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  • martedì 4 giugno 2019

La soluzione finlandese al problema dei senzatetto

Si basa su un semplice principio: una casa vera subito e a tutti, senza passaggi intermedi e senza che chi la ottenga debba dimostrare di "meritarsela"

Sergi Reboredo/picture-alliance/dpa/AP Images

La Finlandia è l’unico paese dell’Unione Europea in cui il numero di senzatetto è in diminuzione: alla fine degli anni Ottanta le persone senza una casa in Finlandia erano più di 18mila, ora sono meno di 7mila (in Italia sono, secondo i dati più recenti, almeno 50mila).

Gran parte del merito è di un piano nazionale che parte da un principio molto semplice: dare subito una casa a chi ne ha bisogno, senza passare da situazioni abitative intermedie – camerate, case famiglia, etc – e senza pretendere particolari requisiti dalle persone a cui si assegna una casa. Il piano si chiama Housing First, esiste dal 2008 e ha creato circa 3.500 nuove abitazioni, che hanno permesso alla Finlandia di far scendere del 35 per cento il numero dei suoi senzatetto e a Helsinki di diventare, come scrive BBC, «la città che non ha senzatetto per strada».

Housing First si basa su premesse elaborate più di trent’anni fa negli Stati Uniti ma in Finlandia esiste dal 2007, quando quattro persone – un sociologo, un medico, un politico e un vescovo – ne parlarono nel dettaglio in un rapporto chiamato “Nimi Ovessa” (“il tuo nome sulla porta”). Juha Kaakinen, uno dei primi a occuparsi del progetto, ha detto al Guardian: «Era chiaro che il vecchio sistema non andava bene, e che serviva un cambiamento radicale. Dovevamo sbarazzarci dei rifugi notturni e degli ostelli». Kaakinen fa riferimento a tutte le soluzioni temporanee e intermedie, fatte per accogliere i senzatetto per una notte e per qualche giorno, magari i più freddi dell’anno. Sono utili, ma fanno poco per cambiare la situazione nel medio e lungo termine. Inoltre, sono luoghi nei quali si generano spesso liti e conflitti, cosa che scoraggia i senzatetto: molte delle persone che vivono e dormono per strada potrebbero usufruire di posti letto offerti da strutture pubbliche, ma anche per questo preferiscono dormire per strada. «Decidemmo quindi di invertire i presupposti», ha detto Kaakinen.

I presupposti da invertire erano quelli che volevano che una casa vera e propria – con una porta, una chiave e un nome sul citofono – fosse la ricompensa alla fine di un percorso. Per meritarsi una casa un senzatetto doveva per esempio mostrare di aver risolto eventuali problemi di alcolismo o dipendenza da droghe. Kaakinen detto: «Noi decidemmo di dare la casa incondizionatamente. Non dovevi risolvere i tuoi problemi per poter avere una casa. Al contrario, avere una casa era la premessa necessaria per aiutarti a risolvere i tuoi problemi».

Per poter funzionare, Housing First aveva innanzitutto bisogno di soldi. Li raccolse grazie a finanziamenti da parte dello Stato, delle principali città e di alcune organizzazioni non governative (Kaakinen è anche il fondatore di Y-Foundation, una delle più grandi e attive per quanto riguarda le questioni abitative). In alcuni casi si riconvertirono alcuni ostelli a vere e proprie abitazioni, in altri si comprarono interi palazzi. Finora la Finlandia ha speso almeno 250 milioni di euro per Housing First, ma il Guardian fa notare che «studi recenti hanno mostrato che ogni anno il paese ha risparmiato circa 15mila euro per ogni persona assistita da Housing First»: i risparmi hanno a che fare con l’aver evitato spese sanitarie, sociali o giudiziarie che riguardano i senzatetto.

Oltre ai soldi, però, servono le case: «Sappiamo cosa funziona e cosa no», ha detto Kaakinen, «e puoi fare tutti i progetti che vuoi, ma se non hai le case non serve a niente». Il piano funziona perché a Helsinki – la città più grande e quindi quella con il maggior numero di senzatetto – una casa su sette è di proprietà del comune e ci sono circa 60mila “unità abitative sociali”. La città di Helsinki possiede, scrive il Guardian, «il 70 per cento dei terreni nei suoi confini, gestisce una propria società di costruzioni e al momento ha piani per realizzare 7mila nuove case all’anno». In più, in ogni nuovo quartiere, la città prevede che il 25 per cento delle abitazioni siano alloggi sociali e che il 30 per cento siano accessibili grazie a sussidi statali.

Dal 2008 a oggi sono state assunte più di 350 persone che si occupano a vario modo di fornire assistenza a chi entra a far parte di Housing First. Il Guardian ha parlato di un gruppo di abitazioni in un quartiere della periferia di Helsinki in cui ci sono 21 ex senzatetto, assistiti da sette persone. Gli assistenti si occupano di offrire consulenza di vario tipo: dalle scartoffie burocratiche alla gestione dell’abitazione, passando per l’organizzazione di attività di gruppo e assistenza nella formazione professionale e nella ricerca di un lavoro.

Gli ex senzatetto che trovano casa grazie ad Housing First hanno un vero e proprio contratto di affitto permanente, che scatta dopo un periodo di prova di tre mesi. Se qualcuno ha un po’ di soldi, gli viene chiesto di pagare almeno una parte dell’affitto; altrimenti sono previste apposite sovvenzioni. Il Guardian scrive che gli inquilini «non possono essere cacciati a meno che non infrangano le regole» o, avendone la possibilità, «non paghino l’affitto». In alcune abitazioni le regole prevedono anche che non vengano consumate droghe o bevande alcoliche, ma ce ne sono anche alcune in cui non è espressamente proibito.

Il fatto che Housing First conceda case senza chiedere ai senzatetto di fare prima un “percorso” per meritarsele (cioè il fondamento stesso di Housing First) ha avuto alcune critiche negli anni, ma finora non ci sono dati che possano chiaramente supportare queste critiche. Per vedere quanto il piano sia efficace nel reinserimento professionale degli ex senzatetto serviranno altri anni, ma i responsabili del progetto dicono che iniziano comunque già a esserci casi di persone che dopo aver avuto una casa riescono a trovare lavoro, e anche qualche caso di persone che, avendo trovato lavoro, lasciano le case di Housing First e se ne cercano autonomamente altre.

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