Guida alle elezioni europee nei paesi baltici

Estonia, Lituania e Lettonia vengono spesso accomunati, ma stanno vivendo fasi politiche molto diverse

di Lorenzo Di Stasi
(AP Photo/Mindaugas Kulbis)

Fra i paesi più piccoli dell’Unione, i paesi baltici sono spesso accomunati fra loro, quasi come fossero un unico blocco (e anche noi non siamo da meno). I tre paesi però vivono oggi momenti molto diversi, che proviamo a raccontarvi qui sotto. La Lettonia voterà sabato 25 maggio ma i risultati saranno tenuti segreti fino a domenica 26 maggio, giorno in cui voteranno anche la Lituania e l’Estonia.

Estonia

L’Estonia è la meno popolosa delle tre repubbliche baltiche. Assieme a Cipro, Malta e il Lussemburgo, è lo stato che eleggerà il minor numero di seggi al Parlamento europeo: solo 6, in rappresentanza di quasi 900mila cittadini col diritto di voto.

La situazione politica interna del piccolo stato baltico è cambiata di recente dopo il voto per le elezioni politiche dello scorso 3 marzo che ha visto soprattutto l’ascesa di un nuovo partito nazionalista ed euroscettico. Il Partito dei Conservatori (EKRE) ha infatti ottenuto il 17,8 per cento dei voti, diventando per la prima volta forza di governo assieme al partito liberale, vicino alle istanze della minoranza russa – il Partito di Centro, che ha preso il 23 per cento – e al partito di centrodestra Pro Patria (11 per cento). Il grande escluso è stato il Partito Riformista, che nonostante la maggioranza relativa dei voti non è riuscito a formare una maggioranza.

L’Estonia è da 15 anni stato membro dell’Unione Europea ed eleggerà i suoi rappresentanti per la quarta volta. Un seguito dibattito organizzato dalla ERR, la tv pubblica estone, ha messo in chiaro il grande divario che passa fra EKRE e gli altri partiti – dai Verdi ai Socialdemocratici, dai Riformisti al Partito di Centro – riguardo ai benefici che l’Estonia ha ottenuto da quando è entrata nell’Unione Europea.

Anti Poolamets, uno dei candidati di EKRE al Parlamento, ha detto che dal 2004 l’Estonia «ha perso sovranità: l’unica organizzazione che ci ha difeso è la NATO». È una retorica comune ai partiti nazionalisti un po’ in tutta Europa: e infatti in uno degli spot di EKRE viene citata anche la Lega di Matteo Salvini. Durante tutta la campagna elettorale si sono susseguiti gesti xenofobi e persino insulti sessisti alla Presidente della Repubblica Kersti Kaljulaid definita dal leader di EKRE come «donna emotivamente alterata».

L’immigrazione è un altro tema che EKRE ha cercato di portare nel dibattito pubblico. Un recente sondaggio dell’Eurobarometro ha messo in evidenza come dal 2014 al 2018 l’immigrazione sia diventato il principale motivo di preoccupazione per la maggioranza dei cittadini estoni, passando dal 21 al 53 per cento. È una conseguenza diretta di quanto a volte la percezione di un popolo sia alimentata dai giornali e dal dibattito politico, più che dalla realtà. L’Estonia ha infatti accolto solo 147 richiedenti asilo da Italia e Grecia seguendo il meccanismo emergenziale di ricollocamento europeo, pari allo 0,01 per cento del milione e trecentomila abitanti.

Guardando ai più recenti sondaggi, la coalizione di governo rischia comunque di perdere consenso a causa della estrema polarizzazione della campagna elettorale. Quattro dei sei seggi in palio andrebbero ai due principali partiti dell’opposizione: il già citato Partito Riformista e il Partito Socialdemocratico (SDE), i quali contribuiranno rispettivamente a sostenere dell’Alleanza dei Liberali e Democratici Europei (ALDE) e il Partito dei Socialisti Europei (PES). Quest’ultimo potrebbe essere trainato dai consensi della sua candidata di punta Marina Kaljurand, molto popolare per il suo passato come ministra degli Esteri e anche per le sue origini russe. EKRE e il Partito di Centro dovrebbero ottenere solo un seggio a testa.

L’Estonia è ancora l’unico stato al mondo ad aver reso legale anche il voto online, come abbiamo raccontato qui. Dal 2005 è possibile votare dal proprio computer con la carta d’identità digitale. L’i-voting è sempre più utilizzato, ma non ha influito particolarmente sulla partecipazione elettorale complessiva, che in realtà è diminuita: dal 43,9 per cento delle elezioni europee del 2009 al 36,5 per cento del 2014. Mercoledì 22 maggio si sono chiusi i seggi per votare in anticipo e online: ha già votato il 25,4 per cento degli aventi diritto. È un risultato che sembra preavvisare un’affluenza più alta del solito, dato che nel 2014 in totale aveva votato il 36,5 per cento dell’elettorato.

Lettonia
La Lettonia – che ha circa un milione e mezzo di elettori – ha una vita politica più complessa e frammentata rispetto alla vicina Estonia: 16 liste candidano in totale 246 parlamentari. I seggi disponibili al Parlamento europeo però sono soltanto otto.

All’inizio del 2018 la Lettonia aveva ricevuto l’attenzione di diversi giornali europei per la sua impressionante decrescita demografica: il paese baltico ha infatti perso il 18,2 per cento della sua popolazione dal 2000 allo scorso anno. Questa diminuzione è stata più evidente a partire dal 2004, anno in cui il paese è entrato a far parte dell’Unione Europea ed è diventato via via più semplice emigrare e trovare lavoro in qualsiasi altro stato dell’Unione. Nel 2010, dopo la crisi economica, lo stato baltico aveva raggiunto il secondo tasso di disoccupazione più alto dopo la Spagna e molti giovani lettoni si sono trasferiti in altri paesi europei per trovare lavoro. Una recente previsione della Commissione europea indica che l’economia sta nuovamente perdendo terreno dopo i buoni risultati degli ultimi anni, con tassi di crescita attesi del 3,1 e del 2,6 per cento nel 2019 e nel 2020.

Negli ultimi anni, il settore bancario della Lettonia è stato scosso da diversi scandali di riciclaggio di denaro (come in alcuni altri stati dell’UE) portati avanti soprattutto da oligarchi russi. Anche la politica non è stata immune da casi di corruzione.

La campagna elettorale non ha visto grandi investimenti economici da parte dei partiti che candidano rappresentanti ai seggi del Parlamento europeo. Secondo il politologo locale Daunis Auers, la campagna più efficace l’ha fatta l’ufficio locale del Parlamento Europeo a favore del voto, mentre «i partiti hanno concentrato i loro sforzi elettorali sulle elezioni politiche dello scorso ottobre e sulle prossime elezioni presidenziali».

Armonia è il partito socialdemocratico che ha dominato – sempre dall’opposizione – la scena politica della Lettonia dal 2010, anno della sua fondazione. Sin dalla sua nascita però è stato escluso da tutti i governi perché ufficialmente alleato con il Partito Russia Unita del presidente russo Vladimir Putin.

Per le strade della capitale Riga sono apparsi molti cartelloni col busto di Frans Timmermans, attuale vice-presidente della Commissione europea e candidato alla presidenza del Partito socialista europeo. Il promotore di questa iniziativa è proprio Armonia, ora diventato un partito europeista dopo aver annunciato la scadenza dell’accordo con Russia Unita nel 2017. Nonostante la sospensione del candidato principale di Armonia, Nils Ušakovs, dalla sua posizione di sindaco di Riga e numerosi altri scandali, il partito continua ad essere in testa nei sondaggi.

Uno dei pezzi più grossi di Bruxelles, il vicepresidente della Commissione europea e Commissario alla stabilità finanziaria Valdis Dombrovskis, guiderà la lista di centrodestra Nuova Unità, partito di centrodestra affiliato col Partito Popolare Europeo (PPE). Il partito ha attualmente quattro degli otto europarlamentari eletti della Lettonia, ma ripetere il risultato elettorale di cinque anni fa sarebbe già mezza una vittoria.

Sulla base dei sondaggi di Politico, si prevede che Armonia otterrà due seggi con il 21 per cento dei voti. Nuova Unità è destinata a migliorare il suo risultato rispetto alle ultime elezioni nazionali a finire al secondo posto con il 14 per cento dei voti, assicurandosi però un solo seggio rispetto ai quattro del 2014. Il partito populista “Chi possiede lo stato?” (KPV), il cui risultato aveva stravolto le ultime elezioni politiche, non dovrebbe ottenere alcun eurodeputato a causa di recenti lotte interne.

La Lettonia andrà a votare sabato 25 maggio, un giorno prima della maggioranza degli altri stati europei, ma nel paese è disponibile anche il voto anticipato.

Lituania
La Lituania, con quasi 2 milioni e mezzo di elettori, è la più popolosa delle tre repubbliche baltiche ed eleggerà 11 seggi nel prossimo Parlamento Europeo. La soglia di sbarramento è fissata al 5 per cento e ci sarà un’unica circoscrizione elettorale a coprire tutto il territorio della Repubblica lituana.

La maggior parte dei lituani considera l’adesione all’Unione Europea positiva (71 per cento) e si sente un cittadino dell’UE (77 per cento), due stime al di sopra della media europea. Alle ultime elezioni europee del 2014, contrariamente alla tendenza est-europea, aveva votato il 47,3 per cento dell’elettorato. Probabilmente l’alta percentuale ebbe a che fare con il calendario delle elezioni, che fece coincidere le elezioni europee con il secondo turno delle elezioni presidenziali del paese. Anche quest’anno però ci sarà una situazione simile: il ballottaggio per le Presidenziali sarà lo stesso giorno delle elezioni europee, e con molta probabilità l’affluenza alle urne supererà persino il 50 per cento.

A differenza di quella lettone, l’economia lituana è tornata ad essere in buona salute dopo la crisi economica del 2008. Il PIL pro capite ha superato dal 2015 al 2017 quello dell’Estonia che è storicamente stato il paese baltico più ricco fra i tre. Oggi la Lituania è uno dei paesi più solidi tra i dieci che sono entrati nell’Unione nel 2004.

Il dibattito sulle elezioni europee è stato però molto offuscato da quello dei candidati presidenti. Gitanas Nausėda, economista e professore universitario, ha condotto la campagna elettorale da candidato indipendente. Secondo il politologo locale Ainė Ramonaitė, i lituani non ripongono più molta fiducia nei partiti politici tradizionali, e questa tendenza ha permesso a Nausėda di raccogliere molti voti arrivando praticamente pari con Ingrida Šimonytė, ex ministra dell’Economia, sostenuta dal principale partito di centrodestra. Sono loro i due candidati che si sfideranno domenica 26 al ballottaggio. Anche l’attuale primo ministro indipendente Saulius Skvernelis era candidato alla carica di presidente, ma al primo turno ha ottenuto solo il 19,7 per cento promettendo di dimettersi a breve dalla sua attuale carica.

I partiti a contendersi più voti per le europee saranno il partito conservatore Unione per la Patria (TS/LKD), quello di Šimonytė, attualmente all’opposizione, e il partito populista oggi al governo l’Unione dei Verdi e Contadini lituani (LVZS). Un recente sondaggio dà TS/LKD e LVZS in prima e seconda posizione, rispettivamente con il 25 e il 22 per cento dei voti. Un risultato del genere si tradurrebbe in tre seggi parlamentari ciascuno per il Partito popolare europeo (PPE) e per il Partito dei Verdi europei.

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Questo articolo fa parte di una serie di guide alle elezioni europee del 2019. Qui trovate tutte le altre pubblicate finora.

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