• Mondo
  • Mercoledì 13 febbraio 2019

Le nuove manifestazioni contro Maduro

Per la seconda volta in poche settimane migliaia di persone hanno protestato nel centro di Caracas, ma per ora il governo venezuelano resiste

La manifestazione contro Maduro nel centro di Caracas (Edilzon Gamez/Getty Images)
La manifestazione contro Maduro nel centro di Caracas (Edilzon Gamez/Getty Images)

Martedì 12 febbraio migliaia di persone hanno manifestato nel centro di Caracas, la capitale del Venezuela, e in altre città per chiedere le dimissioni del governo di Nicolás Maduro e per sostenere l’autorità di Juan Guaidó, il leader dell’opposizione che a metà gennaio si è dichiarato presidente legittimo del paese. Quelle di martedì sono state le più grandi manifestazioni dell’opposizione da quelle di tre settimane fa e un nuovo segno evidente che per ora le nuove proteste non hanno perso di forza e intensità.

Da quando Guaidó si è autodichiarato presidente – sfruttando un articolo della costituzione che permette al capo del Parlamento di sostituire il presidente nel caso quest’ultimo stia abusando dei suoi poteri –, il paese continua ad essere in una sorta di stallo. Il potere è di fatto ancora saldamente di Maduro – che continua ad avere il sostegno dell’esercito – ma decine di paesi in tutto il mondo hanno riconosciuto l’autorità di Guaidó e hanno chiesto che vengano indette nuove elezioni presidenziali (quelle della scorsa primavera erano state giudicate irregolari da tutti gli osservatori internazionali).

Gli Stati Uniti, il primo paese a riconoscere l’autorità di Juan Guaidó e il più attivo per cercare di risolvere la crisi in Venezuela, hanno imposto nuove durissime sanzioni al governo Maduro (andando a toccare in modo significativo i guadagni del governo dalla vendita di petrolio all’estero) e ora hanno inviato consistenti aiuti umanitari verso il paese. Gli aiuti dovrebbero permettere a Guaidó di mostrare la sua capacità di governare e aiutare i milioni di venezuelani che da anni vivono in estrema povertà a causa della gravissima crisi dell’economia venezuelana.

Proprio intorno agli aiuti umanitari si stanno scontrando ora Guaidó e Maduro, che ha bloccato fisicamente le vie di accesso al Venezuela dalla Colombia, dove sono stati accumulati gli aiuti arrivati dagli Stati Uniti. Parlando ai suoi sostenitori durante le proteste di martedì, Guaidó ha promesso che riuscirà a sbloccare la situazione entro il 23 febbraio, ma Maduro per ora ha ribadito di non voler accettare gli aiuti umanitari e negli ultimi giorni ha sostenuto che in Venezuela non ci sia nessuna crisi. Intervistato da BBC, Maduro ha accusato gli Stati Uniti di aver orchestrato questa situazione per mettere in cattiva luce il suo governo e prendere il controllo del Venezuela, distorcendo la realtà.


Una sintesi dell’intervista di Maduro a BBC, in inglese

Alla manifestazione organizzata dalle opposizioni hanno partecipato decine di migliaia di persone, dice BBC. Nelle stesse ore comunque, diverse migliaia di persone hanno partecipato a un’altra manifestazione organizzata da Maduro per mostrare come il suo governo abbia ancora il sostegno dei venezuelani. La cosa è in parte vera, almeno se si parla di Caracas, dove la crisi economica ha fatto meno danni che in altre parti del paese: nelle zone rurali del Venezuela mancano da tempo medicine e cibo e negli ultimi anni milioni di persone sono emigrati all’estero per scappare dalla povertà.