Tiger Woods durante il round finale del TOUR Championship di Atlanta, in Georgia (Getty Images)
  • Sport
  • sabato 17 Agosto 2019

A causa degli smartphone, ora nel golf si urla

Perché gli spettatori hanno le mani occupate e non riescono più ad applaudire: non tutti i giocatori sono contenti, ma fa molto bene alla disciplina

Tiger Woods durante il round finale del TOUR Championship di Atlanta, in Georgia (Getty Images)

Gli sport professionistici si evolvono continuamente e attirano costantemente nuovi appassionati: vale anche per il golf, uno sport che per molto tempo è rimasto confinato in pochi paesi, soprattutto anglosassoni, e fra un ristretto numero di praticanti. Anche grazie all’interesse suscitato da campioni molto popolari come Tiger Woods, in questi anni giocare a golf è diventato più semplice e alla portata di tutti rispetto al passato: i tornei sono più facili da seguire, tra stampa, Internet e televisione, e il golf è diventato anche uno sport olimpico.

La disciplina conserva tuttavia alcuni retaggi delle sue origini ricche ed esclusive. Fino a un paio di anni fa, per esempio, agli spettatori era vietato l’uso degli smartphone a bordo campo durante i tornei più importanti, pare per una questione di educazione e rispetto nei confronti dei partecipanti.

Di recente —– come ha raccontato il Washington Post – anche i grandi tornei hanno iniziato a consentire l’uso degli smartphone agli spettatori, a patto che i dispositivi siano silenziosi. E così, negli ultimi anni anche il modo di guardare il golf dal vivo è cambiato. Ai migliori colpi di Tiger Woods, Phil Mickelson, Brooks Koepka o dell’italiano Francesco Molinari, gli spettatori non reagiscono più con gli applausi, perché hanno le mani occupate con smartphone o altri dispositivi: l’unico modo per esultare o incoraggiare i partecipanti è la voce. Di recente proprio Woods ha raccontato di come noti le urla molto più che in passato, a discapito dei tradizionali applausi più composti.

Gli spettatori con gli smartphone danno sinceramente fastidio a diversi giocatori professionisti, soprattutto nei momenti più delicati. Nel corso dell’ultima Ryder Cup, lo statunitense Jordan Spieth chiese per esempio al pubblico se avesse potuto evitare di riprendere un suo colpo dopo essere finito fuori dal tracciato. Lo scorso maggio invece il sudcoreano Kevin Na, momentaneamente in testa al torneo di Forth Worth, bloccò un colpo quando sentì il rumore del flash di uno smartphone, poi si girò e chiese di fare silenzio. Il silenzio, per i golfisti come per i tennisti, è estremamente importante quando ci si trova in momenti concitati e bisogna trovare la concentrazione mentre si è circondanti da pressioni e centinaia di spettatori.

Al Masters di Augusta, uno dei tornei più ricchi e prestigiosi, gli smartphone sono ancora vietati. I professionisti si stanno tuttavia abituando alla loro diffusione sui campi di mezzo mondo, anche perché questo comporta una maggiore esposizione del golf in televisione e soprattutto nei social network e nel resto di internet. Se seguire un torneo in televisione può risultare ancora poco entusiasmante per la maggior parte del tempo, tanti piccoli episodi ripresi dagli spettatori a bordo campo, e un tempo ignorati, ora si diffondono più facilmente, facendo arrivare il golf sotto gli occhi di nuovi potenziali appassionati.