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  • mercoledì 3 luglio 2019

Catalogo fotografico dei rifiuti romani

Da settimane le strade delle città sono di nuovo piene di rifiuti, e sembra che stavolta risolvere il problema sarà più difficile che in passato

(ANSA/MASSIMO PERCOSSI)

Nelle ultime settimane si è tornati a parlare per l’ennesima volta di “crisi dei rifiuti a Roma”, un tema che riemerge ciclicamente a causa della cronica cattiva gestione dei rifiuti che da diversi anni coinvolge la città. Questa volta, però, non si sta riuscendo a trovare nemmeno la soluzione temporanea che in passato aveva migliorato le cose, e quindi i cassonetti continuano a essere stracolmi di spazzatura ai bordi delle strade: lo mostrano le fotografie che trovate qui sotto ma anche le tantissime che i cittadini romani pubblicano quotidianamente sui social network per mostrare le condizioni della città.

Paolo Longoni, nuovo amministratore delegato di AMA, la società che si occupa dei rifiuti a Roma, ha detto che al momento si stima che ogni giorno rimangano nelle strade circa 300 tonnellate di rifiuti delle 2.700 che in media vengono prodotte dai cittadini romani. Secondo Longoni, che è entrato nel cda di AMA solo da un mese, per mettere fine alla situazione di emergenza della raccolta dei rifiuti potrebbe servire fino al 31 dicembre. Longoni ha spiegato che la crisi si deve a una serie di fattori concomitanti, tra cui un numero insufficiente di impianti di trattamento dei rifiuti e un’eccessiva quantità di rifiuti non differenziati.

Al momento l’unico impianto di trattamento dei rifiuti indifferenziati (TMB) di Ama è quello di Rocca Cencia, dopo l’incendio che ha colpito a dicembre quello del quartiere Salario, da allora fuori uso; i due TMB del gruppo Colari (Consorzio Laziale Rifiuti) sono invece in manutenzione. Il tritovagliatore di Ostia (un altro impianto di trattamento), che potrebbe lavorare fino a 300 tonnellate di rifiuti al giorno, ne tratta solamente 40. Altri impianti privati del Lazio finora hanno dato disponibilità a gestire quantità ridotte di rifiuti, anche a causa del timore di non essere poi pagati da AMA, che non approva un bilancio dal 2016.

«Il rifiuto non viene ritirato perché ci non ci sono le necessarie capienze negli impianti di trattamento o sono inferiori alle necessità quotidiane per due motivi», ha detto Longoni nel corso di una conferenza stampa riportata da Repubblica. «Alcuni impianti abitualmente utilizzati da Ama hanno manutenzioni ordinarie in corso e hanno ridotto la capacità di accettazione da tempo preannunciata; il secondo motivo è che la necessità di trattamento TMB è destinata ai rifiuti indifferenziati e la maggior parte del rifiuto, soprattutto nelle situazioni di emergenza, diventa indifferenziato: quanto più se ne raccoglie, più aumenta la necessità di portarlo a tritovagliatura o TMB e i TMB hanno una capienza limitata».

A creare ancora più problemi c’è il fatto che il comune di Roma da mesi non ha un assessore all’Ambiente, dopo le dimissioni di Pinuccia Montanari, e da allora la delega alla gestione dei rifiuti è nella mani della sindaca Virginia Raggi. Il 2 luglio in una lettera inviata al presidente della regione Nicola Zingaretti e al presidente del Consiglio Giuseppe Conte, Raggi ha chiesto che gli impianti regionali di smaltimento dei rifiuti vengano obbligati con un’ordinanza – che dovrebbe emettere Zingaretti – a ricevere la spazzatura di Roma fino al massimo della loro capienza, e si è lamentata del fatto che gli impianti non avrebbero rispettato accordi già presi in precedenza, cosa che, secondo la sindaca, farebbe pensare a «una crisi stabilita a tavolino».

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