In Sardegna ha vinto il centrodestra

Il nuovo presidente sarà Christian Solinas ma la Lega ha deluso, mentre il PD è stato il partito più votato e il M5S è crollato sotto il 10 per cento

(ANSA/UFFICIO STAMPA SOLINAS)

Il candidato del centrodestra Christian Solinas ha vinto le elezioni regionali e sarà il prossimo presidente della Sardegna, battendo soprattutto il suo avversario di centrosinistra, il sindaco di Cagliari Massimo Zedda. Lo spoglio, cominciato lunedì mattina, è andato avanti molto a rilento: alle 7.30 di martedì sono state scrutinate 1.830 sezioni su 1.840. Solinas è in vantaggio di 15 punti sul sindaco Zedda, che ha ammesso la sconfitta. Le altre notizie sono il risultato tutto sommato deludente della Lega, il crollo del Movimento 5 Stelle e il buon risultato del Partito Democratico, la cui lista è stata la più votata.

Voto dei candidati a presidente:

Christian Solinas (centrodestra) – 47,8%
Massimo Zedda (centrosinistra) – 32,9%
Francesco Desogus (Movimento 5 Stelle) – 11,1%

Voto per liste e coalizioni (risultati parziali):

Totale centrodestra: 51,7%
di cui, tra gli altri
– Lega 11,3%
– Partito sardo d’azione 9,9%
– Forza Italia 8%
– Fratelli d’Italia 4,7%

Totale centrosinistra: 30,1%
di cui, tra gli altri
– Partito Democratico 13,4%
– Liberi e Uguali 3,8%
– Campo Progressista 3,1%

Movimento 5 Stelle 9,7%

Il candidato del Movimento 5 Stelle Francesco Desogus ha ottenuto l’11 per cento, con la lista del Movimento 5 Stelle intorno al 9: un risultato particolarmente negativo se confrontato con il 40 per cento raggiunto dal Movimento 5 Stelle alle elezioni politiche dello scorso 4 marzo. È la più grave sconfitta elettorale per il Movimento 5 Stelle dalle elezioni politiche, dopo quella della settimana scorsa in Abruzzo.

Anche nei voti di lista il centrodestra ha vinto sul centrosinistra: il partito più forte della coalizione è la Lega, che ha ottenuto però solo una modesta crescita – ben lontana da quanto le attribuivano e le attribuiscono i sondaggi – ottenendo l’11,3 per cento dopo il 10,8 raccolto alle politiche di un anno fa. Dopo una lunghissima campagna di Matteo Salvini nell’isola, i dirigenti del partito si aspettavano di raccogliere più del 15 per cento e speravano di avvicinarsi al 20 per cento.

Il centrosinistra è arrivato secondo migliorando molto il risultato rispetto alle politiche del 4 marzo, quando raccolse complessivamente poco più del 17 per cento. La coalizione ha superato il 30 per cento e la lista del PD è stata la più votata, anche più della lista della Lega.

La legge elettorale in Sardegna prevede che venga eletto presidente il candidato che ottiene la maggioranza dei voti e non è previsto ballottaggio. L’affluenza è stata del 53,75 per cento, circa due punti in più rispetto alle elezioni regionali del 2014. Gli exit poll diffusi domenica sera davano Zedda e Solinas quasi pari, ma con l’inizio dello spoglio dei dati reali è diventato chiaro che i sondaggi avevano commesso un errore di valutazione superiore al dieci per cento.

Perché lo scrutinio è stato così lento?
Tra le ragioni che spiegano perché lo spoglio è andato così a rilento c’è il meccanismo piuttosto macchinoso con cui si è deciso di procedere all’esame delle schede. Ogni scheda infatti è stata scrutinata una sola volta durante la quale gli scrutatori hanno preso nota del voto per il candidato presidente, del voto per la lista e delle due preferenze per i candidati di lista, se presenti (invece di contare prima i voti per candidati e liste e solo in un secondo momento conteggiare le preferenze). I dati, inoltre, sono stati pubblicati in maniera aggregata e non sezione per sezione.

I comuni con un massimo di 10 sezioni hanno fornito i risultati soltanto al termine dello spoglio, quelli che hanno tra 11 e 30 sezioni quando hanno scrutinato almeno metà delle sezioni e quelli più grandi quando arrivati a un quarto delle sezioni. Quindi i primi risultati a essere conteggiati sono stati quelli dei piccoli comuni, dove il centrodestra di solito è più forte.

Il candidato del centrosinistra Zedda è andato abbastanza bene a Cagliari, ma non abbastanza da recuperare il distacco con il suo avversario. La città metropolitana di Cagliari ha 431 mila abitanti e contiene da sola un quarto degli abitanti della regione. Zedda è stato eletto sindaco per la seconda volta nel 2016.

Premio di maggioranza
Il candidato presidente che ha ottenuto anche solo la maggioranza relativa dei voti vince le elezioni; a seconda dei voti da lui ottenuti, però, la sua coalizione ottiene un diverso premio di maggioranza. Il premio di maggioranza viene infatti attribuito con un meccanismo che prevede: il 55 per cento dei seggi (33 su 60) se il presidente eletto ha ottenuto tra il 25 e il 40 per cento dei voti; il 60 per cento dei seggi (36 su 60) per una percentuale di preferenze compresa tra il 40 e il 60 per cento. Non è invece previsto alcun premio di maggioranza se il presidente eletto ha ottenuto meno del 25 per cento dei voti. La legge elettorale sarda prevede il voto disgiunto, cioè era possibile votare una lista e un candidato presidente non collegati. La soglia di sbarramento è fissata al 10 per cento per le liste che si presentano in coalizione, e al 5 per cento per le liste non coalizzate. Nel caso di Solinas, scatterà un premio del 60 per cento.

I candidati
I candidati erano sette, in totale: Andrea Murgia per la lista Autodeterminatzione, somma di vari movimenti e partiti di sinistra; Paolo Maninchedda, ex assessore ai Trasporti della giunta uscente di centrosinistra candidato con il Partito dei Sardi, di stampo indipendentista; Vindice Lecis, giornalista che si presentava in una lista in cui ci sono, tra le altre, Rifondazione Comunista e i Comunisti Italiani; Mauro Pili per la lista Sardi Liberi.

I candidati principali erano però solo tre: Christian Solinas, di centrodestra, leader del Partito Sardo d’Azione, eletto al Senato con la Lega alle ultime elezioni politiche; il sindaco di Cagliari Massimo Zedda, di centrosinistra, e Francesco Desogus del Movimento 5 Stelle.

Solinas, 42 anni, è sostenuto da una coalizione di centrodestra formata da 11 liste diverse, in cui il principale partito è la Lega che alle precedenti regionali del 2014 non si era nemmeno presentata. Salvini è da tempo al lavoro per costruire una base politica nell’isola: nel 2017, per esempio, in vista delle elezioni politiche, formalizzò l’alleanza della Lega con il Partito Sardo d’Azione, una formazione autonomista da tempo vicina al centrodestra.

È grazie a questa alleanza che Solinas è stato eletto in Senato, dove siede nel gruppo della Lega. A novembre Salvini aveva partecipato al congresso del Partito Sardo d’Azione, aprendo le porte alla candidatura di Solinas alla guida della regione. Salvini è stato molto attivo per la campagna elettorale in Sardegna, al punto, secondo alcuni, da oscurare il candidato presidente della regione, con cui ha fatto un unico evento alla vigilia del voto.

Zedda ha 43 anni, è stato eletto sindaco di Cagliari per due volte e proviene dall’area politica che si trova a sinistra del Partito Democratico: ha militato in Sinistra Ecologia Libertà di Nichi Vendola per poi restare indipendente. La coalizione che guida è formata da quasi tutto l’arco del centrosinistra: dal PD a LeU passando per Sardegna in Comune, lista vicina al movimento “Italia in comune” del sindaco di Parma Federico Pizzarotti, e Campo Progressista, la formazione patrocinata dall’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia.

Francesco Desogus, 58 anni, bibliotecario di Cagliari, è il candidato del Movimento 5 Stelle. Non ha precedenti esperienze in politica: lo scorso autunno ha vinto le primarie del Movimento con 450 voti su 1.350 iscritti votanti. Prima di lui era stato candidato alla regione Mario Puddu, ex sindaco di Assemini, in provincia di Cagliari, più noto e con maggiore esperienza, ma ha dovuto ritirarsi dopo essere stato condannato per abuso d’ufficio.

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