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  • martedì 11 dicembre 2018

L’incendio in un deposito di rifiuti a Roma

Si è sviluppato nel controverso impianto del quartiere Salario e ha prodotto una densa nube di fumo, visibile anche a chilometri di distanza

(TIZIANA FABI/AFP/Getty Images)

Alle 4.30 di martedì si è sviluppato un incendio in un grande impianto di trattamento di rifiuti a Roma, le cui cause sono ancora sconosciute. La Procura di Roma, ha scritto Ansa, sta indagando per disastro colposo e si procederà al sequestro parziale della struttura che è comunque totalmente inagibile.

L’impianto in questione si trova nel quartiere Salario ed esegue il cosiddetto trattamento meccanico biologico dei rifiuti (Tmb). L’incendio si è sviluppato in un capannone di oltre duemila metri quadri dove erano stipati rifiuti di vario genere destinati al riciclo e ha generato una nube di fumo denso, visibile in tutta la città. L’incendio è stato messo sotto controllo dai vigili del fuoco da mezzogiorno, più o meno, ma ci vorrà ancora molto tempo prima che le fiamme vengano estinte del tutto. L’impianto di Salario è da tempo uno dei più critici e criticati della città.

In attesa delle analisi dell’aria da parte dell’ASL e dell’ARPA del Lazio, l’Agenzia regionale per la protezione ambientale, il comune di Roma in una nota ha invitato tutti i cittadini a tenere chiuse le finestre delle proprie abitazioni per evitare di respirare sostanze potenzialmente nocive. Il presidente del Municipio III, Giovanni Caudo, ha scritto su Facebook che un asilo nelle vicinanze dell’impianto è stato chiuso, e ha invitato tutte le scuole a non far uscire gli studenti in cortile.

Il Tmb del quartiere Salario, di proprietà dell’Ama, l’azienda municipalizzata che gestisce i rifiuti a Roma, è stato aperto nel 2006 ma è operativo solo dal 2011: da allora è diventato uno dei principali impianti per i rifiuti di Roma e tratta ogni giorno tra 500 e 600 tonnellate di rifiuti. In realtà ne potrebbe lavorare molte di più, fino a 750 al giorno, ma in mancanza di lavori di ristrutturazione e ammodernamento, centinaia di tonnellate di rifiuti restano quotidianamente depositate nell’impianto, che di fatto diventa una discarica. Secondo il Corriere della Sera al momento dell’incendio nell’impianto erano accumulate più di 3mila tonnellate di rifiuti. L’impianto, tra l’altro, non è nuovo ad incendi: un altro rogo c’era stato nel giugno del 2015, causando anche allora una grande nube di fumo che aveva coperto tutto il quartiere,  e l’Ama dovette chiudere la struttura fino al novembre successivo.

Da anni c’è un intenso dibattito intorno all’impianto tra gli abitanti del quartiere che ne chiedono la chiusura a causa delle emissioni maleodoranti, e le diverse amministrazioni che si sono avvicendate alla governo della città, e lo scorso novembre, l’ARPA del Lazio ha pubblicato una relazione secondo cui l’impianto non sarebbe in grado di trattare adeguatamente i rifiuti. Il giornalista e scrittore romano Christian Raimo ne aveva scritto così, nel 2016, su Internazionale:

Perché il vero caso rifiuti, la reale emergenza che esiste, è quello del tmb di Salario, l’impianto che appesta tutta la zona circostante. Sono centinaia i cittadini che accusano da anni nausea, conati di vomito, tosse, mal di testa, l’intensificazione di allergie. E non è solo il terribile olfattivo, ma anche il rischio tossicità. Se è chiaro da quello che abbiamo scritto come funziona l’impianto tra manutenzioni non fatte, sovraccarichi, indagini della magistratura sui materiali che vengono lavorati – e non abbiamo citato l’incendio che ha colpito il tmb nel giugno 2015 né il riesame che la regione ha disposto da luglio 2015 – è più che evidente come sia normale la preoccupazione di chi vive vicino per l’aria che respira, considerando come in un contesto del genere le analisi dell’agenzia di monitoraggio ambientale Arpa siano insufficienti a vagliare la pericolosità di quello che viene fuori dal tmb.

La sindaca Virginia Raggi, eletta con il Movimento 5 Stelle, aveva promesso la chiusura dell’impianto entro il 2019, salvo poi cambiare idea e decidere addirittura di aumentare il quantitativo di rifiuti che saranno smaltiti in quella struttura. Nonostante tutte le sue criticità, il Tmb del quartiere Salario finora è stato fondamentale per la gestione di tutta la spazzatura prodotta a Roma. Come hanno spiegato Alessandro Barbera e Giacomo Galeazzi su La Stampa in un articolo del 2016, metà dei rifiuti della Capitale, prima di finire in inceneritori e discariche, passa dal Tmb del quartiere Salario o da quello di Rocca Cencia. Per questo motivo la chiusura dell’impianto, in mancanza di soluzioni alternative, metterebbe a rischio di stallo tutto il ciclo dei rifiuti di Roma. «Finora a nulla sono valse petizioni e proteste degli abitanti del quadrante per la chiusura del «Tmb» – scrivono Barbera e Galeazzi – senza di esso, il fragile ingranaggio della raccolta si incepperebbe e un pezzo di città sarebbe ricoperto di rifiuti».

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