Nauwigewauk, New Brunswick, 26 aprile 2019 (Stephen MacGillivray/The Canadian Press via AP)
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  • mercoledì 11 settembre 2019

L’approccio del Canada con chi ha perso la casa per via delle alluvioni

Invece di finanziare la ricostruzione delle case distrutte o danneggiate – magari per l'ennesima volta – spinge le persone a trasferirsi altrove

Nauwigewauk, New Brunswick, 26 aprile 2019 (Stephen MacGillivray/The Canadian Press via AP)

Il New York Times ha raccontato come il Canada, paese ciclicamente colpito dalle alluvioni, stia sperimentando una nuova politica: non finanziare la ricostruzione delle case distrutte o danneggiate, anche per l’aumento dei costi dovuto alle conseguenze dei cambiamenti climatici, ma spingere le persone a trasferirsi in zone meno a rischio. Lo scorso aprile il primo ministro del Québec, François Legault, assicurando che il suo governo aveva imparato la lezione dalle alluvioni dell’anno precedente, aveva dichiarato: «Non vogliamo che i contribuenti paghino per le inondazioni, ma dobbiamo essere chiari e, se necessario, costringeremo le persone che vivono nelle zone a rischio a trasferirsi altrove».

Jason Thistlethwaite, docente all’Università dell’Ontario, ha spiegato che l’obiettivo di questa nuova strategia è mettere in discussione il principio stesso della ricostruzione vicino alle zone a rischio di alluvione, obbligando di fatto «le persone a prendere delle decisioni migliori». A Gatineau, città del Québec sul fiume Ottawa che è stata colpita da due gravi recenti inondazioni, i residenti sono in attesa che i funzionari locali li informino se i danni causati dall’alluvione dello scorso aprile abbiano superato il 50 per cento del valore delle loro case. A coloro che riceveranno quell’avviso verranno offerti dei soldi e verrà imposto il trasferimento. Una donna intervistata dal New York Times, dopo aver saputo che il governo la costringerà ad andarsene, ha detto: «Ne sono felice. Non voglio rivivere tutto questo».

È un approccio molto diverso da quello adottato dagli Stati Uniti. La scorsa settimana, l’uragano Dorian, dopo aver colpito le Bahamas, ha lambito le coste occidentali degli Stati Uniti e il North Carolina: è il terzo uragano che arriva in quelle zone negli ultimi quattro anni. Molte delle zone inondate negli ultimi giorni, come Ocracoke Island, erano state interessate anche da una delle tempeste precedenti: le case erano state ricostruite e ora sono state danneggiate di nuovo. Negli Stati Uniti, secondo i dati ufficiali, ci sono 36.774 case e altri edifici che il governo definisce “severe repetitive loss properties”, cioè che sono state allagate e ricostruite almeno due volte (cinque, in media). Quasi 10 mila di queste si trovano in North Carolina.

David Foster, portavoce di una associazione canadese di costruttori, si è detto favorevole alla nuova strategia del governo, che definisce difficile ma saggia: «Quello che tutti vorrebbero è che il problema non esistesse. Ma esiste». L’esperimento canadese è iniziato nell’estate del 2013, quando le inondazioni nell’Alberta meridionale causarono più di 7,5 miliardi di danni in dollari canadesi. Fu il disastro più costoso della storia del paese. Il bilancio fu particolarmente grave a High River, una città di circa 14 mila abitanti, dove le alluvioni colpirono l’80 per cento delle case. Invece di pagare per ricostruirle tutte, i funzionari decisero di emettere delle acquisizioni obbligatorie per due quartieri particolarmente esposti. Craig Snodgrass, sindaco di High River, sostenne il progetto dicendo però che fu molto difficile farlo comprendere ai residenti.

Nel 2015 il Canada ha iniziato questa pratica rendendo più complicato ottenere a livello locale denaro federale a seguito di catastrofi naturali. L’anno dopo la Columbia Britannica ha stabilito che le persone colpite dalle alluvioni e senza un’assicurazione privata specifica non avrebbero avuto accesso agli aiuti del governo. Quest’anno il governo federale ha detto che se le persone ricostruiscono deliberatamente nelle zone pericolose, a un certo punto «dovranno assumersi le loro responsabilità». Le decisioni più radicali le ha prese comunque il Québec. Dal 2005 la provincia ha vietato la costruzione di nuove case o la ricostruzione di quelle danneggiate dalle inondazioni nelle aree a rischio. Dopo le gravi alluvioni dello scorso aprile, il governo ha ampliato questa zona includendo qualsiasi area inondata nel 2017 o nel 2019. Ha anche stabilito che all’interno di questa zona le case danneggiate per almeno la metà del loro valore dovranno essere abbandonate. Il Québec ha infine limitato gli aiuti in caso di calamità, e non solo all’interno della zona a rischio. I proprietari degli immobili allagati potranno scegliere: o vendere al governo la loro casa (per al massimo 250 mila dollari) oppure ottenere per l’ultima volta un finanziamento e ricostruirla, perdendo però la possibilità di qualsiasi ulteriore e futura assistenza.

Questo approccio è comunque complicato, perché molte persone non vogliono trasferirsi o non trovano giusto che l’indennizzo del governo non corrisponda al valore di mercato della loro casa distrutta. Il sindaco di Gatineau, Maxime Pedneaud-Jobin, ha spiegato al New York Times che la soluzione migliore sarebbe determinare quali parti della città possono essere protette dalle inondazioni e costruire, di conseguenza, le infrastrutture necessarie. Le case che non possono essere protette, invece, dovrebbero essere acquistate al loro valore di mercato e dovrebbe essere reso obbligatorio il trasferimento di chi le abita: «Dobbiamo andare fino in fondo. Se chiedi alle persone di andarsene, paghi i soldi che devono essere pagati. E le costringi».

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