L'attuale primo ministro finlandese Juha Sipilä (Martti Kainulainen/Lehtikuva VIA AP)

Guida alle elezioni europee in Finlandia

È uno dei pochi paesi in cui si è parlato di cambiamento climatico in campagna elettorale, e dove sono ancora in corso le trattative per formare il nuovo governo

di Lorenzo Ferrari
L'attuale primo ministro finlandese Juha Sipilä (Martti Kainulainen/Lehtikuva VIA AP)

Solo una minoranza della popolazione finlandese andrà a votare per le elezioni europee, che nel paese si terranno domenica 26 maggio. La Finlandia fa parte dell’Unione Europea dal 1995, e negli ultimi quindici anni l’affluenza per questo tipo di elezioni si è sempre assestata attorno al 40 per cento, contro il 65-70 per cento delle elezioni politiche. L’astensionismo è particolarmente alto tra i giovani, tanto che si stima che solo il 10 per cento dei cittadini al di sotto dei 24 anni abbia votato alle europee del 2014.

La bassa affluenza è probabilmente legata alla consapevolezza che il proprio voto non farà un’enorme differenza. La Finlandia elegge infatti 13 eurodeputati, che secondo i sondaggi si divideranno in modo piuttosto equo tra sette partiti diversi, distribuiti lungo tutto lo spettro politico: sinistra radicale, verdi, socialdemocratici, centristi, conservatori e destra radicale, più il partito della minoranza svedese. Su molte questioni peraltro le posizioni dei diversi partiti sono vicine, con l’eccezione del Partito dei Veri finlandesi (ci arriviamo).

Questa volta gli osservatori si attendono un’affluenza particolarmente bassa anche perché i cittadini finlandesi hanno votato per le elezioni politiche anticipate soltanto poche settimane fa, il 14 aprile. Più che sulle elezioni europee, l’attenzione dell’opinione pubblica è concentrata sulla formazione della coalizione di governo, che deve ancora essere messa a punto. L’accordo dovrebbe essere concluso a breve e dovrebbe portare alla nomina del leader dei socialdemocratici Antti Rinne a capo del governo, alla guida di una coalizione di centrosinistra.

L’unico partito che è stato escluso a priori dai negoziati per la composizione del nuovo governo è stato il Partito dei Veri finlandesi, che è arrivato secondo di poco alle elezioni politiche e che però potrebbe risultare la lista più votata alle europee. Erede di una formazione populista radicata nelle zone rurali, negli ultimi anni il partito si è spostato sempre più a destra, soprattutto dopo l’elezione di Jussi Halla-aho a leader nel 2017.

Benché il Partito dei Veri finlandesi sia a favore di un’uscita della Finlandia dall’Unione europea, nel corso delle campagne elettorali di questi mesi ha insistito poco su questa rivendicazione. La grande maggioranza della popolazione finlandese appoggia infatti l’integrazione europea, tanto che la Finlandia è l’unico dei paesi nordici ad aver scelto di adottare l’euro. L’adesione all’Unione europea ha avuto per il paese un significato strategico e identitario ben preciso, che ha segnato un’uscita dallo stato di isolamento e di esposizione all’influenza sovietica vissuto nei decenni della guerra fredda (la cosiddetta “finlandizzazione”). Anche alla luce delle crescenti tensioni con la Russia, l’appartenenza all’Unione europea viene vista da molti cittadini come una garanzia.

Nonostante sia stata etichettata “il paese più felice del mondo”, gli ultimi anni sono stati piuttosto duri per la Finlandia, che è stata colpita dalla crisi economica più di altri paesi nordici decisamente più stabili. Il PIL pro capite a parità di potere d’acquisto rimane tuttora inferiore ai livelli del 2008, mentre il tasso di disoccupazione resta più alto della media europea. Il governo di centrodestra ha reagito alla crisi con politiche di austerità – invocate con costanza anche in sede europea – ma ha anche deciso di sperimentare un reddito di cittadinanza.

La crisi migratoria ha invece toccato solo marginalmente la Finlandia, se non altro per ragioni geografiche. Tuttavia prima del 2015 l’immigrazione di origine extraeuropea era quasi assente dal paese (le maggiori comunità di immigrati sono quelle degli estoni e dei russi), dunque gli arrivi avvenuti negli ultimi anni sono stati oggetto di dibattito e di strumentalizzazione politica da parte dei movimenti xenofobi.

È stata però soprattutto la crisi climatica a essere al centro delle campagne per le elezioni politiche e per quelle europee. La crisi tocca la Finlandia in vari modi, a partire dai cambiamenti ambientali in corso nella regione polare e subpolare e nel mar Baltico, che è un bacino particolarmente inquinato e interessato da un rapido aumento della temperatura media. La centralità della questione climatica nel dibattito politico ha favorito una polarizzazione dell’elettorato: il consenso per i Verdi non è mai stato così alto, ma anche il Partito dei Veri finlandesi beneficia della sua netta posizione di scetticismo sulla crisi climatica. L’introduzione di politiche più stringenti sull’industria e le automobili è oggetto di dibattito, anche perché una delle principali ricchezze del paese è rappresentata dalle foreste e dal legno, mentre la passione per i motori è molto diffusa (non a caso, tra i pochi finlandesi famosi all’estero ci sono numerosi piloti professionisti).

Ad alimentare l’interesse dell’elettorato finlandese per le elezioni europee potrebbe esserci la presidenza di turno del Consiglio dell’Unione europea, che passerà al paese a partire dal 1° luglio. Il semestre di presidenza permetterà alla Finlandia di contribuire a definire l’agenda dell’Unione europea a medio termine e di dirigere l’attenzione verso questioni che le stanno a cuore, come quelle ambientali e le politiche di sicurezza e difesa.

Benché alle elezioni del 26 maggio siano in palio solo 13 seggi, gli incarichi a livello europeo sono spesso appetibili per i politici finlandesi, perché offrono una visibilità e un potere che pochi incarichi nazionali sono in grado di dare. Ad esempio nel 2014 il primo ministro in carica, Jyrki Katainen, arrivò a dimettersi per diventare vicepresidente della Commissione europea e prendere il posto di un altro connazionale che aveva ricevuto grandi attenzioni negli anni precedenti, il commissario agli affari economici e monetari Olli Rehn. Quest’anno la sovrapposizione tra le elezioni europee e la formazione del nuovo governo complica i calcoli dei politici finlandesi interessati a fare carriera: per tenersi aperte più opzioni, molti parlamentari nazionali eletti da poco si sono candidati anche alle elezioni europee.

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Questo articolo fa parte di una serie di guide alle elezioni europee del 2019. Qui trovate tutte le altre pubblicate finora.

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