I primi risultati sull’introduzione del “reddito di cittadinanza” in Finlandia

Il sostegno economico non ha spinto i disoccupati a cercare lavoro o a voler guadagnare di più, ma ha ridotto la loro sensazione di insicurezza

Un uomo legge il giornale, Helsinki, 14 gennaio 2019 (MARTTI KAINULAINEN/AFP/Getty Images)

Il governo finlandese ha diffuso i risultati preliminari di uno studio sul progetto sperimentale di introduzione di una misura simile a quello che in Italia si chiama “reddito di cittadinanza“: negli ultimi due anni duemila disoccupati di lungo corso hanno ricevuto un sussidio mensile di 560 euro, senza alcuna condizione. I ricercatori hanno concluso che durante il primo anno di introduzione il sostegno economico non ha spinto i disoccupati a cercare un lavoro (non c’è stato alcun effetto sull’occupazione, dunque) né a voler guadagnare di più. È stato però precisato che i risultati sono preliminari e non è ancora possibile trarre conclusioni definitive.

L’esperimento finlandese si può davvero considerare un reddito di cittadinanza, perché è una sorta di stipendio non condizionato all’accettazione di offerte di lavoro, per esempio, e slegato dalle condizioni economiche personali. Il reddito di cittadinanza introdotto in Italia in realtà è un sussidio di disoccupazione e inoccupazione.

Il progetto finlandese è durato solamente due anni: iniziato il primo gennaio 2017, si è concluso il 31 dicembre del 2018. Avrebbe dovuto includere anche una seconda fase che prevedeva di coinvolgere non solo i disoccupati ma anche un certo numero di lavoratori: lo stesso governo di centrodestra che l’aveva promosso – per studiare come rimodellare il welfare finlandese – lo aveva poi ridimensionato per ragioni politiche. La decisione era stata molto criticata da Olli Kangas, direttore scientifico dell’esperimento: «Due anni sono un lasso di tempo troppo breve per giungere alle conclusioni di un esperimento complesso come il nostro. Il governo avrebbe dovuto darci più tempo e più denaro per poter ottenere risultati affidabili». Tenendo conto di tutto questo, del depotenziamento del progetto e del fatto che i risultati diffusi sono ancora parziali, le prime valutazioni rese note vanno prese con cautela.

Le persone che hanno ricevuto per due anni il reddito di cittadinanza erano state selezionate in modo casuale tra coloro che nel novembre 2016 avevano ricevuto un sussidio di disoccupazione, indipendentemente da qualsiasi altro reddito che potevano avere o dal fatto che stessero attivamente cercando lavoro. Era stato poi creato un gruppo di controllo includendo persone che sempre nel novembre del 2016 avevano ricevuto un sussidio di disoccupazione ma che non erano rientrate nell’esperimento.

I primi risultati hanno tenuto conto di tre diversi parametri, misurando gli effetti del reddito di cittadinanza sullo stato di occupazione, sul reddito e sul benessere dei partecipanti.

Lo studio degli effetti sull’occupazione dell’esperimento sul reddito di cittadinanza si basa sui dati di un registro che vengono resi disponibili dopo un anno: significa che i risultati per il secondo anno dell’esperimento saranno pubblicati nei primi mesi del 2020, e che le conclusioni diffuse ora riguardano solamente il primo anno del progetto. Ohto Kanninen, uno degli esperti dell’esperimento, ha detto che «durante il primo anno dell’esperimento i beneficiari del reddito di cittadinanza non hanno trovato né più né meno un’occupazione nel mercato del lavoro rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo». I beneficiari del reddito hanno lavorato in media 0,5 giorni lavorativi in ​​più rispetto ai partecipanti del gruppo di controllo. Durante l’anno, i beneficiari del reddito hanno lavorato in media 49,64 giorni e i partecipanti al gruppo di controllo 49,25 giorni. Per quanto riguarda salari e entrate imprenditoriali, quelle dei beneficiari del reddito erano in media inferiori di 21 euro.

Gli effetti dell’esperimento del reddito di cittadinanza sul benessere sono stati studiati attraverso un sondaggio che è stato fatto per telefono, e dicono che chi l’ha ottenuto ha percepito anche un benessere maggiore rispetto a quello del gruppo di controllo. Il 55 per cento dei beneficiari del reddito e il 46 per cento del gruppo di controllo ha valutato il proprio stato come buono o molto buono. Il 17 per cento dei beneficiari e il 25 per cento del gruppo di controllo hanno manifestato invece un grado elevato o un grado molto alto di stress. «I beneficiari di un reddito di cittadinanza avevano meno sintomi di stress, meno difficoltà di concentrazione e meno problemi di salute rispetto ai partecipanti al gruppo di controllo. Erano anche più fiduciosi nel loro futuro e nella loro capacità di influenzare la società», hanno spiegato gli esperti. Erano infine più fiduciosi nelle loro possibilità di trovare un lavoro ed erano più convinti che un reddito di cittadinanza potesse rendere più facile accettare un’offerta di impiego o avviare un’attività in proprio.

I ricercatori, mettendo insieme tutti i dati finora raccolti, hanno concluso che i risultati dell’analisi sull’occupazione e sul benessere non erano in contraddizione tra loro: «Il reddito di base può avere un effetto positivo sul benessere del beneficiario, anche se a breve termine non migliora le prospettive di occupazione della persona».

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