Militanti dell'Economic Freedom Fighters a Pretoria (Brent Stirton/Getty Images)
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  • martedì 7 maggio 2019

Si vota in Sudafrica

Il presidente uscente - che ha preso il posto del controverso Jacob Zuma - è il favorito, ma sta affrontando una crisi di consenso e molti conflitti interni

Militanti dell'Economic Freedom Fighters a Pretoria (Brent Stirton/Getty Images)

Mercoledì 8 maggio quasi 27 milioni di sudafricani voteranno per eleggere i membri dell’Assemblea Nazionale, delle assemblee provinciali e un nuovo presidente. Saranno le seste votazioni dall’inizio della democrazia in Sudafrica e dalla fine dell’apartheid, cioè di quel regime in cui la società era ufficialmente e formalmente segregata su base etnica. Il partito favorito è l’ANC (African National Congress), il partito di liberazione nazionale più longevo e noto di tutta l’Africa, che ha guidato il paese dalla metà degli anni Novanta e che sta però attraversando un momento di grande crisi. Il presidente uscente è Cyril Ramapahosa, 66 anni, subentrato nel febbraio dello scorso anno a Jacob Zuma, coinvolto per anni in scandali personali e politici che hanno progressivamente eroso l’appoggio popolare verso la sua presidenza e il suo stesso partito.

L’Assemblea Nazionale è formata da 400 membri eletti direttamente dai cittadini per 5 anni col sistema proporzionale di lista bloccata: l’Assemblea è il principale organo legislativo del paese. L’altro ramo del Parlamento è il National Council of Provinces (NCOP), che rappresenta i governi delle nove province in cui è diviso il Sudafrica. Anche il NCOP sarà rinnovato domani, ma la sua elezione è indiretta. Le assemblee provinciali sono composte da un numero variabile di membri, tra 30 e 80, hanno numerose competenze e la loro composizione determinerà gran parte dell’Assemblea. Il presidente, infine, è allo stesso tempo capo di stato e capo di governo. Sarà nominato dalla nuova Assemblea Nazionale che sceglierà, per prassi, il leader del partito che avrà ottenuto la maggioranza dei voti. Le urne saranno aperte dalle ore 7 alle 21, i risultati sono attesi per sabato e i partiti che si sono registrati sono in totale 48.

I partiti principali sono tre: l’ANC, che fu di Nelson Mandela, è stato il potere in Sudafrica per moltissimi anni, governando sia le grandi città che le zone rurali. Alle ultime elezioni locali, nel 2016, per la prima volta però molti neri della classe media urbana scelsero di non andare a votare o passarono all’opposizione, delusi dal comportamento e degli scandali di Zuma: l’ANC perse il controllo di diverse città, tra cui Pretoria e Johannesburg. Alle elezioni di domani la vittoria dell’ANC non sembra essere in dubbio, stando ai sondaggi, anche se per la prima volta il partito rischia di scendere sotto il 50 per cento dei consensi, uno scenario inimmaginabile fino a pochi anni fa e determinato in gran parte dalla presidenza di Zuma.

Cyril Ramaphosa durante un comizio a Johannesburg, 5 maggio 2019 (AP Photo/Ben Curtis)

Zuma è stato presidente del Sudafrica per quasi nove anni, ma i moltissimi scandali che hanno segnato la sua lunga presidenza hanno reso l’ANC debole e vulnerabile e messo in crisi la fiducia nelle istituzioni. Con lui la corruzione in Sudafrica si è estesa in tutto il settore pubblico: Zuma distribuì incarichi di potere a familiari, amici e soci d’affari,  mise a capo di importanti aziende pubbliche, come la compagnia ferroviaria e quella elettrica nazionale, alcune persone di fiducia con poca esperienza e senza vere qualifiche. Lo scandalo che provocò più reazioni negative – e che contribuì al pessimo risultato dell’ANC alle elezioni locali del 2016 – fu quello che coinvolse la sua residenza di Nkandla, nel Sudafrica orientale.

Anche lo stato di salute dell’economia sudafricana ha risentito del malgoverno di Zuma e dell’ANC: la crescita è bassissima, la disoccupazione ha raggiunto il 37 per cento e le disuguaglianze sono enormi (i bambini neri hanno meno probabilità di finire la scuola e i sudafricani bianchi, che costituiscono circa l’8 per cento della popolazione, possiedono il 73 per cento del territorio agricolo nazionale).

Di questa situazione dovrebbe beneficiare, secondo i sondaggi, l’estrema sinistra degli Economic Freedom Fighters (Combattenti per la Libertà Economica), terza forza politica del paese, data intorno al 15 per cento (nel 2014 superò di poco il 6 per cento). L’EFF si è concentrato soprattutto sulle disuguaglianze sociali ed economiche, si rivolge esplicitamente ai neri più poveri e chiede una riforma agraria basata sull’espropriazione delle terre e sulla redistribuzione ai piccoli agricoltori locali. Il leader dell’EFF è Julius Malema: leader populista considerato da anni piuttosto pericoloso, per le sue posizioni ignoranti e razziste, cita spesso come modelli Fidel Castro, Muammar Gheddafi e Robert Mugabe, ha 38 anni ed è l’ex capo della Lega giovanile dell’ANC, dalla quale fu estromesso per le sue posizioni.

La seconda forza politica del paese è Alleanza Democratica, partito liberale guidato da Mmusi Maiamane, 38 anni, originario di Soweto. I sondaggi dicono che AD è tra il 15 e il 22 per cento. Sia Maimane che Malema sperano di ottenere il sostegno di parte degli elettori storici dell’ANC.

Il leader dell’Economic Freedom Fighters (EFF) Julius Malema, Soweto, 5 maggio 2019 (AP Photo/Themba Hadebe)

Molto probabilmente, stando ai dati, dopo le elezioni di domani verrà confermato come presidente Cyril Ramaphosa, che è un ricco imprenditore e un ex sindacalista. Ha posizioni più moderate sull’economia rispetto a quelle di Zuma – soprattutto sembra una persona seria, al contrario di Zuma – ed è il candidato preferito dagli osservatori e dagli investitori internazionali. Ha promesso che si impegnerà per risolvere il problema della corruzione e nel suo programma ha previsto di aumentare il numero di posti di lavoro e di migliorare il sistema scolastico.

Ramaphosa, oltre che i suoi naturali avversari politici, sta comunque affrontando una situazione conflittuale interna al suo stesso partito, contro Zuma e le persone che gli sono rimaste fedeli. Il suo margine di manovra dipenderà dalla portata del risultato dopo l’8 maggio: se otterrà un mandato debole, molto probabilmente non riuscirà a portare avanti le riforme che ha promesso e che non piacciono all’establishment dell’ANC, di cui lui stesso ha fatto parte e da cui sta cercando di smarcarsi. Secondo l’istituto di ricerca Ipsos, più bassa sarà la partecipazione, migliore sarà il risultato di Ramaphosa.

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