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  • domenica 5 maggio 2019

Ci sono nuovi scontri fra Gaza e Israele

Da venerdì sera i gruppi armati palestinesi hanno lanciato più di 600 razzi, l'esercito israeliano ha risposto con violenti bombardamenti

Gaza, 5 maggio 2019 (EPA/MOHAMMED SABER/ANSA)

Sabato mattina sono iniziati nuovi scontri fra i gruppi armati palestinesi della Striscia di Gaza e l’esercito israeliano, i più intensi da diverso tempo a questa parte insieme a quelli di due mesi fa: al momento, da sabato sono morti almeno 16 palestinesi (stando alle autorità della Striscia) e 3 israeliani.

Da due giorni centinaia di razzi vengono lanciati dalla Striscia verso le città israeliane al confine con la Striscia e nel sud di Israele: ci sono diversi feriti, domenica due civili israeliani sono morti dopo che un razzo ha colpito una fabbrica ad Ashkelon, al confine nord con la striscia. Secondo i giornali israeliani in tutto fra sabato e domenica sono morti 3 cittadini israeliani. L’esercito israeliano ha risposto con forza e bombardato diversi obiettivi militari, che però nella Striscia si trovano nei pressi degli edifici civili: da sabato, secondo il ministero della Salute della Striscia, sono stati uccisi 16 palestinesi, e 47 sono stati feriti. Tra queste 16 persone ci sono anche una donna palestinese incinta e sua figlia di 14 mesi: il ministero della Salute della Striscia sostiene che siano state uccise dai bombardamenti israeliani ma l’esercito israeliano ha negato le accuse, rispondendo che sono state uccise per errore da un razzo palestinese.

Il nuovo ciclo di violenze era iniziato venerdì, quando un cecchino palestinese aveva ferito due soldati israeliani, provocando come ritorsione l’uccisione di due militanti di Hamas. Nello stesso giorno due manifestanti palestinesi erano stati uccisi dai soldati israeliani in uno scontro avvenuti nella settimanale protesta contro Israele lungo il confine.

Le ragioni dell’escalation di violenze sono diverse: su tutte, Haaretz cita il fatto che i negoziati per una tregua di lunga durata fra Hamas e Israele, che vanno avanti ormai da diverse settimane, stiano procedendo molto più lentamente di quanto previsto dalle fazioni palestinesi. Sembra inoltre che di recente ci siano stati dei problemi nel trasferimento mensile di contanti che vengono inviati alla Striscia dal Qatar, uno dei paesi che hanno più legami con i gruppi armati palestinesi; problemi che Hamas imputa ad Israele, che invece ha dato la colpa a un disguido burocratico. Secondo questo ragionamento, Hamas sta cercando di mettere pressione ad Israele per trovare rapidamente un accordo di lunga durata, e per farlo ha scelto la via dello scontro militare.

Dopo i primi scontri di venerdì, il livello delle violenze si è comunque alzato molto rapidamente: fra venerdì sera e domenica mattina i gruppi armati della Striscia di Gaza – fra cui il gruppo politico-terrorista Hamas, che governa la Striscia dal 2007 – hanno lanciato verso il territorio israeliano più di 600 razzi. L’esercito israeliano ha detto che il 70 per cento dei razzi è caduto a vuoto, e che alcuni sono stati intercettati dal sistema di difesa Iron Dome (che però è inefficace contro i razzi indirizzati verso le città di confine, che volano molto bassi). Sembra che uno dei razzi abbia colpito un furgone e ucciso il suo conducente nei pressi del kibbutz israeliano di Erez, a nord della Striscia.

L’esercito israeliano ha detto invece di aver colpito 230 obiettivi appartenenti ad Hamas e al Movimento per il Jihad Islamico in Palestina, considerato responsabile del lancio dei primi razzi. In particolare sarebbero stati colpiti un centro di lancio di missili e una base militare di Hamas nel nord della Striscia, case private di leader di Hamas, magazzini e fabbriche di armi. Nella Striscia di Gaza, che è uno dei posti più sovraffollati al mondo, la maggior parte dei bombardamenti rischia di provocare morti e feriti civili. I bombardamenti hanno anche distrutto la sede della redazione dell’agenzia di stampa turca Anadolu, una delle poche che lavorano attivamente nella Striscia.

Il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha detto che Hamas e il Movimento per il Jihad Islamico «pagheranno un prezzo molto alto» per i loro attacchi, e per il momento non si hanno notizie di una tregua imminente. Nickolay Mladenov, coordinatore speciale dell’ONU per la pace in Medio Oriente, ha detto che sta lavorando a fianco dell’Egitto per un cessate il fuoco; un funzionario egiziano ha confermato a Reuters che «l’Egitto sta facendo la sua parte con Hamas, il gruppo jihadista islamico e Israele ma non c’è ancora nessuna conclusione». L’esercito israeliano ha anche annunciato la chiusura completa della principale via di passaggio tra Israele e Gaza e della zona di pesca al largo della costa palestinese.

Si è interrotta dopo un mese la fragile tregua che era stata trovata il 27 marzo scorso grazie alla mediazione dell’Egitto per mettere fine ai bombardamenti israeliani iniziati due giorni prima. Quei bombardamenti erano la risposta a un razzo lanciato da Hamas che aveva ferito sette persone nella comunità israeliana di Mishmeret, circa 20 chilometri a nord di Tel Aviv: era dal 2014 che un razzo non arrivava così lontano nel territorio israeliano.

Le nuove violenze sono iniziate mentre Israele si prepara a celebrare il giorno dell’Indipendenza, che ricorda la proclamazione dello Stato di Israele avvenuta il 14 maggio del 1948, e a ospitare l’Eurovision, il più importante e seguito concorso musicale al mondo, che si terrà dal 14 al 18 maggio e che porterà in Israele migliaia di ospiti e turisti.

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