Cosa dice l’analisi del governo sulla TAV

Sostiene che costruire la linea ad alta velocità causerà perdite fino a 8 miliardi di euro, soprattutto per minori introiti da pedaggi autostradali e accise sui carburanti

Il cantiere del cunicolo esplorativo della Torino-Lione a Chiomonte, 10 ottobre 2016 (Marco Alpozzi/LaPresse)

Secondo l’analisi costi-benefici commissionata dal governo Conte, costruire la cosiddetta TAV – cioè la linea ferroviaria ad alta-velocità che nell’ambito di una più ampia rete ferroviaria europea collegherebbe Torino e Lione – potrebbe causare perdite nette allo Stato tra i 6 e gli 8 miliardi di euro. La relazione è stata firmata da cinque dei sei esperti nominati dal governo, mentre non ha firmato Pierluigi Coppola, docente di Ingegneria all’università di Tor Vergata, che era stato nominato dal precedente ministro dei Trasporti. Costi e benefici sono calcolati per il primo trentennio di attività della linea, cioè nel periodo di tempo che intercorre tra la conclusione dei lavori, prevista per il 2030, fino al 2059.

Insieme alla relazione è stato pubblicato anche un documento “tecnico giuridico” di cui si è occupata l’avvocatura dello Stato, secondo cui bloccare la TAV costerebbe fino a 4,2 miliardi di euro, una cifra considerata “massima”: sono costi lordi, cioè che non considerano i risparmi che deriverebbero dal non proseguire l’opera. L’avvocatura avverte che a causa dei «molteplici profili evidenziati» nell’analisi costi-benefici, il fatto cioè che non sia possibile identificare un’unica cifra come “costo” della prosecuzione dei lavori, non è possibile «determinare in maniera netta i costi in caso di scioglimento».

L’analisi era stata ultimata un mese fa ma è stata tenuta segreta fino ad oggi, quando è stata pubblicata sul sito del ministero delle Infrastrutture (si legge qui). Era stata commissionata dal ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli del Movimento 5 Stelle, fortemente contrario alla TAV («Chi se ne frega di andare a Lione», è la sua opinione in proposito), che l’aveva affidata a un gruppo di esperti quasi tutti contrari alla TAV. Il governo non si è ancora espresso ufficialmente su come intende procedere, mentre Toninelli ha dichiarato dopo la pubblicazione: «I numeri dell’analisi costi benefici sulla Tav sono estremamente negativi, impietosi, ora deciderà il governo».

Secondo i modelli economici utilizzati nell’analisi, la differenza tra i benefici ottenuti e i costi sostenuti grazie all’opera è negativa. Se l’opera sarà realizzata, il modello sostiene quindi che lo Stato subirà una cosiddetta “perdita di benessere” che direttamente o indirettamente costerà 7 miliardi di euro. Nello studio sono presentati diversi scenari e considerazioni che potrebbero modificare questa perdita che, nel caso peggiore, arriverebbe fino a 8 miliardi di euro.

Uno degli elementi principali con cui la relazione arriva a calcolare questi costi totali è considerato l’impatto sulle finanze pubbliche di due fattori: le minori entrate dovute alle accise sui carburanti che ci saranno se effettivamente la costruzione della TAV dovesse ridurre il numero di autoveicoli sulle autostrade, e i minori introiti dai pedaggi autostradali (sul sito LaVoce.info gli autori dell’analisi hanno spiegato le ragioni dell’utilizzo di questo metodo particolare che aveva suscitato un certo dibattito tra esperti).

A seconda del “successo” della TAV, quindi in base al numero di camion che saranno tolti dalle strade, il costo complessivo dell’opera potrebbe salire. Secondo la relazione: «Il costo da sopportare in caso di realizzazione del progetto non è rappresentato dalla somma dei soli costi di investimento e di gestione; a questi devono infatti essere sommate le minori accise che portano il bilancio complessivo da 10 a 11,6 miliardi (flussi attualizzati) nello scenario “realistico” e a 16 miliardi in quello “Osservatorio 2011”».

I risultati dell’analisi non sono stati una sorpresa. Il capo della commissione incaricata di redigerla è infatti il professor Marco Ponti, ordinario di economia al Politecnico di Milano, noto da tempo per le sue posizioni contrarie alla TAV che già nelle scorse settimane aveva fatto capire che la sua analisi avrebbe prodotto risultati negativi. Ma nella maggioranza non tutti sono dell’opinione di Ponti. La Lega e il suo segretario Matteo Salvini hanno detto più volte di essere favorevoli alla costruzione della TAV e che in caso di dissidi la questione andrebbe sottoposta agli elettori tramite un referendum.

Il Movimento 5 Stelle, invece, è fermamente contrario all’opera e vede come un rischio la possibilità di sottoporre la materia a un voto referendario. Il partito fondato da Beppe Grillo ha già dovuto rimangiarsi numerose promesse fatte in campagna elettorale e in molti considerano ora irrinunciabile la contrarietà alla TAV, una delle prime storiche battaglie intraprese dal Movimento.

I sostenitori della TAV nel frattempo hanno duramente attaccato la relazione, in particolare perché non è stato dato sufficiente peso ai risparmi in termini di inquinamento e minori incidenti stradali. «Uno studio cieco e inaffidabile totalmente guidato e pilotato dalla politica», lo ha definito il capogruppo del PD alla Camera, Graziano Delrio. Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera, ha definito l’analisi «una balla spaziale» . Il presidente di Confindustria Vincenzo Boccia ha spiegato che nonostante quel che dice la relazione, la costruzione della TAV «è una grande occasione per dare lavoro a 50mila persone. Io l’analisi già l’ho fatta: ho dato un dato, a noi basta». Paolo Foietta, presidente dell’Osservatorio sulla TAV e grande sostenitore dell’opera, ha definito la relazione una «truffa».