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  • lunedì 20 Novembre 2017

È morto Charles Manson

Era in carcere dal 1969, quando era leader di una setta responsabile di omicidi e stragi in California

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Charles Manson è morto a 83 anni in carcere, dove stava scontando l’ergastolo. È stato il leader di una setta chiamata “Famiglia”, responsabile di omicidi e stragi in California nel 1969; nel 1971 fu condannato alla pena di morte. La sua pena fu commutata in ergastolo un anno dopo, quando la Corte Suprema della California abolì la pena di morte (poi restaurata nel 1978).

Nel 1969 Charles Manson era un 32enne originario di Cincinnati, nell’Ohio, ed era già stato in carcere per alcuni anni per reati come furto d’auto e sfruttamento della prostituzione. Manson si era trasferito in California, dove aveva attirato intorno a sé alcuni ragazzi e ragazze affascinati dal suo carisma, dalle sue canzoni – suonava la chitarra – e dalle sue conoscenze in materia di esoterismo. Ne era nato un gruppo, i cui membri avevano già compiuto furti e altri reati minori: sotto l’influenza di Manson, la “Famiglia” progettò nella prima settimana di agosto del 1969 una serie di omicidi a Los Angeles.

Manson ordinò a quattro membri del gruppo – Charles “Tex” Watson, Susan Atkins, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian – di compiere i primi omicidi in una villa che si trovava al 10050 Cielo Drive, nella zona nord di Beverly Hills. La villa apparteneva a Rudolph Altobelli, talent manager dell’industria discografica e cinematografica, ma in quel periodo era occupata da Terry Melcher, un produttore discografico che Manson aveva conosciuto alcuni mesi prima, e che aveva rifiutato di aiutarlo a ottenere un contratto. In seguito si disse che Manson ordinò ai quattro membri del gruppo di uccidere “il più cruentemente possibile” chiunque avessero trovato in casa.

Per la violenza, imprevedibilità e atrocità di quel massacro, e a causa della popolarità delle persone coinvolte nella vicenda, quello che accadde quella notte divenne in poche ore – negli Stati Uniti e nel mondo – una delle storie criminali più brutte e note dei precedenti cinquant’anni, trasformando Charles Manson nel più noto simbolo del male della storia americana. Tra le persone uccise ci fu l’attrice Sharon Tate, che aveva 26 anni ed era all’ottavo mese di gravidanza. Suo marito era il noto regista polacco Roman Polanski.

La notte seguente la strage, il gruppo di Manson, accompagnato dallo stesso Manson, uccise altre due persone – Leno LaBianca e sua moglie Rosemary – in una casa nel quartiere di Los Feliz, a Los Angeles. Stavolta gli assassini scrissero sul frigorifero di casa dei LaBianca la scritta “Helter Skelter”, un riferimento a una canzone dei Beatles su cui Manson si era fissato da tempo, dicendo ai suoi che conteneva un messaggio in codice rivolto al gruppo.

L’1 dicembre la polizia di Los Angeles annunciò l’arresto di Tex Watson, Patricia Krenwinkel e Linda Kasabian in relazione agli omicidi nella casa in cui viveva Sharon Tate. Sette giorni più tardi anche Manson – già in carcere per altri reati – fu accusato insieme al suo gruppo di omicidio di primo grado per il caso Tate-LaBianca, e poi per altri omicidi avvenuti nell’agosto precedente. Tutti i membri del gruppo accusati di omicidio per il caso Tate-LaBianca furono condannati a morte nel marzo 1971, ma la pena fu commutata in ergastolo dopo che nel 1972 la Corte Suprema dello stato della California aveva abolito la pena di morte.

Il caso Sharon Tate