Romelu Lukaku guarda il pubblico della Sardegna Arena dopo il rigore segnato (LaPresse/Tocco Alessandro)
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  • lunedì 2 settembre 2019

I cori razzisti durante Cagliari-Inter

Contro il centravanti dell'Inter Romelu Lukaku, questa volta: ma lo stesso era successo l'anno scorso, quello prima ancora, tre anni fa e così via

Romelu Lukaku guarda il pubblico della Sardegna Arena dopo il rigore segnato (LaPresse/Tocco Alessandro)

Durante la partita della seconda giornata di Serie A tra Cagliari e Inter, giocata domenica sera in Sardegna e vinta 2-1 dall’Inter, il pubblico di Cagliari ha rivolto ancora una volta cori razzisti a un giocatore avversario, il centravanti belga di origini congolesi Romelu Lukaku. Gli spettatori di una delle due curve dello stadio hanno accompagnato con versi da scimmia il rigore che Lukaku ha segnato a un quarto d’ora dalla fine e che è valso la vittoria dell’Inter. I cori si sentono chiaramente in diversi video che stanno circolando online da domenica sera.

Il giorno dopo la partita, Lukaku ha condiviso su Instagram un messaggio sui fatti di Cagliari. Ha scritto: «Molti giocatori nell’ultimo mese hanno ricevuto insulti razzisti. A me è successo ieri. Il calcio è un gioco di tutti e non dovremmo accettare nessuna forma di discriminazione che possa far vergognare il nostro gioco. Spero che le federazioni calcistiche di tutto il mondo reagiscano fermamente a tutti i casi di discriminazione. Anche i social network, così come i club, devono trovare il modo di gestire meglio le loro piattaforme, dato che i commenti razzisti sono ovunque. Lo stiamo dicendo da anni e ancora nessuna azione. È il 2019 e invece di andare avanti regrediamo. Credo che come giocatori dovremmo unirci e prendere una posizione forte su questi temi per tenere il calcio pulito e aperto a tutti».

L’anno scorso fu Moise Kean della Juventus a ricevere insulti razzisti dal pubblico di Cagliari, che poi sfidò apertamente dopo un gol segnato. In quell’occasione il presidente del Cagliari, Tommaso Giulini, disse di non aver sentito nulla dalla tribuna dello stadio, ritenne una provocazione l’esultanza di Kean e giudicò l’accaduto come una polemica strumentalizzata dai media. I casi di razzismo legati al pubblico di Cagliari, tuttavia, sono numerosi. Fra i più noti si ricordano quelli che coinvolsero il centrocampista maliano Mohamed Sissoko nel 2009, il camerunense Samuel Eto’o l’anno seguente, il ghanese Sulley Muntari nel 2017 e il francese Blaise Matuidi due anni fa.

Milan Skriniar fa cenno ai tifosi del Cagliari di stare zitti mentre insultano Lukaku (LaPresse/Tocco Alessandro

Il regolamento della FIGC prevede che in caso di cori razzisti e discriminatori l’arbitro possa sospendere la partita una prima volta per qualche minuto e successivamente interromperla, se i cori dovessero continuare. Alla seconda sospensione le squadre devono lasciare il campo e possono rientrarci solo su decisione favorevole del responsabile dell’ordine pubblico.

Domenica sera a Cagliari — come l’anno scorso — l’arbitro non ha né interrotto l’incontro né segnalato cori razzisti nel suo referto di gara. Questo accade spesso quando i cori non sono abbastanza forti da essere sentiti in mezzo al campo, dove i suoni risultano più ovattati. I numerosi video girati sugli spalti, tuttavia, tolgono ogni dubbio e mettono ancora una volta in discussione il regolamento federale. Il fatto che l’arbitro non abbia segnalato nulla, non impedirà al giudice sportivo di valutare il caso ed eventualmente stabilire sanzioni per tifosi e società, come già successo al Cagliari e più di recente lo scorso inverno per i fatti di Inter-Napoli.

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