(AP Photo/File)
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  • mercoledì 18 settembre 2019

La storia vera di Charles Manson e Sharon Tate

L'articolo che vorrete leggere subito dopo aver visto "C’era una volta…a Hollywood", il nuovo film di Quentin Tarantino

(AP Photo/File)

C’era una volta…a Hollywood, il nuovo e nono film di Quentin Tarantino, è finalmente arrivato in Italia. Già in passato Tarantino aveva trattato storie vere nei suoi film, parlando di Adolf Hitler o di schiavitù, ma in C’era una volta…a Hollywood lo fa in modo più diretto: con luoghi, persone e eventi reali. Tra le altre cose, infatti, il film parla di Charles Manson, della sua setta – la “Famiglia” – e dell’omicidio dell’attrice Sharon Tate e di alcuni suoi amici, che Manson ordinò di commettere nell’agosto 1969. Da qui in poi si parla delle storie vere di Manson e Tate, come se il film non esistesse. Si può leggere anche prima, quindi, ma magari preferite farlo dopo, per non arrivare al cinema sapendo troppe cose.

Charles Manson
Era nato il 12 novembre 1934 a Cincinnati, in Ohio, figlio di un uomo che se n’era andato subito dopo aver saputo che sarebbe diventato padre e di una ragazza di 16 anni. La madre, Kathleen Maddox, ebbe una vita difficile, tra relazioni occasionali, lavori saltuari, furti e altri crimini; Manson raccontò in seguito che, tra le altre cose, la madre si prostituiva. Il giovane Charles Manson ebbe una vita complicata fin da subito: si faceva notare per una predisposizione all’inganno e alla manipolazione, e per degli intensi scatti d’ira. Da adolescente iniziò a compiere i primi furti e a 13 anni fu arrestato per la prima volta. Entrò e uscì più volte dal carcere e nel 1967, quando a poco più di trent’anni fu rilasciato per l’ultima volta, aveva passato più tempo in carcere (o in riformatorio) che in libertà.

Negli anni di carcere, Manson – piccolo e debole – subì violenze e stupri, e poi iniziò a compierne lui stesso. In quegli anni ebbe anche modo di imparare tecniche di vendita, manipolazione e persuasione, studiò le religioni e entrò in contatto con adepti di Scientology, la setta fondata dallo scrittore di fantascienza Ron Hubbard, accusata di praticare il “lavaggio del cervello”. Uscito dal carcere nella primavera del 1967, iniziò ad adescare ragazze in difficoltà, farci sesso e poi convincerle a unirsi al suo gruppo, che col tempo divenne una vera e propria setta.

In La vita e il tempo di Charles Manson, il giornalista Jeff Guinn ha scritto che Manson fu rilasciato nel posto e nel luogo giusti per raggiungere i suoi fini. Altrove e in un altro periodo storico sarebbe probabilmente diventato solo un criminale o un “protettore” di prostitute. Ma nella San Francisco di fine anni Sessanta stava per cominciare la “Summer of Love”, l’estate dell’amore, che tra le tante ottime cose che generò, causò anche alcuni problemi. Le strade di San Francisco si riempirono infatti di ragazzi e ragazze, a volte adolescenti, scappati di casa, spesso spaesati e in molti casi senza una dimora o dei soldi da spendere. Manson – naturalmente portato alla persuasione – sfruttò le tecniche imparate in carcere per spacciarsi come guru, santone o addirittura profeta, e attorno a lui c’erano le prede ideali. Partendo dalle premesse dell’amore libero, Manson si creò quello che è stato definito un harem (di cui però facevano parte anche alcuni maschi, inizialmente adescati dalle ragazze in precedenza adescate da Manson). Diversi resoconti di quegli anni raccontano che Manson arrivò ad avere un potere quasi assoluto su chi lo seguiva: secondo la maggior parte delle stime, qualche decina di adepti, con persone che andavano e venivano, girando attorno a un nucleo più stabile.

La Famiglia
Nell’autunno del 1967 Manson e seguaci si trasferirono da San Francisco a Los Angeles, dove finirono per stabilirsi fuori città, nello Spahn Movie Ranch: un posto dall’ambientazione western, che negli anni Quaranta era stato set di alcuni film western, compreso uno di Howard Hughes, e negli anni dopo la Seconda guerra mondiale era stato usato per film e serie tv più scarsi, per poi finire semiabbandonato negli anni Sessanta. Il ranch era di proprietà di George Spahn, un uomo anziano, malato e cieco che fu convinto da Manson a far vivere lì la Famiglia (anche in cambio di alcune prestazioni sessuali da parte di almeno una delle componenti).

Lo Spahn movie ranch nel dicembre 1969
(AP Photo)

Al ranch, Manson organizzò la vita della Famiglia: la mattina le donne andavano in città a mendicare e cercare cibo, il pomeriggio c’erano sessioni di LSD che spesso diventavano orgie nelle quali Manson vaneggiava riguardo all’essere la reincarnazione di Gesù Cristo, con una non meglio definita missione salvifica. Non c’era egualitarismo: c’era un capo assoluto e misogino e delle persone che obbedivano a ogni suo ordine.

Manson, tra l’altro, sognava di diventare un musicista e già negli anni del carcere aveva sviluppato una smodata passione per i Beatles, che finì per definire “i quattro Angeli inviati da Dio ad annunciare l’Apocalisse”, un’Apocalisse da cui lui avrebbe salvato la Famiglia. Manson spiegò ai suoi seguaci di aver colto in alcuni testi delle canzoni dei Beatles dei messaggi subliminali e, molto in breve, la sua teoria era questa: i neri stavano per sterminare i bianchi, in una gigantesca rivolta razziale che lui chiamò “Helter Skelter”, dal titolo della canzone più violenta e innovativa scritta dai Beatles in quegli anni. Durante Helter Skelter la Famiglia si sarebbe dovuta nascondere in un “pozzo senza fondo” nel deserto del Nevada. Dopo Helter Skelter sarebbe uscita dal pozzo e, agli ordini di Manson, avrebbe guidato una nuova civiltà, perché nei suoi vaneggiamenti i neri avrebbero vinto lo scontro, ma non erano in grado di guidare una nuova civiltà.

Charles Manson nel 1970 (AP Photo/George Brich)

Ma, dicevamo, Manson sognava di fare il musicista (ed esistono anche delle sue canzoni). Negli anni della Famiglia ci provò in vari modi: usando anche le sue seguaci per convincere produttori a fargli dei provini. Tra i produttori che l’avevano ascoltato – senza però aver fatto prima sesso con le ragazze della Famiglia – c’era l’influente Terry Melcher, figlio dell’attrice Doris Day. Melcher, che viveva a Beverly Hills, al numero 10050 di Cielo Drive, fece capire a Manson che non era fatto per la musica. Fu probabilmente la stroncatura definitiva, per Manson.

Intanto la Famiglia viveva male e di stenti e Manson finì per indebitarsi con alcuni spacciatori. Uno lo uccise insieme a un suo seguace, un altro lo sequestrò e lo fece uccidere al ranch. Manson ordinò di spostare il cadavere e provò a far credere che a commettere l’omicidio fossero state le Pantere Nere, o comunque non la Famiglia. Uno dei membri della Famiglia fu però arrestato e sembra che Manson decise, per scagionarlo (e evitare che lui confessasse, accusando quindi anche lui) di ordinare altri omicidi con simili modalità, così che la polizia pensasse di aver arrestato la persona sbagliata. Decise che gli omicidi si sarebbero dovuti compiere “nel modo più brutale possibile”, nella notte tra l’8 e il 9 agosto, al 10050 di Cielo Drive.

Sharon Tate
Da febbraio, però, al 10050 di Cielo Drive non viveva più Melcher. È un fatto di cui Manson era a conoscenza, ed è stato anche raccontato che fece un sopralluogo quando già Melcher se n’era andato. La casa era stata presa dal regista polacco Roman Polanski, celebratissimo per aver diretto Rosemary’s Baby e da sua moglie, l’attrice Sharon Tate: un regista famoso e molto in voga e una giovane, bella e promettente attrice: una coppia innamorata, molto nota, ammirata e mondana, parte dell’élite della nuova Hollywood.

Sharon Tate e Roman Polanski, nell’aprile 1969
(Dove/Daily Express/Hulton Archive/Getty Images)

Tate era nata a Dallas, in Texas, nel 1943: da bambina aveva cambiato più volte casa con la famiglia, passando tra l’altro diverso tempo anche in Italia. Tate aveva vinto diversi concorsi di bellezza e aveva cominciato a recitare a vent’anni: piccole parti qua e là, prima in tv e poi al cinema, dove recitò in Per favore, non mordermi sul collo! (dove conobbe Polanski) La valle delle bambole, Piano, piano non t’agitare!Missione compiuta stop. Bacioni Matt Helm, una commedia d’azione con Dean Martin, il cui titolo originale è The Wrecking Crew. Tate e Polanski si sposarono nel 1968 e Tate rimase incinta del loro primo figlio.

Nell’agosto del 1968 Tate, all’ottavo mese di gravidanza, era al 10050 Cielo Drive mentre Polanski era in Europa a girare un film: sarebbe dovuto tornare il 15 di quel mese. Per non lasciare sola la moglie incinta, Polanski si era però assicurato che un gruppo di amici le facesse compagnia e si prendesse cura di lei. Tra loro c’erano Jay Sebring, noto e rivoluzionario parrucchiere di Hollywood ed ex fidanzato di Tate, che andava d’accordissimo con Polanski; e poi Wojciech Frykowski e Abigail Folger: un amico polacco di Polanski e della sua fidanzata. L’8 agosto 1969 Tate, Sebring, Frykowski e Folger andarono a cena al ristorante messicano El Coyote e poi tornarono tutti insieme a casa.

Il 9 agosto 1969
Nella notte tra l’8 e il 9 agosto, poco dopo la mezzanotte, quattro membri della Famiglia – un uomo e tre donne – andarono nella vecchia casa di Melcher. Per prima cosa uccisero con quattro colpi di pistola Steven Parent, un ragazzo di 18 anni che si trovava da quelle parti più o meno per caso. Poi – secondo i racconti dei membri della Famiglia e i resoconti della polizia che arrivò sul posto la mattina del 9 agosto – entrarono nella villa, legarono e minacciarono i quattro occupanti, e poi li uccisero. Prima Sebring, sparandogli; poi Frykowski, che era quasi riuscito a liberarsi; dopo di lui Folger, a coltellate; e infine Tate, con 16 coltellate. Una degli assassini usò il suo sangue per scrivere “Pig” su una porta, come nell’omicidio dello spacciatore per cui Manson voleva che fossero sospettate le Pantere Nere.

Dopo quella notte
Il giorno dopo, quando la polizia trovò i corpi e il mondo iniziò a parlare di quegli omicidi, Manson ordinò un altro omicidio, che fu eseguito. Alcuni membri della famiglia uccisero Leno e Rosemary Labianca, una coppia benestante di mezza età, in nessun modo famosa o rappresentativa di qualcosa di particolare. Con il loro sangue, i membri della famiglia scrissero “Healter Skelter” sulla porta del frigorifero, sbagliando lo spelling della prima parola.

Nei giorni seguenti almeno altre due persone furono uccise dalla Famiglia e l’unico uomo che faceva parte dei quattro assassini di Cielo Drive si inventò, parlando con Manson, che la madre gli aveva fatto sapere che era ricercato dall’FBI. Manson aveva ormai perso il controllo della situazione – sempre che mai l’avesse avuto – e di alcuni membri della Famiglia, che disertarono. Con quelli rimasti andò nel Nevada, cercando quel pozzo senza fondo che evidentemente non c’era. Prima però pare che sia Manson che alcuni membri della Famiglia si fossero vantati con altri per aver commesso quegli omicidi.

Quella ventina di persone nel deserto attirò l’attenzione e furono arrestate per furto d’auto e vandalismo, compreso Manson che si era nascosto in un piccolo armadietto, così piccolo che durante la prima perquisizione nessuno aveva pensato che qualcuno potesse rifugiarsi lì dentro. A tradirlo fu una ciocca dei suoi lunghi capelli rimasta chiusa fuori dallo sportello. Nel giugno 1970 iniziò un seguitissimo processo al termine del quale Manson e altri quattro membri della Famiglia furono condannati a morte per 29 differenti capi di accusa. A chiarire i fatti di Cielo Drive contribuì una delle assassine di quella notte, che ne parlò con alcune compagne di cella, che poi riferirono la cosa alla polizia. L’anno successivo la pena fu convertita in ergastolo, perché nel frattempo la pena di morte era stata momentaneamente abolita in California.

Alcuni membri della Famiglia continuarono a vedere in Manson una sorta di profeta e qualcuno fece anche sconclusionati piani per liberarlo. Una di loro nel 1975 tentò un attentato al presidente Gerald Ford (voleva farlo a Richard Nixon, ma mentre lo pianificava era cambiato presidente). In alcuni anni la Famiglia smise di esistere, mentre Manson ha continuato a essere un personaggio raccontato – anche da un articolo del Post, scritto da Davide De Luca – e costantemente presente nella cultura popolare americana e mondiale. Marilyn Manson, il cantante, ha detto di aver scelto di chiamarsi così per unire le figure di Marilyn Monroe e Charles Manson, secondo lui le due figure più iconiche degli anni Sessanta. La casa al 10050 di Cielo Drive fu demolita nel 1994. Charles Manson morì in carcere, a 83 anni, il 19 novembre 2017.

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