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Quanto non lavorano Salvini e Di Maio, contato

Il sito Openpolis ha analizzato a quanti eventi di partito hanno partecipato i due vicepresidenti del Consiglio e quante volte lo hanno giustificato dicendo che si trattava di "impegni istituzionali"

(ANSA)

Nei primi mesi del 2019, i due vicepresidenti del Consiglio Luigi Di Maio e Matteo Salvini hanno impiegato molto del loro tempo in attività politica di partito, comizi e altri eventi di campagna elettorale. Spesso, però, Di Maio e Salvini hanno usato i loro impegni ministeriali per giustificare assenze motivate in realtà da questioni di partito e Di Maio in alcuni casi ha promosso la sua attività politica su siti ministeriali. Si tratta di accuse che vengono rivolte da tempo ai due vicepresidenti del consiglio, accusati di badare di più al consenso dei loro partiti che ai ministeri di cui dovrebbero occuparsi. Questa settimana il sito Openpolis ha pubblicato una ricerca in cui per la prima volta si cerca di dare una dimensione numerica a queste accuse.

Per realizzarla Openpolis ha monitorato le pagine sui social network dei due leader politici e ha verificato il numero di eventi partitici, comizi, incontri con il pubblico e altre attività non istituzionali, a cui i due hanno partecipato dall’inizio del 2019.

Nel confronto Matteo Salvini ha totalizzato esattamente il triplo degli eventi rispetto a Di Maio: 69 il primo e 23 il secondo. Strategie chiaramente diverse, rese tali anche da un altro aspetto. Per Matteo Salvini non solo è più alto il numero di eventi dedicati alle singole tornate, ma soprattutto sembra chiara la sua intenzione di trasformare qualsiasi occasione pubblica in un possibile comizio: che sia un pranzo della domenica a Recco (Genova) o un capodanno a Bormio (Sondrio).

(Openpolis)

In tutto, Openpolis ha contato sette “comizi improvvisati” da parte di Salvini, che sembra apprezzare particolarmente questa forma di incontro politico.

Analizzando il numero di eventi tenuti dai due leader si vede chiaramente che Di Maio si è impegnato molto per la campagna elettorale in vista delle regionali in Abruzzo. Dopo la grave sconfitta subita dal Movimento, Di Maio ha ridotto molto la sua esposizione durante la campagna elettorale per le regionali in Sardegna. Ha invece già iniziato quella in vista delle elezioni europee. Scrive Openpolis:

Il voto del 10 febbraio in Abruzzo è stato quello che ha mobilitato maggiormente i due politici: 14 gli eventi che ha svolto Luigi Di Maio, e 27 quelli del leader leghista. Numeri più bassi per il voto in Sardegna del 24 febbraio: solamente 3 eventi per il capo politico del Movimento 5 stelle, mentre altri 20 per Matteo Salvini. Già 15 invece gli incontri in Basilicata per Salvini, e 3 quelli tenuti da Di Maio. In vista delle elezioni europee solo il capo politico del M5s si è già mobilitato, con 3 diverse appuntamenti.

Openpolis nota quindi la confusione che fanno entrambi i leader politici tra le loro funzioni istituzionali, legate al loro ruolo nel governo, e quelle di leader di partito:

Una scelta che invece accomuna i due leader è quella di legare eventi “ministeriali” a quelli elettorali. Proprio lo scorso weekend sia Di Maio che Salvini erano in Basilicata in vista del voto di domenica. Entrambi hanno svolto eventi a sostegno dei loro candidati, ed entrambi hanno sfruttato l’occasione per organizzare incontri ufficiali per conto dei rispettivi ministeri: quello del lavoro per il leader 5 stelle, e quello dell’interno per il segretario della Lega.

Anche se Openpolis non lo specifica, questo significa che i due leader hanno utilizzato mezzi e risorse dei rispettivi ministeri per pagare le loro trasferte e quelle dei relativi staff.

Sia Di Maio che Salvini hanno inoltre utilizzato i loro eventi di partito come giustificazione per le loro assenze dalle votazioni in Parlamento. Salvini, ad esempio, ha partecipato ad appena l’1,73 per cento delle votazioni in Senato ed è risultato “assente giustificato”, cioè “in missione”, nel 97,75 per cento dei casi. In almeno quattro occasioni, scrive Openpolis (il 7, 12 e 27 febbraio, e 7 marzo) le “missioni” erano in realtà comizi e altri eventi di partito.

Di Maio ha saltato quasi il 90 per cento delle votazioni, sostenendo di essere stato “in missione” nell’80,29 per cento dei casi. Almeno in un caso, il 5 febbraio, Di Maio ha detto di essere in missione quando era in realtà impegnato in un evento di partito: in questo caso, la visita in Francia per incontrare alcuni leader delle frange estremiste dei cosidetti “gilet gialli“. «Anche Di Maio quindi, come Salvini – scrive Openpolis – ha nascosto una mancanza ai suoi doveri da parlamentare mettendosi in missione, approfittando di fatto di un regolamento fin troppo permissivo».

Openpolis cita un ultimo caso di confusione tra ruoli di partito e impegni istituzionali. In almeno due distinte occasioni, Di Maio ha usato i siti dei ministeri di cui è titolare, Lavoro e Sviluppo economico, per pubblicizzare eventi della campagna elettorale. La prima volta è avvenuto il 3 febbraio, quando sul sito del ministero è comparso l’annuncio di un incontro di Di Maio con i cittadini di Ortona a sostegno della candidata alle regionali abruzzesi Sara Marcozzi. Il 12 febbraio accadde la stessa cosa con due eventi in Sardegna a sostegno del candidato alle regionali locali.

Openpolis conclude la sua analisi con un appello ai due candidati affinché da oggi adottino un atteggiamento più responsabile nella gestione dei loro diversi ruoli, partitici e istituzionali: «Le imminenti elezioni europee saranno un momento chiave dell’attuale legislatura, e soprattutto potrebbero avere significative conseguenze per l’attuale maggioranza di governo. Chiediamo che Di Maio e Salvini mantengano un atteggiamento consono al ruolo che svolgono, nel rispetto dei cittadini e delle istituzioni».

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