Calle Tredici Martiri

Jason Koxvold ha rielaborato con le sue fotografie la storia della Resistenza partigiana di suo nonno a Venezia

Con il progetto Calle Tredici Martiri il fotografo britannico Jason Koxvold ha rielaborato la storia del nonno materno, Aldo Varisco, e di come partecipò alla Resistenza al fascismo tra Venezia e Chioggia, raccogliendo lettere d’archivio, cartoline e nuove foto scattate per reinterpretare un pezzo di storia della sua famiglia.

Il progetto inizia da Calle Tredici Martiri, un vicolo di Venezia adiacente al palazzo di Ca’ Giustinian, che durante la Seconda guerra mondiale fu sede della Guardia Nazionale Repubblicana (la forza armata istituita dalla Repubblica Sociale Italiana) e di alcuni uffici delle autorità tedesche. Il 26 luglio 1944, a Ca’ Giustinian, i partigiani fecero esplodere una potente bomba che uccise 14 persone; pochi giorni dopo, in ritorsione, 13 prigionieri politici italiani considerati antifascisti vennero fucilati dai fascisti sulle macerie di Ca’ Giustinian: e a loro venne poi intitolata la via.

Il nonno del fotografo, Varisco, faceva parte del gruppo di partigiani responsabile dell’esplosione e durante la sua attività di partigiano venne imprigionato e picchiato. Varisco raccontò parte di quegli anni in alcuni diari, che il fotografo ha cominciato a studiare qualche anno fa, quando sua madre ha iniziato a tradurli in inglese. Da quel momento ha iniziato una ricerca di immagini di archivio, luoghi e storie che sono poi confluite nel libro Calle Tredici Martiri, pubblicato da Gnomicbook.

Non è solo un libro fotografico: nella prima parte raccoglie 80 pagine di estratti delle memorie della Resistenza partigiana vissuta da Varisco, con immagini di archivio e copie di cartoline spedite in quegli anni. Nella seconda parte ci sono invece le nuove fotografie che Koxvold ha scattato per rielaborare la storia a modo suo. Al British Journal of Photograhy ha spiegato di essere interessato allo scarto tra le immagini di archivio e i fatti accaduti e le sue libere reinterpretazioni, reso ad esempio dalla fotografia di un uomo con delle ferite per reinterpretare le torture subite da suo nonno. Allo stesso modo dice di essere consapevole delle “esagerazioni e sezioni in cui la narrazione (da parte di suo nonno) viene distorta per adattarsi a uno scopo”, portandolo a riflettere su come anche la fotografia possa diventare uno strumento malleabile nell’interpretazione della realtà.

Koxvold è nato in Belgio da madre italiana e padre norvegese e ora vive e lavora a New York. Questo e altri suoi lavori si possono vedere sul suo sito e sul suo profilo Instagram.