi siriani. L’incontro è coinciso con la fine della tregua concordata il 17 ottobre tra Stati Uniti e Turchia, che prevedeva la sospensione degli attacchi turchi per cinque giorni e allo stesso tempo il ritiro dei curdi siriani da un’ampia zona di confine tra Siria e Turchia: la tregua era stata considerata da molti una pesante sconfitta per i curdi siriani e aveva lasciato diverse questioni in sospeso.

Al termine della riunione di martedì, Putin ed Erdoğan si sono accordati per prolungare di 150 ore la tregua (sei giorni), dando altro tempo ai curdi per lasciare i territori lungo il confine con la Turchia, in una zona larga circa 30 chilometri: è il cosiddetto “corridoio di sicurezza” che Erdoğan aveva detto di volere creare come obiettivo dell’operazione “Fonte di pace”, dal quale cacciare i curdi e dove trasferire centinaia di migliaia di profughi siriani scappati in Turchia durante gli anni della guerra in Siria.

La Russia ha inoltre riconosciuto il controllo turco nella zona compresa tra Tal Abyad e Ras al Ain, dove si erano concentrati finora gli sforzi militari della Turchia nel nordest della Siria. In tutto il confine al di fuori di quest’area russi e turchi compiranno delle operazioni di pattugliamento congiunte, ad eccezione della città di Qamishli.

Un accordo tra Turchia e Russia si era reso necessario a causa della complicata situazione del nordest della Siria. Poco dopo l’intervento turco, infatti, i curdi siriani avevano deciso di rivolgersi al regime siriano di Bashar al Assad e ai suoi alleati russi per cercare protezione, a causa della decisione del governo statunitense di ritirare tutti i soldati americani da quel pezzo di Siria (il cosiddetto “tradimento” di Trump). I militari di Assad e alcuni soldati russi erano così entrati in alcune città del nordest, come Manbij. C’era quindi il rischio che forze turche e forze russe si scontrassero militarmente, un’eventualità che nessuno dei due governi voleva succedesse.

Secondo il New York Times, l’accordo tra Putin ed Erdoğan è stato soprattutto una vittoria russa, che aveva già aumentato in maniera notevole la propria influenza sfruttando il ritiro degli Stati Uniti e le decisioni confuse e contraddittorie di Trump: «Putin ne è uscito come forza dominante in Siria e una importante potenza in grado di mediare nel più ampio Medio Oriente». L’accordo è positivo anche per la Turchia, che è riuscita a raggiungere lo scopo principale della sua operazione: liberare le aree di confine dai curdi senza il rischio di scontrarsi con paesi amici come la Russia. Per il momento non è ancora chiaro cosa pensino i curdi siriani dell’accordo tra Turchia e Russia.

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