L’unico paese che alle elezioni europee vota online

È l'Estonia, che lo permette da quasi quindici anni: ma la procedura ha ancora qualche difficoltà (e forse non ha effetti sull'affluenza)

di Luca Michele Piscitelli
(AP Photo/David Keyton)

Mentre in Italia e nella maggior parte paesi ci si prepara al voto per il rinnovo del Parlamento europeo, c’è chi è già arrivato quasi a metà strada. In Estonia si è chiusa mercoledì sera infatti la prima fase del voto alle elezioni europee, quello anticipato, possibile nel paese baltico sia di persona sia via internet. Non è una novità di quest’anno: con modalità sempre più accurate il voto online è possibile dal 2005, ma ad oggi resta ancora l’unico caso in Europa e nel mondo.

Al voto anticipato ha partecipato il 25,4 per cento degli aventi diritto al voto, un dato in crescita rispetto al 2014. Come hanno precisato dagli uffici del Parlamento europeo a Tallinn, il voto online anticipato è stato scelto dal 17,6 per cento degli aventi diritto, rispetto all’11,45 per cento del 2014. Allora l’affluenza complessiva per il rinnovo dei sei seggi estoni al Parlamento europeo si era fermata al 35,6 per cento: «È difficile fare una previsione ma a quanto pare quest’anno l’affluenza sarà intorno al 40 per cento», fanno sapere dagli uffici del Parlamento Europeo.

In totale, circa la metà degli elettori estoni preferisce votare online. Alle elezioni parlamentari estoni di marzo – vinte dall’opposizione di centrosinistra, che però non è riuscita a formare un governo –  il 44 per cento degli elettori ha votato per via elettronica e il 56 per cento su carta, ha raccontato Kristi Kirsberg, portavoce dell’Ufficio Elettorale che insieme all’Autorità del Sistema di Informazione gestisce il voto online. Il dato più sorprendente però riguarda il voto giovanile, quello degli elettori nella fascia compresa tra i 18 e i 24 anni: alle elezioni europee del 2014 solo il 16 per cento degli aventi diritto in questa fascia di età ha votato, nonostante la possibilità di votare online. In effetti, la procedura non è così immediata come si può immaginare.

Per partecipare al voto online – in questa tornata elettorale era aperto dal 18 al 22 maggio – sono necessari una carta d’identità (digitale o non) e il suo pin associato, un “lettore” apposito, una connessione internet ed un pc. Ed è proprio su alcuni di questi requisiti che sono stati riscontrati vari problemi che portano il voto online ben lontano dal proverbiale “basta un clic”, con cui spesso è stato pubblicizzato.

Come ha spiegato Triin Saag, candidata del neonato partito  liberale Estonia200, «parlando con le persone scopri che ci sono ancora molti ostacoli per votare online: innanzitutto si può fare solo tramite computer, e non con lo smartphone. E poi i lettori non sono facili da trovare, ci si dimentica la password (che poi occorre richiedere agli uffici della Polizia o della Guardia di Frontiera) e i programmi sono poco compatibili con i sistemi Apple».

Anche le famose carte d’identità digitali estoni – con cui si può votare dal 2011 – pongono alcuni problemi: «Per avere un profilo ufficiale occorre un numero di telefono estone e un contratto con la compagnia telefonica», spiega Saag. Non tutti ne dispongono, perché per curare i propri affari bastano alcune app gratuite, come SmartID: dalle quali però non si può votare, perché sono sviluppate e diffuse da aziende private.

Parliamo pur sempre di un paese che da anni ha puntato in maniera decisa sull’innovazione digitale – Tallinn è conosciuta anche come la città in cui si può fare quasi tutto via internet, anche divorziare – quindi ogni paragone e possibilità di esportare il modello vanno ponderati anche in base a questi dati. Va detto poi che non ci sono studi definitivi sul fatto che alla possibilità di votare online corrisponda un aumento dell’affluenza: anzi, da diversi studi è emerso che il voto online viene utilizzato soprattutto da persone che contavano già di votare di persona.

La possibilità di votare online porta comunque con sé una certa comodità, oltre ad aprire nuovi spazi per la ricerca del consenso politico. «Se gli elettori hanno tutti i documenti in ordine e un computer, è facile chiedere di votare anche durante i comizi», racconta Saag. Per queste ragioni il modello estone è guardato spesso con curiosità, nonostante la sua scala piuttosto ridotta (in Estonia vivono 1,3 milioni di persone, poco più di quelle che abitano nella provincia di Bergamo). Alle ultime elezioni politiche di marzo in Estonia c’era anche una delegazione del Movimento 5 Stelle, arrivata per studiare la possibilità di esportare il voto online.

I principali dubbi sul sistema restano quelli legati alla sicurezza: bisogna garantire che tutti i voti vengano conteggiati e non siano manipolati, e assicurare il completo anonimato degli elettori. Le autorità estoni sostengono che il voto sia assolutamente sicuro, e che gli accorgimenti per garantirne la sicurezza migliorino di anno in anno. Kristi Kirsberg, dell’Ufficio elettorale di Stato, ha spiegato per esempio che «dalle elezioni del 2013 l’elettore ha la possibilità di verificare personalmente se il proprio voto ha raggiunto il server delle elezioni». A garantire poi che ciascun voto sia archiviato e contato in maniera corretta, ci pensa un organismo di controllo gestito da revisori indipendenti.

Un’altra particolarità: al fine di evitare voti di scambio e assicurare la massima libertà di scelta l’elettore può modificare la sua scelta in ogni momento, anche recandosi al seggio e votando per via cartacea (in ogni caso vale l’ultima preferenza espressa).

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