Instagram vuole fare pace con i creatori di meme

Dopo aver eliminato centinaia di account da milioni di follower perché non rispettavano le norme sui diritti d'autore, ora vuole provare a collaborare con loro

Uno screenshot della pagina Instagram di IG Meme Union Local 69-420

Il 26 luglio Instagram ha chiuso senza preavviso 142 account con un totale di diversi milioni di follower, ignorando le obiezioni dei proprietari, alcuni dei quali hanno perso centinaia di migliaia di dollari di futuri guadagni legati a quegli account. E non è stata la prima volta: già lo scorso Natale, Instagram aveva deciso di eliminare centinaia di account e altre volte in precedenza era successa la stessa cosa. Queste purghe periodiche sono la soluzione che Instagram ha trovato per risolvere il suo problema con tutti quegli account il cui business si basa sulla pubblicazione dei cosiddetti “meme”, contenuti che spesso non rispettano le norme sui diritti d’autore imposte dalla piattaforma, ma che muovono ogni giorno milioni di utenti e che hanno intorno un enorme giro di affari.

I meme sono contenuti digitali che diventano rapidamente virali su internet raggiungendo in pochissimo tempo un larghissimo numero di persone. È difficile spiegare perché attraggono l’attenzione delle persone: in parte è perché sono immediati e fanno leva su argomenti da cui tutti si sentono coinvolti, in parte è un mistero. Spesso sono immagini accompagnate da parole, a volte GIF, a volte video, a volte immagini prese da altri social network, da giornali, da film o da serie tv.


Questo è uno dei più abusati meme degli ultimi anni, finito su una pagina del New York Times

Soprattutto negli Stati Uniti, alcuni account che pubblicano meme sono cresciuti fino a diventare società che vendono il proprio traffico e il coinvolgimento dei follower ad aziende disposte a pagare anche diverse migliaia di dollari per diffondere contenuti pubblicitari. È il caso di Daquan The Fat Jewish e Fuck Jerry, per citare solo i più famosi (tutti da più di 10 milioni di follower). Spesso dietro questi account di successo ci sono adolescenti che hanno cominciato a pubblicare meme in modo amatoriale e ne hanno poi fatto un lavoro. Alcuni di loro, che hanno account con diversi milioni di follower, sono tra quelli che hanno perso di più il 26 luglio, quando Instagram ha cancellato i loro account.

Il problema è che molto spesso questi contenuti violano le norme di Instagram secondo le quali gli utenti possono pubblicare solo foto e immagini fatte da loro o di cui possiedono i diritti d’autore. Anche se molti memer (come si definiscono i creatori di meme) negano di violare le norme di Instagram, i contenuti che pubblicano non sono quasi mai contenuti originali, ma una selezione o una “composizione” di contenuti presi dal web. Un esempio è quello dei tweet che vengono catturati come immagini e ripubblicati dagli account di meme senza che chi li ha scritti venga avvisato; ma lo stesso accade con le immagini prese da film e serie tv o con meme come quello poi finito sul New York Times, che si basa su una foto presa da un sito di immagini di stock.

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Se si considera la quantità di contenuti che queste pagine postano ogni giorno, appare chiaro che la provenienza di ciascuna non possa essere stata verificata. Tuttavia, per anni questi account hanno portato traffico alla piattaforma, producendo guadagni per i loro autori ma permettendo anche a Instagram stessa di crescere grazie al loro successo. E, salvo intervenire a un certo punto, per molto tempo Instagram non aveva fatto niente per fermare la diffusione di meme che violavano le sue regole.

Anche per questa ragione, le recenti e improvvise cancellazioni di account da parte di Instagram hanno creato molto malcontento tra i loro gestori. Già dopo le cancellazioni di Natale, alcuni di loro si erano mobilitati con 11 petizioni su Change.org e ad aprile avevano fondato la IG Meme Union Local 69-420, una specie di sindacato dei memer nato per protestare contro lo scarso riconoscimento della piattaforma che ospita il loro lavoro e la difficoltà a comunicare con qualcuno che la rappresenti. Alle richieste di chiarimento, Instagram aveva sempre risposto in modo vago, dicendo genericamente che gli account erano stati cancellati per la violazione delle sue regole e rifiutandosi di prendere in considerazione le argomentazioni di chi sosteneva di non aver violato nessuna regola.

Martedì per la prima volta Instagram ha fatto sapere di essere al corrente del problema, rivelando all’Altantic di voler assumere persona che si occupi della relazione con i creatori di meme e di tutti i “digital-publishers”, quelli che pubblicano contenuti su Instagram per lavoro, diciamo. Secondo l’Atlantic, l’inserimento di questa nuova figura è un tentativo di placare la comunità dei creatori di meme, i cui contenuti, a giudicare dalle statistiche di Instagram, sono sette volte più condivisi rispetto agli altri contenuti e sono tra le prime fonti di informazione per gli utenti più giovani.

L’Atlantic ha intervistato Charles Porch, che a Instagram si occupa delle partnership creative, il quale ha spiegato come la nuova figura si occuperà non solo degli account già affermati, ma anche di quelli che verranno in futuro e che secondo Instagram saranno essenziali per il successo della piattaforma. Ad aprile, anche Facebook — che con gli utenti giovani ha problemi anche più gravi — aveva modificato l’interfaccia di sito e app proprio per facilitare la fruizione dei meme che circolano sui gruppi privati, il principale motivo che tiene ancora gli utenti più giovani sulla piattaforma.

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