(Octavio Passos/Getty Images)
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  • mercoledì 27 marzo 2019

Il Portogallo è un paradosso

Cresce più della Germania e ha un governo di sinistra che ha tagliato gli investimenti e azzerato il deficit, mantenendo la spesa sociale e restando popolare; ma c'è un ma

(Octavio Passos/Getty Images)

L’istituto nazionale di statistica del Portogallo ha comunicato questa settimana che il deficit pubblico nel 2018 è sceso allo 0,5 per cento del PIL, il livello più basso nei 45 anni trascorsi dalla fine della dittatura. Sette anni fa, durante il picco della crisi economica, il Portogallo aveva un deficit pari all’11 per cento del PIL, e dovette negoziare un pacchetto di aiuti da 78 miliardi di euro per evitare la bancarotta. Oggi invece il Portogallo cresce dell’1,7 per cento, più dell’1,1 per cento stimato per la Germania.

«Oggi il Portogallo ha vinto la sua battaglia per la credibilità», ha detto commentando i nuovi dati Mário Centeno, ministro delle Finanze portoghese e presidente del prestigioso Eurogruppo, l’organo che riunisce i ministri delle Finanze e dell’Economia di tutta l’area euro (l’incarico era precedentemente occupato dal famoso Jeroen Dijsselbloem). La credibilità è importante per il Portogallo, che con un debito pubblico pari al 120 per cento del PIL è considerato da molti un “osservato speciale” sul mercato internazionale dei titoli di stato.

Il governo di cui fa parte Centeno è guidato dal primo ministro Antonio Costa, leader del Partito Socialista, ed è sostenuto da due partiti di estrema sinistra, il Bloco de Esquerda e il Partito Comunista Portoghese, che nel suo programma ha l’uscita dalla NATO e dall’euro. Il governo è stato formato nel 2015 e l’alleanza che lo sosteneva fu soprannominata geringonça, che significa grossomodo “accozzaglia”. All’epoca nessuno credeva che sarebbe durato a lungo; oggi invece il governo portoghese è considerato da molti un modello e il paese viene regolarmente visitato da delegazioni di tutti i principali partiti della sinistra europea.

Dal 2015 a oggi Costa e il suo governo hanno dedicato tutti i loro sforzi a recuperare la credibilità del paese, mettendo in atto una politica di tagli e risparmi e migliorando la raccolta fiscale. La pressione fiscale, cioè il totale delle tasse raccolte in proporzione al PIL, è arrivata nel 2018 al massimo storico: 35,4 per cento, contro il 34,4 dell’anno precedente. In questo modo il governo è riuscito a ridurre il deficit, rassicurando gli investitori e i partner europei.

Le uniche voci di bilancio sulle quali Costa non ha accettato compromessi sono stati i tagli di tasse per le categorie più deboli e l’aumento delle pensioni. Il governo ha anche deciso un aumento dei salari minimi e l’abbassamento dell’età pensionabile per i dipendenti pubblici. Costa infine è riuscito anche ad ottenere risultati in quelli che in Portogallo chiamano i “temi divisivi”: i diritti civili più controversi, come quelli che riguardano l’adozione per le coppie gay e tutto ciò che riguarda il fine vita.

Anche grazie a queste misure, Costa è riuscito a mantenere un vantaggio considerevole sui suoi avversari. Il Partito Socialdemocratico, che a dispetto del nome è il principale partito di centrodestra del paese, è dato dai sondaggi sotto il 25 per cento, mentre i sondaggi attribuiscono ai socialisti di Costa poco meno del 40 per cento. Costa è considerato il miglior candidato a diventare primo ministro da oltre il 50 per cento dei portoghesi, mentre nessuno dei suoi principali avversari arriva al 30 per cento dei consensi. Il successo del governo di Costa ha anche contribuito a spostare a sinistra il dibattito pubblico nel paese. I socialdemocratici, per esempio, si stanno allontanando dai loro tradizionali alleati di centrodestra, il partito cristiano democratico, e stanno spostando verso il centro i loro temi, mentre i loro emissari hanno cominciato a chiedere ai socialisti di Costa di formare una larga coalizione dopo le prossime elezioni di ottobre.

Ma tutti questi risultati non sono arrivati senza un prezzo per il paese, come hanno mostrato i grandi scioperi di insegnanti, guardie carcerarie e infermieri avvenuti nelle ultime settimane. Gli scioperi degli infermieri in particolare sono stati così estesi che il governo ha dovuto modificare la legge per obbligarli a continuare a lavorare. Le proteste riguardano soprattutto il pessimo stato in cui versano le infrastrutture portoghesi: strade, scuole, ospedali, ferrovie e prigioni.

Nel tentativo di rassicurare i partner europei e contemporaneamente mantenere il consenso intervenendo sulle pensioni, il governo Costa ha infatti dovuto tagliare in modo massiccio l’unica voce di bilancio che rimaneva disponibile: gli investimenti pubblici. Nel 1960 il Portogallo spendeva per gli investimenti il 5,4 per cento del PIL, sceso fino all’1,6 per cento nel 2016 e tornato poco sopra il 2 per cento soltanto nel 2018, con l’avvicinarsi delle elezioni (si tratta in tutto di appena 4,1 miliardi di euro, in calo rispetto ai 4,5 che si era stimato di spendere inizialmente).

Secondo una classifica del Fondo Monetario Internazionale, il Portogallo ha un investimento pubblico netto pari a -1,2 per cento del PIL, il livello più basso dei 26 paesi più ricchi, sotto persino alla Grecia, alla Spagna e all’Italia. Il livello negativo significa che il Portogallo spende in investimenti meno di quanto sarebbe necessario per ripagare il deprezzamento dei beni pubblici, come il naturale degrado che colpisce strade ed edifici. «Stiamo consumando il nostro capitale perché non facciamo investimenti sufficienti a rimpiazzarlo», ha detto a una conferenza lo scorso febbraio Luis Moraes Sarmento, vicedirettore del dipartimento statistico della Banca centrale portoghese: «Significa che stiamo lasciando un fardello estremamente pesante alle generazioni che verranno in futuro».

A febbraio, per esempio, una locomotiva vecchia di 40 anni e affittata dalla Spagna, è andata in pezzi finendo fuori dai binari, per fortuna senza far deragliare il resto del treno. Il primo ministro Costa si è affrettato a ordinare 22 nuove locomotive, ma questo piccolo investimento da 168 milioni di euro farà poco per rimediare alla cronica mancanza di manutenzione e rinnovamento delle infrastrutture portoghesi. Le associazioni di albergatori, per esempio, lamentano che i limiti del piccolo aeroporto di Lisbona stanno diventando un problema per l’industria turistica.

Questa situazione in futuro potrebbe peggiorare. Secondo le stime, infatti, l’Europa si avvia a un nuovo periodo di recessione. Per mantenere la sua “credibilità” internazionale, e quindi un bilancio in pareggio o quasi, il governo portoghese potrebbe trovarsi costretto a operare una serie di nuovi tagli che con ogni probabilità si concentreranno ancora una volta sugli investimenti, che già si trovano a un livello molto basso. Secondo Pedro Brinca, professore di economia alla Nova School of Business & Economics dell’Università di Lisbona, a quel punto sarà inevitabile che i tagli comincino ad avere «seri effetti sulla crescita economica del paese».

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