• Mondo
  • Martedì 14 maggio 2019

Guida alle elezioni europee in Portogallo

Le forze del governo più a sinistra dell'Europa occidentale dovrebbero andare molto bene, anche grazie a un azzardo del primo ministro António Costa

(AP Photo/Petros Karadjias)
(AP Photo/Petros Karadjias)

Fra i paesi europei più sviluppati, il Portogallo è spesso considerato un paradosso: nonostante sia appena uscito da poco da un programma di aiuti internazionali e il suo governo di ispirazione socialista abbia dovuto approvare varie misure di austerità, oggi la sua economia cresce più di quella di Germania e Svezia e il consenso dei partiti di governo è rimasto praticamente immutato dal loro insediamento, avvenuto nel 2015. Le elezioni europee dovrebbero confermare questa tendenza, e dare ulteriore spinta al Partito Socialista in vista delle elezioni politiche previste per ottobre.

Il successo dei Socialisti non nasce per caso: negli anni hanno saputo bilanciare le conseguenze dei tagli agli investimenti pubblici richiesti dai creditori internazionali aumentando il salario minimo e abbassando l’età pensionabile per i dipendenti pubblici, e sono riusciti a ottenere più soldi dal fisco migliorando la raccolta delle tasse. Le misure del governo guidato dal primo ministro António Costa hanno incontrato un successo talmente diffuso che hanno costretto il Partito Social-Democratico, il principale partito di centrodestra, a spostarsi sempre più al centro, al contrario di quanto sta avvenendo in tutta Europa.

Secondo Foreign Policy, inoltre, in Portogallo mancano alcuni elementi che altrove hanno portato al ritorno della destra radicale. Il flusso migratorio è composto soprattutto da persone che provengono da paesi in cui si parla portoghese, come il Brasile e l’Angola, quindi facilmente integrabili. Il tasso di disoccupazione giovanile è intorno alla media europea del 16 per cento, in calo costante dal 2013, e l’Unione Europea come istituzione è ancora molto popolare fra le generazioni più giovani.

Eppure la campagna elettorale è stata piuttosto agitata. A metà aprile gli autotrasportatori del settore energetico hanno scioperato per chiedere contratti migliori alle loro aziende, cosa che ha generato la peggiore crisi energetica degli ultimi anni: si sono registrate code lunghissime ai benzinai, e gli aeroporti sono stati costretti a intaccare le loro riserve di emergenza di carburante. A inizio maggio è stata la volta degli insegnanti, che hanno fatto pressioni per ricevere in un’unica soluzione i soldi degli scatti di carriera che vennero bloccati durante il periodo dell’austerità.

La misura era sostenuta da una maggioranza trasversale che comprendeva sia i Social-Democratici sia il Partito Comunista sia il Blocco di Sinistra, cioè gli alleati di governo dei Socialisti (anche se ufficiosi, perché non fanno parte della maggioranza). Il governo però si era detto contrario a una spesa così onerosa: il ministero dell’Economia aveva fatto sapere che sarebbe costata fra i 600 e gli 800 milioni di euro. Costa ne è uscito alla grande: ha detto che in caso di approvazione della misura si sarebbe dimesso, e la minaccia di tenere elezioni anticipate ha convinto i Comunisti e il Blocco di Sinistra a ritirare il loro appoggio alla legge.

«L’azzardo di Costa ha pagato, rafforzando la sua immagine di uomo politico attento ai conti», ha scritto Euronews: nel primo sondaggio realizzato dopo la crisi, i Socialisti hanno guadagnato quasi un punto nei sondaggi, arrivando al 35,4 per cento. Insieme al primo ministro spagnolo Pedro Sanchez, Costa è ormai il leader conclamato della sinistra riformista europea. Negli ultimi due anni i giornali hanno spesso contrapposto il suo governo a quello di Angela Merkel in Germania, lodandolo per aver saputo trovare una soluzione “da sinistra” ai postumi della crisi economica.

Il peso di Costa ha iniziato a farsi sentire anche in Europa. Da quasi un anno e mezzo il ministro portoghese dell’Economia, Mário Centeno, è presidente dell’Eurogruppo, cioè l’influente gruppo che raduna i ministri dell’Economia dei paesi dell’eurozona. Un eventuale buon risultato dei Socialisti alle elezioni del 26 maggio potrebbe fare ottenere al Portogallo un commissario più pesante di quello attuale nella prossima Commissione Europea (quello attuale, Carlos Moedas, detiene le trascurabili deleghe alla ricerca e all’innovazione).

Al Parlamento Europeo, invece, il Portogallo eleggerà 21 euparlamentari (gli stessi di Grecia e Ungheria). Fra loro non ci sarà Maria João Rodrigues, che nella scorsa legislatura ricopriva l’influente incarico di coordinatrice delle politiche sociali per l’S&D, il principale gruppo politico di centrosinistra. Rodrigues è stata lasciata fuori dalle liste dei Socialisti a febbraio, poche settimane dopo che Politico aveva rivelato che il Parlamento Europeo aveva aperto un’indagine su di lei per un presunto caso di maltrattamenti nei confronti di una assistente. Rodrigues è stata poi condannata per «maltrattamento psicologico» dall’apposita commissione delle risorse umane del Parlamento Europeo.

Nonostante il suo incarico, Rodrigues è a metà classifica di una lista compilata da Publico e Vote Watch sui parlamentari portoghesi più attivi e influenti di questa legislatura. Al primo posto c’è invece José Manuel Fernandes dei Social-Democratici, che aderiscono al Partito Popolare, di centrodestra.

In Portogallo, come in Italia, per le elezioni europee si voterà soltanto domenica 26 maggio. Secondo le ultime proiezioni diffuse dal Parlamento Europeo, i Socialisti dovrebbero ottenere intorno al 37 per cento dei voti, cioè circa 9 seggi, mentre i Social-Democratici il 31 per cento dei voti, corrispondenti a 7 seggi. Gli altri principali partiti – nessuno dei quali di ispirazione liberale o di estrema destra – dovrebbero ottenere meno di due seggi a testa.

***

Questo articolo fa parte di una serie di guide alle elezioni europee del 2019. Qui trovate tutte le altre pubblicate finora.