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  • giovedì 7 febbraio 2019

Come funziona il reddito di cittadinanza, spiegato

Che vi piaccia o meno, è legge ed esiste: come si chiede? Quanto si può ricevere? Cos'è un'offerta di lavoro "congrua"?

Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte con Luigi Di Maio durante la presentazione del sito ufficiale e della card del reddito di cittadinanza, Roma, 4 febbraio 2019 (ANSA/ANGELO CARCONI)

A metà gennaio il Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che dall’aprile del 2019 istituisce il “reddito di cittadinanza”, un sussidio di disoccupazione e inoccupazione pensato per aiutare persone e famiglie che si trovano momentaneamente in difficoltà economica. Quello che il governo ha chiamato “reddito di cittadinanza” non è quello che nel resto del mondo viene chiamato “reddito di cittadinanza”, cioè una sorta di stipendio che percepiscono tutti i cittadini di un certo paese, a prescindere dalla loro situazione economica. Il reddito di cittadinanza italiano sarà temporaneo e vincolato alla partecipazione di chi lo riceve a un percorso di reinserimento lavorativo: prevederà anche diverse condizioni di accessibilità legate al reddito e alle rendite, tra le altre cose.

Sommario: chi ha diritto al reddito di cittadinanza? | A quanto ammonta il reddito di cittadinanza? Come si richiede il reddito di cittadinanza? | Che obblighi ha chi riceve il reddito di cittadinanza? | Cos’è un’offerta di lavoro “congrua”? | Come si possono spendere i soldi del reddito di cittadinanza? | Quanto dura il reddito di cittadinanza? | Si può perdere il reddito di cittadinanza?

Quindi: chi ha diritto al reddito di cittadinanza?
La prima cosa da sapere è che il reddito di cittadinanza è riconosciuto a un nucleo familiare, non a una persona: naturalmente un nucleo familiare può essere composto da una sola persona, ma come vedremo è una distinzione importante. Potranno ottenere il reddito di cittadinanza i nuclei familiari che – al momento della presentazione della domanda e per tutta la durata della sua erogazione – avranno una serie di requisiti: di residenza, cittadinanza o soggiorno, economici e altri ancora che hanno a che fare con il possesso di beni durevoli (un’automobile, per esempio).

Per prima cosa, per avere il reddito di cittadinanza, è necessario:

  • Essere maggiorenni
  • Essere cittadini italiani o dell’Unione Europea, oppure
  • Se si è extra-comunitari: essere lungo soggiornanti (avere cioè un permesso di soggiorno a tempo indeterminato); essere titolari del diritto di soggiorno o del diritto di soggiorno permanente; essere familiari di un cittadino italiano o dell’Unione Europea.
  • Avere la residenza in Italia da almeno 10 anni di cui gli ultimi due anni in modo continuativo.

Ci sono poi dei limiti su redditi e patrimoni:

  • Per ricevere il reddito di cittadinanza, un nucleo familiare deve avere un valore ISEE inferiore a 9.360 euro. L’ISEE è un indicatore dello stato economico di un nucleo familiare che tiene conto sia dei redditi che delle rendite, e della proprietà di immobili e mezzi di trasporto. Bisogna calcolarlo al momento della richiesta.
  • C’è un limite di reddito patrimoniale. È necessario non superare un valore di 30 mila euro del patrimonio immobiliare, escluso il valore della prima casa di abitazione.
    Il patrimonio finanziario non deve essere superiore a 6 mila euro, ma questo limite cambia in base al numero di componenti della famiglia – può arrivare a 10 mila euro nel caso di una famiglia con due figli e poi aumenta di altri 1.000 euro per ogni altro figlio – e in base alla presenza di componenti con disabilità (il limite aumenta di 5 mila euro per ogni componente con disabilità).
  • C’è un limite di reddito familiare. Deve essere inferiore a 6 mila euro annui per una famiglia composta da una sola persona e può arrivare fino a 12.600 euro per le famiglie più numerose. Se il nucleo familiare abita in una casa in affitto, la soglia si alza a 9.360 euro per una persona che vive da sola e può arrivare fino a 19.656.

Ci sono infine dei limiti stabiliti anche dal possesso di beni durevoli.

  • Il nucleo familiare non deve possedere autoveicoli immatricolati la prima volta nei 6 mesi antecedenti la richiesta, o autoveicoli di cilindrata superiore a 1.600 cc oppure motoveicoli di cilindrata superiore a 250 cc, immatricolati la prima volta nei 2 anni antecedenti al momento della richiesta (sono esclusi gli autoveicoli e i motoveicoli per cui è prevista una agevolazione fiscale in favore delle persone con disabilità).
    Nessun componente del nucleo familiare può avere navi e imbarcazioni da diporto.

C’è infine un altro requisito fondamentale: l’assegno non verrà dato ai nuclei familiari che hanno tra i loro componenti una persona disoccupata a seguito di dimissioni volontarie nei dodici mesi successivi alla data delle dimissioni. Fanno eccezione le dimissioni per giusta causa.

La prima cosa che vi chiederete a questo punto: a quanto ammonta il reddito di cittadinanza?

La risposta è che dipende. In primo luogo, bisogna sapere che il “reddito” si divide in due parti – c’è un’integrazione al reddito familiare e un sostegno per pagare l’affitto (o il mutuo, in misura minore) – e che la somma complessiva che si potrà ricevere sarà calcolata in base al numero di persone che fanno parte del nucleo familiare del richiedente. In ogni caso, comunque, se si avrà accesso al reddito di cittadinanza non si potrà ricevere meno di 480 e più di 19.656 euro all’anno, compreso l’eventuale aiuto per l’affitto.

Il governo ha fatto alcuni esempi che possono aiutare a capire esattamente quanto una persona possa aspettarsi di ricevere.

Un disoccupato che vive da solo in affitto può aspettarsi di ricevere 780 euro al mese: 500 euro sono “l’integrazione al reddito” e 280 euro sono l’aiuto per pagare l’affitto.

Una famiglia di quattro persone con due figli minorenni, che vive in affitto può arrivare a ricevere 1.180 euro al mese, 900 euro di reddito e 280 euro per l’affitto.

Una famiglia di quattro persone con un figlio maggiorenne, che vive in affitto può invece aspettarsi di ricevere fino a 1.280 euro al mese, 1.000 euro di reddito e 280 euro per l’affitto.

Questi però sono casi-limite, calcolati immaginando famiglie in grave stato di povertà, con un ISEE prossimo allo 0. Gli importi, inoltre, sono calcolati in base agli stanziamenti previsti dalle legge di bilancio per il 2019 e potrebbero diminuire se il numero dei richiedenti superasse le stime fatte dal governo.

 Come si richiede il reddito di cittadinanza?
La domanda per il reddito di cittadinanza prevede di compilare un modulo predisposto dall’INPS che può essere presentato:

  • Online dal prossimo 6 marzo attraverso questo sito a cui si accede esclusivamente tramite SPID (abbiamo spiegato qui che cos’è e come si ottiene)
  • Presso i Centri di Assistenza Fiscale (CAF)
  • In modalità cartacea dopo il quinto giorno di ciascun mese, presso gli uffici postali (sarà l’operatore della posta a inserire il modulo nel portale del ministero del Lavoro)

Prima di consegnare la domanda, occorre aver presentato la Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) per l’ISEE presso l’INPS, tramite CAF o online, che attesta i dati del proprio nucleo familiare ma anche quelli relativi al reddito e alla situazione patrimoniale mobiliare o immobiliare.

I dati contenuti nella domanda del reddito di cittadinanza saranno comunicati all’INPS entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta. L’INPS, entro i successivi 5 giorni, verificherà il possesso dei requisiti usando le proprie banche dati e quelle delle amministrazioni collegate.

Infine, in caso di esito positivo, riconoscerà ufficialmente il beneficio comunicandolo via mail o sms e lo accrediterà su una Carta di pagamento elettronica che, attualmente, viene emessa da Poste Italiane: si dovrà dunque andare in posta (saranno le poste a comunicare l’appuntamento) a ritirare la propria carta. La carta sarà uguale a una carta Postepay, indistinguibile dalla carta bancomat di una persona con un conto corrente presso le Poste.

Entro 30 giorni dalla mail o dall’sms dell’INPS che comunica l’esito positivo della domanda, i componenti del nucleo familiare che hanno certe caratteristiche (ci arriviamo) devono presentare una Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro (DID). E lo potranno fare presso i Centri per l’impiego o presso i patronati convenzionati con l’ANPAL (Agenzia Nazionale Politiche Attive del Lavoro).

 Cosa deve fare chi riceve il reddito di cittadinanza?
Per ricevere il reddito di cittadinanza, i componenti del nucleo familiare maggiorenni, non occupati e che non frequentano un regolare corso di studi o di formazione, devono rispettare alcune condizioni:

  • Devono stipulare con i centri per l’impiego un “Patto per il lavoro”, partecipare a corsi di formazione e accettare uno dei primi tre lavori congrui che gli saranno eventualmente offerti (la “congruità” è un criterio variabile, ci arriviamo).
  • Devono partecipare a progetti “utili per la collettività” organizzati a livello comunale per un massimo di 8 ore alla settimana.

Non tutti dovranno però rispettare queste condizioni e presentare la Dichiarazione di Immediata Disponibilità al lavoro. Sono esclusi:

  • Minorenni
  • Beneficiari del reddito di cittadinanza pensionati
  • Chi ha più 65 anni
  • Soggetti con disabilità
  • Soggetti già occupati oppure che frequentano un regolare corso di studi o di formazione

 Cos’è un’offerta di lavoro “congrua”?
Chi riceve il reddito di cittadinanza è tenuto a cercare lavoro e accettare le offerte che gli vengono fatte, se ritenute congrue alle sue competenze, qualificazioni e al posto dove vive. I criteri per stabilire se un’offerta di lavoro vada ritenuta “congrua” cambiano però col tempo.

Nei primi dodici mesi di fruizione del reddito di cittadinanza:

  • la prima offerta è congrua se prevede di lavorare entro 100 chilometri dal posto dove si vive o in un posto raggiungibile in meno di 100 minuti con i mezzi pubblici.
  • La seconda offerta è congrua se prevede di lavorare entro 250 chilometri dal luogo in cui si vive.
  • La terza offerta è congrua ovunque provenga all’interno del territorio italiano.

Dopo dodici mesi dall’inizio della fruizione del reddito di cittadinanza:

  • La prima o seconda offerta è congrua se prevede di lavorare entro 250 chilometri dal luogo di residenza,
  • La terza offerta è congrua ovunque provenga all’interno del territorio italiano.

Sono comunque previste deroghe a questi parametri nel caso in cui all’interno del nucleo familiare ci siano persone con disabilità.

Cosa si può fare con il reddito di cittadinanza?
La carta che si otterrà – e su cui verrà mensilmente versato l’importo del reddito di cittadinanza – permetterà di fare prelievi in contanti entro un tetto mensile per singolo individuo compreso tra i 100 e i 210 euro (in base al numero di componenti del nucleo), di effettuare un bonifico mensile a favore del locatore indicato nel contratto di locazione o dell’intermediario che ha concesso il mutuo.

La carta non potrà essere usata per giochi che prevedono vincite in denaro.

Il contributo viene accreditato entro il 5 di ciascun mese e dovrà essere usato entro il mese successivo a quello di erogazione. L’importo non speso o non prelevato viene tolto dalla mensilità successiva, nei limiti del 20 per cento del beneficio erogato. Quindi, se si ricevono 1.000 euro e non si spendono entro il mese successivo, il versamento del mese ancora dopo sarà di 800 euro. È prevista anche la decurtazione dalla Carta degli importi complessivamente non spesi o non prelevati nei sei mesi precedenti, ad eccezione di una mensilità. Quindi: dopo sei mesi i soldi non spesi vengono decurtati dalla carta, su cui viene lasciato l’equivalente dell’importo mensile del reddito di cittadinanza.

 Quanto dura il reddito di cittadinanza?
Il versamento del beneficio può essere dato per un periodo continuativo massimo di 18 mesi. Potrà essere rinnovato, dopo la sospensione di un mese prima di ciascun rinnovo. Il numero dei rinnovi non è limitato, ma rimanendo validi tutti gli altri obblighi – in caso di rinnovo c’è l’obbligo di accettare qualunque offerta di lavoro, per esempio – è improbabile che qualcuno possa arrivare a tre o quattro rinnovi.

 Si può perdere il reddito di cittadinanza?
Sì, si può anche perdere: quando non vengono rispettate le condizioni che hanno a che fare con il Patto per il lavoro o con i progetti di inclusione sociale, se cambiano le condizioni perché qualcuno del nucleo familiare trova lavoro indipendentemente dai centri per l’impiego, se non si dichiarano variazioni o aggiornamenti del nucleo familiare e delle proprie condizioni. L’ISEE, una volta presentata, vale comunque fino alla sua scadenza prevista, a meno che non se ne presenti una nuova.

Se il nucleo familiare varia rispetto a quello che era al momento della domanda, entro 2 mesi dalla variazione andrà ripresentata la DSU aggiornata e anche una nuova domanda di reddito di cittadinanza. Se la variazione dipenderà da nascite e morti basterà solo una nuova DSU.