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  • giovedì 16 maggio 2019

Cosa fanno gli atleti durante il Ramadan

Nella finale di Champions League del primo giugno, a digiuno ancora in corso, saranno impegnati sei calciatori musulmani

Mohamed Salah dopo l'ultimo gol segnato in Premier League (Clive Brunskill/Getty Images)

La finale di UEFA Champions League tra Liverpool e Tottenham si giocherà la sera del primo giugno, proprio negli ultimi giorni del mese del digiuno dei fedeli musulmani, il Ramadan. Per le due finaliste potrà essere un problema, dato che fra Liverpool e Tottenham ci sono sei giocatori musulmani: Mohamed Salah, Sadio Mané, Xherdan Shaqiri e Naby Keita nel Liverpool, Moussa Sissoko e Serge Aurier nel Tottenham. Il Liverpool si trovò nella stessa situazione nella finale dell’anno scorso, quando si parlò soprattutto di Salah, che decise di non sospendere il Ramadan nonostante avesse il permesso per farlo (la sua finale poi durò soltanto 25 minuti, ma per un altro motivo).

Il Ramadan è iniziato lo scorso 5 maggio. È il mese sacro del calendario islamico e coincide con il digiuno dei fedeli in commemorazione della prima rivelazione del Corano a Maometto. Cade ogni anno in un momento diverso dell’anno solare, e quindi man mano in una stagione diversa. Ora siamo negli anni in cui, nell’emisfero boreale, si celebra almeno in parte nei mesi estivi.

Durante il Ramadan il Corano prescrive l’obbligo del digiuno completo dall’alba al tramonto. Il digiuno costituisce il terzo dei Cinque pilastri dell’Islam e chi non lo rispetta è colpevole di empietà. Osservarlo può essere molto provante per gli atleti o per chi svolge un lavoro pesante, a maggior ragione nei mesi più caldi. Il digiuno può infatti essere causa di catabolismo muscolare, cali di energia e difficoltà nel recupero dopo le attività. Il problema più grande è l’idratazione, dato che non è consentito nemmeno bere e il corpo fa più fatica a stare senza liquidi che senza cibo.

Per questo non tutti gli atleti professionisti lo osservano regolarmente, mentre altri fanno alcune eccezioni in occasione di gare importanti. È una scelta individuale, insomma, e ci sono ampi margini di tolleranza.

Enes Kanter, giocatore turco di NBA impegnato nei playoff con i Portland Trail Blazers, sta digiunando in uno dei momenti più importanti della sua carriera. Kanter è negli Stati Uniti da otto anni e tempo fa ha mostrato la sua routine giornaliera nel mese del Ramadan. È solito fare un pasto sostanzioso a notte fonda, senza però esagerare per non svegliarsi assetato quando non può più bere. Nei mesi più caldi, quando le giornate sono più lunghe, ritorna a mangiare verso le nove di sera. Per Kanter il digiuno non è un problema, tanto che durante l’anno è solito digiunare due volte a settimana.

Nel caso della finale di Champions League la partita inizierà prima del tramonto. I sei giocatori di Liverpool e Tottenham, ammesso che tutti osservino il Ramadan, si presenteranno alla partita più importante dell’anno – probabilmente anche delle loro carriere – a digiuno da circa quindici ore. Preparatori e dietologi modificheranno le loro diete, per esempio facendo bere loro molta acqua durante la notte, ma entro certi limiti: arriveranno comunque a giocare molte ore dopo l’ultimo pasto.

Agli atleti che decidono di non interrompere il Ramadan ma sentono il bisogno di nutrirsi, non rimane altra scelta che trovare un modo per farlo appena possibile. L’anno scorso la nazionale di calcio tunisina in procinto di disputare i Mondiali in Russia escogitò un metodo insolito per permettere ai suoi giocatori di rifocillarsi durante le partite. Nel corso delle amichevoli di giugno giocate contro Portogallo e Turchia, il portiere tunisino finse palesemente un infortunio per fermare il gioco subito dopo il tramonto, consentendo così ai suoi compagni di bere e mangiare qualcosa a bordo campo.

Nello stesso periodo il presidente della federazione calcistica saudita concesse ai suoi giocatori in Russia un permesso speciale per posticipare il digiuno, visto che la loro prima partita si sarebbe giocata negli ultimi giorni del Ramadan. La stessa cosa fece il grand muftì egiziano. In generale, comunque, ogni atleta musulmano decide in autonomia, in base al proprio fisico e alla propria religiosità: c’è chi, come il centrocampista tedesco Mesut Ozil, scelse di non digiunare durante i Mondiali, e chi – come l’ex difensore egiziano Abdel Zaher al Saqqa – sostiene di aver giocato anche meglio durante il Ramadan.

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