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  • mercoledì 15 febbraio 2017

Fenomenologia di meme famosi

Storie su alcuni dei meme più famosi o rilevanti degli ultimi anni: a partire dalla vecchia discussione su cos'è, un meme

Un meme, scrive la Treccani, è «il singolo elemento di una cultura o di un sistema di comportamento, replicabile e trasmissibile per imitazione da un individuo a un altro o da uno strumento di comunicazione ed espressione a un altro». Sono gesti, modi di fare e di dire, atteggiamenti, abitudini che qualcuno ha e qualcun altro copia e rielabora, spesso in modo inconscio. Il libro per saperne di più è Il gene egoista, un saggio degli anni Settanta del biologo inglese Richard Dawkins. I meme digitali sono invece tutti quei contenuti (spesso immagini accompagnate da parole, a volte GIF, a volte video, altre volte cose più mescolate e frastagliate) che diventano improvvisamente virali: nel senso che si diffondono tantissimo e molto in fretta, online, senza che nessuno capisca quasi mai come e perché.

Molto più in generale un meme è, su Internet, ogni cosa che la prima volta che vi vedete passare davanti probabilmente non capite o non ci fate caso, e poi notate che qualcosa di simile vi passa davanti altre volte, e diventa una cosa. Sono meme le GIF di John Travolta che si guarda intorno spaesato, la dab dance e anche il mannequin challenge, oltre che moltissime altre cose. Il sito per saperne di più è Know Your Meme, un puntualissimo e organizzato archivio sui meme famosi online e la loro evoluzione. Partendo da quelli certificati del sito abbiamo scelto i più notevoli, famosi o rilevanti, per spiegarne nascita ed evoluzione e mostrarne qualche esempio.

Un paio di premesse

Non si può dire quale sia stato il primo meme e i meme sono per definizione una cosa vastissima: una cosa che qualcun altro fa e tanti altri riprendono, magari cambiandola. La vera precondizione per parlare di meme è solo una: perché si possano diffondere, scrive Know Your Meme, serve che «l’informazione sia capace di auto-replicarsi». Vuol dire che deve essere qualcosa di relativamente semplice: un salto mortale con una moto in mezzo a un cerchio di fuoco non può essere meme, perché pochissimi potrebbero farlo. Lo stesso discorso vale per un video difficilissimo da girare e montare: non a caso per fare un mannequin challenge non serve granché (solo uno smartphone e un po’ di gente che sappia stare ferma).

Un meme presuppone quasi sempre un certo grado di rielaborazione: se è un modo di fare un video, bisogna diventarne protagonisti, se è un’immagine con una battuta bisogna fare una battuta nuova (sulla falsa riga delle precedenti). Condividendo un video famoso lo si diffonde, ma se non ce ne si appropria in qualche modo, non lo si rende un meme. I meme possono però anche essere modi di dire: Know Your Meme considera meme anche il modo di dire “Grammar Nazi“, per parlare di qualcuno particolarmente attento alla grammatica altrui.

Non si può dire quali siano i meme più diffusi e si fa fatica anche a dire cosa sia meme e cosa no. Know Your Meme, che è di gran lunga la fonte più affidabile per la questione, ha un archivio di più di 15mila voci, 2.700 delle quali confermate e certificate. I meme dell’elenco che segue sono stati scelti da quell’elenco tra quelli che sono stati famosi, diffusi e a loro modo influenti. La loro diffusione è stata improvvisa e altrettanto improvvisa è stata a volte la loro scomparsa (c’è addirittura chi ci scommette, per gioco, come se fossero azioni in borsa) ed è impossibile scegliere i più “famosi” perché ci sono in ballo troppi parametri. Abbiamo quindi cercato e scelto storie, informazioni ed esempi di quelli che potreste aver visto ma di cui potreste non conoscere l’origine, quelli più emblematici, quelli che magari non conoscete ma vi potrebbe venir voglia di usare. Tra i più recenti, intanto, ci sono quello di Matteo Salvini con maglietta e poster abbinato e quello per cui ci si possono inventare nuovi ordini esecutivi di Donald Trump. Gli altri meme – soprattutto quelli fatti da immagini – li potete creare qui, dopo aver letto le cose che li riguardano. Il più recente di tutti, con protagonista un piccione, lo trovate già fatto su Facebook: ma forse è meglio non usarlo.

Be Like Bill

Una cosa semplice, per cominciare. C’è un omino stilizzato di nome Bill, seduto alla scrivania, davanti a un computer. Accanto a Bill c’è un testo che racconta una breve storia che riguarda Bill, che mentre è su internet viene provocato o infastidito e anziché reagire non se ne cura e continua quello che stava facendo. L’immagine esiste almeno dal marzo 2010, quando un utente la caricò sul sito JoyReactor: solo che al tempo Bill si chiamava Tim. Altri meme di Bill ricalcano questo schema: Bill che fa qualcosa, Bill che viene disturbato, Bill che si comporta in modo virtuoso.

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Nel 2011 l’idea fu ripresa da Queensland Rail, una società ferroviaria australiana, per far capire alle persone quali atteggiamenti tenere nei treni e in stazione (alcuni sono piuttosto bizzarri). Pare che Tim divenne Bill nell’ottobre 2015 e questo meme è andato molto forte in Italia: nel dicembre 2015 fu creata la pagina Facebook Sii come Bill, che ha quasi un milioni di mi piace.

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But That’s None of My Business

La frase vuol dire “ma non è una questione che mi riguardi” e l’immagine che le è stata associata è quella di Kermit la rana, dei Muppet. Prima di “but that’s none of my business” si scrive una frase su qualcosa che si ritiene sbagliato o fastidioso. L’immagine, accompagnata da testi di vario tipo, iniziò a girare nel gennaio 2014 e a giugno arrivò la prima immagine accompagnata dalla scritta “that’s none of my business“. Su Instagram fu creata una pagina dedicata che arrivò a 130mila followers in quattro giorni. Questo è un meme particolare, perché i testi sono accompagnati da immagini diverse, anche se la costante è la presenza di Kermit la rana che beve qualcosa.

meme03“Hai messo tutta la storia della tua vita su Facebook e ti lamenti di non avere privacy. Ma non è una questione che mi riguardi”

Grumpy Cat

I gatti su internet vanno forte, potreste esservene accorti. Potreste anche aver visto questo gatto, dall’aspetto particolarmente infastidito. Si chiama – il gatto – Tardar Sauce, e la sua foto iniziò a girare nel settembre 2012, quando un utente la mise su Reddit in un post intitolato “ecco a voi il gatto scontroso”. Poco dopo arrivò anche il video.

Come succede praticamente per ogni meme, arrivarono siti dedicati, hashtag, emulazioni più o meno riuscite, magliette e merchandise di vario tipo. E – in questo caso in ritardo rispetto alla diffusione dell’immagine senza testo – testi di accompagnamento all’immagine.

meme04“Mi sono divertito una volta, è stato orribile”

Good Guy Greg

Il primo meme della grande sottocategoria dei meme nati da foto di persone normali diventate poi famose, spesso involontariamente. La foto è quella di un ragazzo particolarmente soddisfatto mentre fuma quella che sembra essere una canna. L’immagine circola su internet dall’aprile 2011 e probabilmente partì da 4chan, un sito in cui gli utenti possono condividere immagini, anche in maniera anonima. Il primo testo che fu associato all’immagine fu: (Greg è una brava persona perché) “si ferma a dormire sul tuo divano, ma poi ti prepara la colazione”; quelle successive fanno riferimento al fatto che Greg non abbia comportamenti ritenuti generalmente fastidiosi. Non abbiamo mai scoperto chi fosse davvero “Good Guy Greg”, anche se un paio di persone hanno provato a dire di essere lui, o di averlo conosciuto. “Good Guy Greg” è un po’ l’opposto di “Scumbag Steve” e di “Cool Guy Steve” (ai quali arriviamo tra un po’).

meme06“Ascoltava una band da prima che diventasse famosa. Non continua a fartelo pesare”

Scumbag Dave è un po’ il contrario di Good Guy Greg. Il protagonista è un ragazzo con pelliccia e cappello con visiera all’indietro e i testi associati raccontano cose antipatiche o poco etiche. Il protagonista è Blake Boston, un aspirante rapper la cui immagine fu usata per la copertina del disco “Ma Gangsta”. Il dominio del sito scoumbagsteve.com fu registrato nel gennaio 2011 e le foto arrivarono su molti giornali, su Reddit, su qualche pagina Facebook e poi in giro per internet.

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“Ehi, mi puoi prestare TUTTO QUANTO?”

Bad Luck Brian

Del protagonista di questo meme sappiamo nome (Kyle Craven) e storia, raccontata qui. La foto è quella di Craven in una posa allegra ma non particolarmente fotogenica, con vestiti non particolarmente alla moda. I testi di accompagnamento del meme descrivono situazioni imbarazzanti, sfigate, che sembrano iniziare bene e invece finiscono male: “Riceve una lettera da una ragazza che gli piace… è un ordine restrittivo”. La foto la diffuse nel gennaio 2012 un amico di Craven e poi divenne un successone. Craven, che ora assomiglia ben poco a quella foto, ha saputo capitalizzare la cosa: va a conferenze, vende magliette, fa foto con i fan e concede diritti per società che vogliono usare le sue immagini per le sue pubblicità. Nel 2015 disse di avere guadagnato 15mila euro in tre anni: «Non abbastanza da viverci, ma niente male per non aver fatto praticamente nulla».

meme07“Vince un viaggio in nave. TITANIC”

Socially Awkward Penguin

È “il pinguino socialmente goffo”: l’immagine di un pinguino in una posizione non molto stabile, raffigurato su sfondo blu e (come molti meme) ci sono due frasi, una sopra e una sotto al pinguino. Le due frasi raccontano in breve un’esperienza sociale goffa o imbarazzante, come ad esempio “stai guardando un film con i tuoi genitori…c’è una scena di sesso”. Il goffo pinguino protagonista del meme è un “pigoscelide di Adelia”, la specie di pinguino più diffusa in Antartide. Lo fotografò alcuni anni fa il fotogiornalista George Mobley. Il pinguino goffo divenne un meme nel 2009, quando qualcuno lo usò su 4chan aggiungendo testo e sfondo blu. Dal 2009 il Socially Awkward Penguin è comparso un po’ ovunque: in alcune pubblicità, su dei bicchieri, su delle cravatte, in delle GIF e su dei vestiti per bambini. Per 99 centesimi di euro si può anche comprare l’app iPhone dedicata al pinguino. C’è anche un blog su Tumblr che da sei anni segue e ricostruisce i principali usi e le evoluzioni del meme. In più, c’è anche una complicata storia che riguarda i diritti d’autore del pinguino protagonista del meme.

“Il cameriere dice «buon appetito». Tu rispondi «altrettanto»”

Confused Travolta

Se a fine 2015 non eravate a fare il cammino di Santiago senza internet, non potete non averlo visto. A differenza di altri meme però, questo si basa su una GIF (o un video) e non c’è testo. L’immagine di partenza è quella di uno spaesato Vincent Vega, il personaggio di Pulp Fiction interpretato da John Travolta. Il meme consiste(va) nel prendere Vega e metterlo in diversi ambienti e contesti: luoghi normali e di tutti i giorni, scene di altri film, ambientazioni insolite e bizzarre. I pochi secondi della scena di Pulp Fiction divennero una GIF nell’ottobre 2012, quando un utente di Imgur – un sito in cui gli utenti mettono e condividono GIF e immagini – la usò come “reaction GIF”: un’immagine usata in risposta a qualcosa al posto delle parole (in questo caso con il significato di “sono confuso”).

Nella GIF del 2012 Vincent Vega era nell’ambientazione originale della scena del film, casa Wallace. Per anni quella GIF è esistita senza ottenere un grande successo: qualcuno l’ha vista, qualcuno l’ha usata, ma non è mai diventata “virale”. Il grande successo della GIF iniziò nel novembre 2015, quando un altro utente di Imgur la riprese e ne cambiò lo sfondo, mettendo la corsia di un supermercato con giochi per bambini al posto delle pareti di casa Wallace e usandola per descrivere il suo stato d’animo quando sua figlia gli aveva chiesto in regalo una generica “bambola”. Qui ne parlammo più nel dettaglio.

Matrix Morpheus

Così come il meme di Travolta, fa parte della grande categoria di meme che arrivano dal cinema. In alcuni casi i meme ricalcano qualche caratteristica del personaggio da film a cui sono associati, in altri lavorano più su quello che sembra dire quell’immagine a prescindere dalla storia e dal carattere che quei personaggi hanno nel film. Il protagonista di questo meme è Morpheus, il personaggio di Matrix interpretato da Laurence Fishburne: la frase sopra, sempre uguale, è “What if I Told You” (“e se ti dicessi che…”). Sotto invece c’è una frase che cambia ogni volta, piuttosto scontata ma detta appunto con un’aria rivelatoria. La prima frase, tra l’altro, non viene mai detta da Morpheus in Matrix. Questo meme fu creato nel febbraio 2012 e iniziò a farsi notare nel marzo successivo, grazie a un’immagine contenente una piccola-grande verità sull’annoso problema dell’inserimento delle chiavette USB.

meme09“E se ti dicessi che il lato con il simbolo USB è sempre in alto?”

Y U NO

Questo meme associa l’immagine stilizzata di un viso molto irritato con frasi spesso scritte con abbreviazioni tipiche degli SMS. “Y U NO” – la frase fissa del meme, che si trova sotto l’immagine – è un’abbreviazione di “why you not”, che è a sua volta un modo più veloce (e sbagliato) di scrivere “why don’t you” (“perché tu non…?”). Si pensa che l’immagine derivi da un manga giapponese del 2002 e il meme esiste da almeno 6 anni: la sua forza deriva dal contrasto tra la faccia irritata del personaggio e le cose apparentemente innocue che lo fanno irritare.

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Success Kid

È noto anche con il nome alternativo di “odio i castelli di sabbia”, perché l’immagine originale è quella di un bambino in spiaggia, con della sabbia nel pugno chiuso e la faccia da duro. Il protagonista è Sammy, che fu fotografato da sua mamma quando aveva 11 mesi, nel 2007. Lei mise la foto su Flickr e nel gennaio 2008 la foto iniziò a girare su MySpace (già: 2008, MySpace). Qualcuno ci aggiunse anche un bambino triste sullo sfondo, con Photoshop (“bufale, bufale everywhere”).

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Il vero successo di “Success Kid” arrivò però nel 2012. Sul profilo Instagram della madre si può vedere com’è Sammy ora e Know Your Meme ha raccontato la bella storia di come la madre di Sammy riuscì, anche grazie al successo del meme con protagonista il figlio, a raccogliere soldi per pagare il trapianto di rene del marito. L’immagine ha iniziato a girare anche senza sfondo. Spesso il pugno chiuso e l’espressione del bambino vengono interpretati come un gesto di esultanza.

meme19“Pensavo di avere una sola birra in frigo. NE HO DUE”.

First World Problem

È un meme particolare, perché nacque come frase e solo dopo gli si associarono alcune immagini. È usato per descrivere i cosiddetti “problemi del primo mondo”, contrapposti a quelli del “terzo mondo”: quelli con cui spesso ci confrontiamo noi occidentali mediamente benestanti ma che, se messi a confronto con i problemi del terzo mondo, vengono molto ridimensionati. Non trovare parcheggio sotto casa è un “problema del primo mondo”, così come non sapere in quale dei 20 ristoranti di sushi a disposizione cenare, giusto per fare un paio di esempi. Rintracciare il primo che usò queste parole con questa accezione è praticamente impossibile, ma tra i primi ci fu di certo il gruppo canadese Matthew Good Band nella canzone “Omissions of the Omen”, del 1995. Nel 2008 nacque una pagina Tumblr dedicata e nel 2011 il comico Louis C.K. fece un po’ di battute sui “problemi dei bianchi” (per esempio lamentarsi di dover scegliere la lingua sul bancomat prima di prelevare). La frase trovò un’immagine d’accompagnamento nel 2011 (ma esiste anche con altre immagini).

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Il meme trovò anche alcune sotto-categorie: problemi di chi si fa le canne e di chi viveva negli anni Novanta, con Dawson Leery come immagine).

meme-100“C’è qualcuno al telefono, e io non posso usare Internet”

*Record Scratch* *Freeze Frame*

Questa è un po’ più complicata. Si riferisce al meccanismo usato da molti film, in cui a uno scratch (il suono di un vinile che si inceppa o che viene fermato con la mano come fanno i DJ) segue un fermo immagine, di solito seguito da un narratore che dice qualcosa del tipo “ma facciamo un passo indietro” e spiega come si è arrivati a quel momento del film. Il concetto *Record Scratch* *Freeze Frame* è nato da una discussione su 4chan in cui gli utenti si occupano di cliché del cinema. In realtà non ha un’immagine associata, gliene si associa di volta in volta una diversa. È uno dei meme dell’anno passato, usatissimo dal giugno 2016 (più all’estero che in Italia). Immaginatevelo accompagnato a questa immagine (e se vi siete appassionati fate un giro qui).

meme29“*Record Scratch* *Freeze Frame*, magari vi state chiedendo come siamo arrivati a questo punto”

Prankster Joe Biden

Le premesse dovreste saperle: prima c’erano Barack Obama e il suo vicepresidente Joe Biden. Ora ci sono Donald Trump e il suo vicepresidente Mike Pence. Tra novembre e gennaio – dopo che Trump vinse le elezioni e prima che Trump si insediasse – girarono questi meme in cui Biden suggeriva a Obama scherzi di vario tipo da far trovare a Trump al suo ingresso alla Casa Bianca. In inglese un “prankster” è uno a cui piace fare scherzi, e Biden è notoriamente un simpaticone. L’immagine non è sempre la stessa ma quasi sempre ci sono Biden e Obama (a volte anche Biden da solo) e la struttura dei mini-dialoghi è fatta da Biden che propone qualche scherzo e Obama che gli dice “No, dai, Joe”. Questo meme è girato soprattutto su Twitter.

“Ho lasciato un passaporto del Kenya nel tuo cassetto, solo per prenderlo in giro”
“Joe”
“Oh, e un tappetino da preghiera in camera tua. Impazzirà!”
“Diamine Joe”

Increasingly Verbose Meme

È un approccio, più che un singolo tipo di meme. Prevede che si prenda un’immagine accompagnata da un breve testo e tramite due-tre riscritture si renda l’immagine sempre più stilizzata e il testo sempre più lungo. Iniziò nel maggio 2016 con unìimmagine di SpongeBob. In sostanza si fa la cosa opposta a quella che fanno solitamente i meme, ovvero usare una certa immagine per aggiungere qualcosa a una frase molto breve e altrimenti povera di senso.

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Secondo i dati sulle ricerche delle parole “verbose meme” su Google, il meme ha toccato il suo picco nel dicembre 2016: visto che in Italia le cose arrivano un po’ dopo, siete ancora in tempo per cavalcare l’onda. Qui è spiegato per bene come fare.

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Dab Dance

È una particolare danza che si fa distendendo un braccio e ripiegando l’altro verso il petto, abbassando la testa. Ad averla resa famosa in Italia sono stati, un anno fa circa, Paul Pogba e Paulo Dybala, che giocavano insieme nella Juventus. La Dab Dance è nata – non si sa bene quando – nell’ambiente della musica hip hop di Atlanta ed è diventata mainstream quando nell’agosto 2015 alcuni giocatori di football americano iniziarono a praticarla. Know Your Meme spiega anche che tra i rapper di Atlanta c’è da tempo una questione aperta su chi l’abbia inventata. Tra i primi – ma non necessariamente i primi – ci sono stati i Migos, che potreste conoscere grazie alla serie tv Atlanta.

Mannequin Challenge

È di fine 2016, eppure sembra già vecchissimo. Forse serve spiegarlo un po’ meno ma, comunque, è – come molti altri meme – una cosa buffa e senza senso fatta per far ridere. Iniziò tutto con un video di 45 secondi girato il 26 ottobre: si vedono dei ragazzi immobili, come congelati nelle azioni che stavano facendo pochi secondi prima. Alcuni in piedi sui banchi in pose un po’ inusuali, altri tranquillamente seduti che guardano il cellulare. Le regole da seguire per realizzare un video di questo tipo sono semplici: filmare più persone possibili mentre stanno immobili e mettere sotto la canzone “Black Beatles” di Rae Sremmurd (poi, col tempo, la canzone si è un po’ persa) e intanto il mannequin challenge è arrivato un po’ ovunque: negli stadi, alla Casa Bianca (ancora c’erano gli Obama) e pure nello Spazio.

Il Mannequin Challenge non necessita di molte spiegazioni: una cosa che potreste non sapere è che, prevedibilmente, non è che i ragazzi del video qui sopra furono i primi ad avere l’idea di bloccarsi in un video: il 31 gennaio 2008 decine di persone lo fecero al Grand Central Terminal di New York solo che poi, forse perché “i tempi non erano ancora maturi”, la cosa non divenne un meme.

Rickroll

È una pratica che consiste nel pubblicare in un forum o in un commento – magari su Facebook – un link accompagnato da un testo accattivante che descrive il contenuto linkato. Solo che poi quel link porta a “Never gonna give you up”, una canzone del 1987 cantata da Rick Astley. Il link va ovviamente messo in modo tale che non si capisca che porta a quella canzone (esistono strumenti appositi). Il Rickroll è quindi un inganno, un trabocchetto. Se qualcuno ci casca, si dice che è stato “rickrolled” (cioé rickrollato). La canzone andò molto bene negli anni Ottanta e una sua versione è su YouTube dal 2007.

Secondo Know Your Meme la pratica iniziò nel maggio 2007 su 4chan, come evoluzione di un precedente meccanismo che faceva la stessa cosa ma il cui link era a un’anatra su ruote (Duckroll). Non è chiaro come e perché qualcuno scelse “Never gonna give you up”: forse per l’effetto straniante nel vedere un cantante così giovane con una voce così potente. Nel 2008 assegnarono una specie di premio alla carriera per la “Miglior performance di sempre”: lo vinse Astley, battendo tra gli altri gli U2, Britney Spears e i Green Day.

Harambe

La storia alla base è dell’anno scorso, e probabilmente ve la ricordate: il 28 maggio il gorilla Harambe fu ucciso da alcune guardie dello zoo di Cincinnati, negli Stati Uniti, dopo che un bambino di quattro anni era caduto nella sua gabbia. La scena era stata ripresa da alcuni passanti. Secondo i responsabili dello zoo e molti esperti di animali, abbattere Harambe era la cosa giusta da fare perché il bambino era in pericolo; secondo molti altri, invece, Harambe stava proteggendo il bambino e la sua uccisione è solo un nuovo esempio della scarsa considerazione per la vita degli animali e della crudeltà degli zoo nei loro confronti. Molte persone si schierarono con toni molto forti a favore di Harambe e contro chi l’aveva ucciso. Altre persone calcarono la mano e, partendo da quelle prese di posizione, ne inventarono di ancora più esagerate.

In breve tempo, tuttavia, hanno iniziato a circolare su Instagram e Twitter diversi messaggi sulla morte di Harambe con toni esagerati e parossistici: alcuni erano veri, per quanto assurdi, ma la maggior parte erano realizzati per divertimento da persone che volevano prendere in giro quelli eccessivamente commossi per la morte di Harambe. Uno dei primi e più famosi era una sorta di programma per una fittizia cerimonia di addio ad Harambe, ma in poco tempo si cominciò a trovare di tutto, da memoriali improvvisati in diverse città degli Stati Uniti – con candele, foto e messaggi d’addio – a pagine in cui gli utenti riscrivevano testi di canzoni per farli parlare della morte di Harambe. Qualcuno usò per Photoshop per mettere foto di Harambe in modo che sembrassero incorniciate insieme a foto di famiglia sulle mensole di casa. Per esempio a casa di Bernie Sanders.

Poi ci sono state: una petizione per mettere una statua di Harambe alla Casa Bianca, una per mettere una sua immagine sulle banconote da 50 dollari, una per cambiare il nome di Cincinnati in Harambe City e una per farlo diventare un Pokémon.

Trash Doves

È un insieme di adesivi utilizzabili su Facebook: è disponibile da fine gennaio, l’ha creato Syd Weller (un artista statunitense) e in italiano si chiama “Piccioni di città”. Senza apparenti motivi il 7 febbraio il piccione degli adesivi fu usato per un video di una popolare pagina thailandese. Ora quel video ha più di quattro milioni di visualizzazioni ed è il motivo per cui qualcuno – prima in Thailandia e poi nel mondo – ha iniziato a usare l’adesivo nei commenti su Facebook, senza apparente motivo, giusto per dare fastidio. In particolare si iniziò a usare – potreste averla vista anche in Italia – una gif del piccione che sbatte la testa con insistenza. È una cosa fatta per dare fastidio e per farsi notare grazie al suo essere fastidiosa. Di recente sembra anche che qualcuno stia appositamente mettendo in giro la voce che gli adesivi del piccione siano in realtà riferimenti impliciti a cose di estrema destra. Non è così, ma l’intento di chi lo fa è creare ancora più confusione, e dare ancora più fastidio.

Scusate per il lungo articolo, ecco una patata

Non tutti i meme sono davvero comprensibili. Sono cose che iniziano non si sa come e prendono piede non si sa perché. Su alcuni siti – per esempio il sito umoristico 9gag – c’è l’usanza di mettere una foto di una patata alla fine di un post particolarmente lungo. Secondo qualcuno deriva da una situazione del gioco Portal 2, secondo altri si usa una patata perché le patate stanno sottoterra e per trovarle bisogna scavare, come bisogna “scavare” per arrivare alla fine di certi post o articoli; per altri la patata potrebbe essere la scherzosa ricompensa per la fatica fatta a leggere la cosa lunga: “hai letto tutto questo post? Bravo, ecco per te una bella patata”.

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