Un negozio ufficiale della NBA a Pechino. (Kevin Frayer/Getty Images)
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  • venerdì 18 ottobre 2019

Il guaio tra Cina e NBA ha fatto grossi danni

Le perdite economiche sono state «considerevoli», e l'incidente diplomatico su Hong Kong non è ancora stato risolto

Un negozio ufficiale della NBA a Pechino. (Kevin Frayer/Getty Images)

Parlando al Time 100 Summit, un evento annuale organizzato dalla rivista Time, il commissario della NBA Adam Silver ha detto che le conseguenze economiche del guaio nato tra la lega di basket nordamericana e la Cina sono state «piuttosto consistenti», e le perdite economiche sono già state «considerevoli». Sono passate ormai due settimane dall’inizio della crisi diplomatica seguita ai tweet dell’amministratore degli Houston Rockets Daryl Morey in solidarietà con le proteste di Hong Kong, dove da mesi la popolazione chiede maggiore democrazia e autonomia dalla Cina, e la NBA continua a sembrare molto incerta sul modo in cui procedere.

Le partite della pre season della NBA – il campionato estivo che precede quello vero e proprio – che si stanno giocando in questi giorni non sono trasmesse in Cina: ormai dieci giorni fa il network televisivo Tencent Sports e la tv statale CCTV, che ne detengono i diritti, avevano deciso di interromperne la trasmissione come forma di ritorsione. Proprio in quei giorni alcune squadre di NBA erano impegnate in una tournée in Cina: gli eventi promozionali dei singoli giocatori voluti dagli sponsor erano stati cancellati, erano state annullate le conferenze stampa e si era addirittura ipotizzato che le partite potessero essere cancellate.

La situazione è rimasta più o meno la stessa, anche perché la NBA non ha potuto davvero prendere le distanze dalle parole di Morey: poco dopo i suoi tweet, aveva diffuso un comunicato per dire che i tweet avevano «offeso molti amici e tifosi in Cina, il ché è spiacevole». Dopo le molte critiche per non aver difeso la libertà di espressione di Morey, oggi Silver ha sostenuto che “spiacevole” si riferiva alla reazione del governo cinese.

L’atteggiamento della NBA è quello di chi sta provando a contenere i danni di un incidente che sta già costando milioni di dollari, visto che la Cina è uno dei principali mercati esteri della lega. Ma sembra che dopo i tentennamenti iniziali, la NBA si sia resa conto di non potere isolare Morey e condannare i suoi commenti: Silver ha spiegato che il governo cinese aveva chiesto alla lega di licenziare Morey, ma ha aggiunto di aver messo in chiaro che non sarebbe successo, e che non sarebbero stati presi nemmeno provvedimenti disciplinari nei suoi confronti. «Vogliamo che sia chiaro che sosteniamo la libertà di espressione», ha detto.

Ma il guaio con la Cina non ha messo in difficoltà soltanto un’organizzazione gigantesca come la NBA: nei giorni scorsi LeBron James, il più forte, famoso e pagato giocatore di basket degli ultimi vent’anni, è a sua volta finito in un gran pasticcio quando ha detto che Morey era «malinformato o davvero poco istruito sulla situazione». James non è soltanto un giocatore di basket, bensì un impero economico che vale decine e decine di milioni di dollari all’anno: i suoi commenti sono stati interpretati come un goffo tentativo di non inimicarsi il mercato cinese, ma hanno provocato indignate reazioni negli Stati Uniti, dove James è famoso anche per il suo impegno politico, specialmente in favore dei diritti civili delle minoranze.

Secondo Shams Charania del sito sportivo The Athletic, durante un incontro privato a Shanghai James si sarebbe lamentato direttamente con Silver della situazione a cui sono sottoposti i giocatori a cui viene chiesto un commento sulla vicenda.

James non è l’unico giocatore di spicco ad aver ricevuto critiche: anche James Harden, giocatore dei Rockets tra i più forti e famosi della lega, ha preso le distanze dalle parole di Morey, ricevendo a sua volta molte critiche. E Steve Kerr, allenatore dei Golden State Warriors noto per essersi espresso spesso contro il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, ha evitato a rispondere a una domanda sul tema, provocando estesa indignazione.

«Sentivo che avevamo fatto grandi progressi in termini di costruire scambi culturali con la popolazione cinese, e ho paura che la maggior parte siano andati perduti. E non sono nemmeno sicuro di cosa succederà adesso» ha detto Silver. Molte grandi società cinesi hanno confermato la sospensione dei rapporti con i Rockets, una squadra che per via del suo ex giocatore cinese Yao Ming è tra le più popolari in assoluto in Cina.

Silver ha provato a insistere sul tema della libertà di espressione citando un lungo post su Facebook pubblicato da Joe Tsai, co-fondatore del sito di e-commerce AliBaba che da poche settimane è il nuovo proprietario della squadra di NBA dei Brooklyn Nets. Tsai, nato a Taiwan, ha criticato Morey definendo i manifestanti di Hong Kong dei «separatisti»: Silver ha detto che le sue considerazioni hanno offerto «la prospettiva cinese» ed erano esattamente quello che intendeva parlando di libertà di espressione.

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