(Stringer/picture-alliance/dpa/AP Images)
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  • venerdì 19 aprile 2019

Attorno a Tripoli si continua a combattere

L'offensiva delle milizie legate al maresciallo Khalifa Haftar va avanti da due settimane: ci sono più di 200 morti e le solite divisioni nella comunità internazionale

(Stringer/picture-alliance/dpa/AP Images)

La battaglia per Tripoli, la capitale della Libia, è iniziata due settimane fa e non sembra poter finire nel breve periodo. Le milizie armate legate al maresciallo Khalifa Haftar, che controlla quasi tutta la Libia orientale e meridionale, hanno attaccato da sud ma finora non sono riuscite a raggiungere i confini della città vera e propria, difesa dalle milizie schierate dalla parte di Fayez al Serraj, il primo ministro del governo con sede a Tripoli e riconosciuto dall’ONU come unico legittimo del paese. Secondo gli ultimi dati diffusi dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), finora sono state uccise negli scontri più di 200 persone, e altre decine di migliaia sono state costrette a lasciare le loro case per fuggire dalle violenze.

La battaglia iniziata a Tripoli è una delle più significative e importanti degli ultimi anni in Libia, tanto che diversi osservatori hanno parlato del rischio che inizi una terza guerra civile libica. Le violenze stanno anche minando i piani di rilancio della produzione di petrolio e gas libici, ha scritto il Wall Street Journal, aumentando il rischio di un aumento globale del prezzo del greggio.

Negli ultimi giorni il governo di Serraj ha rivolto diversi appelli alla comunità internazionale per chiedere un intervento diplomatico contro Haftar, appoggiato da Egitto, Emirati Arabia Uniti, Arabia Saudita, Russia e Francia. Finora, però, Serraj ha ottenuto molto poco: sia il Consiglio di Sicurezza dell’ONU che l’Unione Europea hanno condannato le violenze a Tripoli con toni generici, senza prendere una posizione netta contro Haftar. L’inviato speciale dell’ONU per la Libia, Ghassan Salamé, ha parlato giovedì del rischio di una più ampia diffusione delle violenze in Nord Africa. Salamé ha inoltre identificato le divisioni interne alla comunità internazionale come uno dei fattori che avrebbero incoraggiato Haftar ad attaccare Tripoli, proprio una settimana prima di un’importante Conferenza organizzata dall’ONU sulla Libia che avrebbe dovuto avvicinare le parti del conflitto.

Nel frattempo, il governo di Serraj ha emesso un mandato di cattura per crimini di guerra contro Haftar e altre personalità politiche e militari della Cirenaica, la regione orientale della Libia sede del governo che appoggia il maresciallo. Il ministero dell’Interno del governo Serraj, inoltre, ha diffuso un comunicato per annunciare di voler interrompere «qualsiasi relazione» con la Francia nell’ambito degli accordi bilaterali tra i due paesi, a causa dell’appoggio del governo francese ad Haftar.

Secondo fonti diplomatiche citate da Reuters, né gli Stati Uniti né la Russia avrebbero intenzione di appoggiare la risoluzione del Consiglio di Sicurezza dell’ONU che chiede una tregua in Libia e che condanna Haftar per l’aggressione contro Tripoli. Reuters ha scritto inoltre che gli Stati Uniti non hanno voluto spiegare la propria posizione, che sembra essere in contraddizione con alcune dichiarazioni pubbliche precedenti di condanna dell’azione di Haftar: alcuni diplomatici dell’ONU sostengono che quella degli Stati Uniti potrebbe essere solo una tattica per prendere tempo e capire il da farsi nella complicata situazione libica.

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