(AP Photo/Alastair Grant)

Theresa May si dimetterà il 7 giugno

Lo ha annunciato questa mattina dopo mesi di crisi all'interno del partito Conservatore

(AP Photo/Alastair Grant)

La prima ministra britannica Theresa May ha annunciato che si dimetterà il 7 giugno, dopo che tutti i suoi tentativi di far passare l’accordo per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea sono falliti. Le sue dimissioni erano ormai una cosa scontata, dopo che la parte maggioritaria del suo partito, i Conservatori, l’aveva di fatto abbandonata, sconfessando la sua strategia su Brexit.

Nel discorso in cui ha annunciato le dimissioni, May ha ricordato quelli che ritiene essere i suoi successi – per esempio la riduzione del deficit e della disoccupazione – ma ha detto che è un grande rimpianto non essere riuscita a portare Brexit a compimento e che ha fatto tutto quello che ha potuto per convincere i parlamentari a trovare un accordo a riguardo. La voce le si è rotta sulle parole finali del breve discorso, nel ringraziare per l’onore del ruolo avuto, prima di allontanarsi rapidamente e rientrare al numero 10 di Downing Street, la residenza del primo ministro del Regno Unito. Come ricorda il Guardian, May sarà quindi ancora prima ministra il 3 giugno, quando nel Regno Unito arriverà in visita il presidente statunitense Donald Trump.

Dopo mesi di difficoltà, sconfitte in Parlamento e litigi nel governo, nei giorni scorsi la situazione di May si era complicata dopo che aveva presentato un nuovo piano per l’uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, che prevedeva una serie di concessioni pensate soprattutto per ottenere il sostegno anche di una parte dei parlamentari Laburisti. Tra queste concessioni c’era anche la promessa del governo di organizzare un nuovo referendum su Brexit se il Parlamento lo avesse chiesto a maggioranza: una cosa che non era stata presa molto bene da tantissimi membri del partito Conservatore, che non vogliono un secondo referendum. Diversi conservatori avevano addirittura chiesto di sospendere le regole ordinarie del partito, per consentire un voto di sfiducia straordinario nei confronti di May, in modo da poterla sostituire immediatamente come leader del partito e come prima ministra (le due cose sono collegate, nel sistema britannico). La richiesta era stata scartata, ma di fatto i parlamentari Conservatori avevano detto chiaramente a May di non avere più fiducia nel suo lavoro come prima ministra.

Dopo le dimissioni di May ci sarà una nuova elezione interna al partito per scegliere il nuovo segretario e di conseguenza il nuovo primo ministro. Jeremy Corbyn, leader del Partito Laburista, ha chiesto che vengano fatte delle nuove elezioni, ma il sistema britannico prevede che il leader del partito di maggioranza diventi anche il primo ministro.

Al momento i favoriti all’interno del partito Conservatore per prendere il posto di May sono l’ex ministro degli Esteri ed ex sindaco di Londra Boris Johnson e  Andrea Leadsom, la ministra del governo che si occupava dei lavori parlamentari e che questa settimana aveva annunciato le sue dimissioni, in aperta polemica con May. Entrambi convinti sostenitori di una Brexit dura e senza compromessi con l’Unione Europea. Altri possibili futuri primi ministri sono Dominic Raab, ex ministro per Brexit del governo britannico; Jeremy Hunt, il segretario agli Esteri; e Michael Gove, ministro dell’Ambiente. Al nuovo primo ministro toccherà il compito di fare approvare entro il prossimo autunno un accordo per Brexit dal Parlamento, per evitare che si arrivi alla prossima scadenza prevista dall’Unione Europea senza accordo.

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