© Martin Kollar dal libro This Place, pubblicato da Hatje Cantz Verlag

Un unico soggetto per dodici fotografi

Israele e Cisgiordania fotografati da Frédéric Brenner, Stephen Shore, Thomas Struth, Josef Koudelka e altri otto

Thomas Struth, Mount Bental, Golan Heights, 2011
© Thomas Struth
dal libro This Place, pubblicato da Hatje Cantz Verlag

This Place è un ampio progetto che raccoglie i lavori che 12 fotografi internazionali hanno realizzato tra Israele e Cisgiordania, mostrandoli attraverso una varietà di approcci e di temi che vanno dall’identità alla famiglia, dai conflitti al territorio. Il progetto venne iniziato nel 2005 dal fotografo francese Frédéric Brenner – già conosciuto per i suoi lavori sulle comunità ebraiche in Israele e nel resto del mondo – per arricchire la rappresentazione di quei posti e di quelle persone, e per farlo in un modo diverso da quello delle fotografie di news.

Tra il 2009 e il 2012 si aggiunsero altri importanti fotografi internazionali: Wendy Ewald, Martin Kollar, Josef Koudelka, Jungjin Lee, Gilles Peress, Fazal Sheikh, Stephen Shore, Rosalind Fox Solomon, Thomas Struth, Jeff Wall e Nick Waplington. Tutti hanno visitato Israele e hanno portato avanti autonomamente i loro progetti personali. This Place è attualmente esposto in una mostra al Museo ebraico di Berlino, accompagnata dal libro omonimo, edito da Hatje Cantz.

L’idea iniziale di Brenner era di riproporre un lavoro simile a quello della Farm Security Administration negli Stati Uniti, quando l’agenzia federale statunitense – fondata nel 1937 dal presidente Franklin Delano Roosevelt – affidò a fotografi poi diventati famosissimi – Dorothea Lange, Walker Evans e Gordon Parks, tra gli altri – il compito di documentare la vita dei braccianti agricoli, dei migranti e delle famiglie di contadini poveri durante la Grande Depressione. Ne è uscito un progetto stratificato grazie ai contributi dei fotografi, che vengono da diverse esperienze e hanno diversi stili visivi. Brenner ha spiegato di aver ricercato la complessità e una rappresentazione con tanti punti di vista: «Volevo riunire un ampio spettro di artisti le cui origini, passioni, sintassi fotografiche e prospettive distinte e contrastanti portassero a un ritratto frammentario, a più voci, persino contraddittorio».

Negli ultimi anni le foto sono state esposte in vari musei, come il DOX Centre for Contemporary Art di Praga, il Museo d’arte di Tel Aviv e il Museo di Brooklyn. Il modo in cui ciascun autore ha sviluppato il suo progetto si può vedere anche sul sito del progetto, che ha anche i suoi rispettivi account Instagram, Twitter e Facebook.

Abbonati al

Dal 2010 gli articoli del Post sono sempre stati gratuiti e accessibili a tutti, e lo resteranno: perché ogni lettore in più è una persona che sa delle cose in più, e migliora il mondo.

E dal 2010 il Post ha fatto molte cose ma vuole farne ancora, e di nuove.
Puoi darci una mano abbonandoti ai servizi tutti per te del Post. Per cominciare: la famosa newsletter quotidiana, il sito senza banner pubblicitari, la libertà di commentare gli articoli.

È un modo per aiutare, è un modo per avere ancora di più dal Post. È un modo per esserci, quando ci si conta.