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  • Domenica 3 febbraio 2019

Tom Brady non si può toccare

La storia del più grande quarterback del football americano, che domenica si gioca l'ennesimo Super Bowl, e della corazzata che i New England Patriots hanno costruito per difenderlo

Tom Brady all'ingresso in campo dei New England Patriots al Gillette Stadium di Foxborough, in Massachusetts (Billie Weiss/Getty Images)
Tom Brady all'ingresso in campo dei New England Patriots al Gillette Stadium di Foxborough, in Massachusetts (Billie Weiss/Getty Images)

Domenica notte Tom Brady, il quarterback dei New England Patriots, giocherà il nono Super Bowl della sua carriera, un traguardo che ogni giocatore di NFL guarda da lontano. Brady è uno dei più grandi quarterback nella storia del football americano, nonché il giocatore più presente negli almanacchi degli ultimi vent’anni. Tenendo conto solamente dei Super Bowl disputati, il suo nome è associato a più di una quindicina di primati destinati a durare per anni. Ne ha vinti più di qualsiasi altro quarterback in attività, e fra stagioni regolari e playoff i suoi lanci hanno percorso più yard e fatto segnare più touchdown di qualsiasi altro giocatore nella storia della lega. Dovesse battere i Los Angeles Rams nel Super Bowl di Atlanta, ne aggiungerebbe un altro a una carriera già di per sé straordinaria.

Tom Brady contro i Kansas City Chiefs nella finale di AFC (Jamie Squire/Getty Images)

In diciannove anni Brady ha vinto nove volte il titolo dell’American Football Conference, trasformandola nel suo parco giochi. Ha giocato in più Super Bowl di qualsiasi altra squadra del campionato: solo i suoi Patriots lo superano, di due presenze. Le sue statistiche annichiliscono quelle di qualsiasi altro giocatore in attività. E pensare che la sua carriera professionistica dopo il football universitario iniziò con il draft del 2000 in cui venne scelto alla chiamata numero 199 e dopo altri cinque quarterback ritenuti più promettenti di lui. Alcuni di quelli che lo precedettero non sono mai arrivati a giocare in NFL, altri si sono ritirati da tempo senza mai avvicinarsi ai suoi livelli. Nei rapporti degli osservatori il nome Brady era associato a delle note che lo definivano scarso nella costruzione del gioco, troppo magro e senza peculiarità.

Nei test fisici, in effetti, Brady non dimostrava nessuna grande dote atletica. Nella corsa era abbastanza lento, frenato da un’altezza di 1 metro e 93 centimetri e da gambe piuttosto lunghe. I suoi movimenti erano sgraziati ma le abilità da quarterback – capire il gioco, decidere in fretta, lanciare rapidamente e con precisione – erano indipendenti da tutto questo. A detta dei suoi allenatori all’Università del Michigan, Brady è sempre stato il più furbo, il più scaltro e il più motivato. Già da giovane aveva una dedizione assoluta nei confronti del football, per la quale passava intere giornate a studiare i libroni degli schemi o a riguardare vecchi filmati di gioco. Oggi quella dedizione la applica anche fuori dal campo, tenendo uno stile di vita da atleta impeccabile.

La grande convinzione nelle sue qualità lo ha reso nel tempo sempre più immune alla pressione e agli avvenimenti attorno a lui, anche dopo alcuni evidenti errori commessi in partita (è il quarterback con più fumble nei Super Bowl). Nel 2000 venne selezionato dai Patriots come quarta scelta nel suo ruolo, ma questo non gli impedì di presentarsi al proprietario della franchigia, il miliardario americano Robert Kraft, come «la miglior decisione che avesse mai preso». Al primo anno in New England venne mandato in campo solo una volta e fece appena in tempo a fare un lancio di cinque metri. Ma sotto la protezione del quarterback titolare, Drew Bledsoe, e dopo essersi fatto notare negli allenamenti, nel corso di un anno scalò le gerarchie fino a diventare la prima riserva.

La sua carriera, e di conseguenza la storia del football americano, cambiarono il 23 settembre 2001, nello stesso mese in cui, dopo l’attacco terroristico al World Trade Center di New York, era cambiata anche la storia degli Stati Uniti.

Nella partita di campionato contro i rivali dei New York Jets, Bledsoe prese un colpo che gli causò una emorragia interna. Brady lo sostituì: entrò in campo e non lo lasciò mai più. Impiegò una manciata di partite per diventare decisivo e nelle successive dieci, con diciotto touchdown lanciati, trascinò i Patriots fino al Super Bowl di New Orleans, dove gli allora St.Louis Rams divennero la prima squadra a perdere una finale all’ultima giocata. Il merito fu di Brady, che negli ultimi secondi della partita, sul risultato di parità, invece di fare scadere il tempo per portarla ai supplementari, si prese la responsabilità di continuare a lanciare per far avanzare la squadra fino al punto da dove poi il kicker Adam Vinatieri ottenne tre punti calciando. I Patriots andarono in vantaggio 20-17 senza che i Rams avessero più tempo per giocare. Brady fu eletto miglior giocatore del Super Bowl alla sua prima partecipazione, dando inizio sia a una delle più grandi carriere nel mondo dello sport che alla lunga “dinastia” vincente dei Patriots.

Brady e Drew Bledsoe in allenamento (ROBERTO SCHMIDT/AFP/Getty Images)

Nel frattempo Bledsoe rimaneva un quarterback esperto e molto apprezzato, ma Bill Belichick, l’allenatore dei Patriots negli ultimi vent’anni, capì che era arrivato il momento di Brady, il più giovane quarterback a vincere un Super Bowl. Nel 2002 Bledsoe venne quindi scambiato con i Buffalo Bills e Brady si prese tutta la scena. Nello stesso anno giocò per tutta la stagione con una spalla infortunata: questo non gli impedì di confermarsi, ma i Patriots non riuscirono a raggiungere i playoff. Si rifecero però nei successivi due anni, vincendo due Super Bowl consecutivi.

Nelle leghe professionistiche nordamericane è molto più difficile vincere i titoli nazionali per più anni consecutivi rispetto ai campionati europei. Nel football americano, come in NBA e nel baseball, una serie di successi si costruisce attraverso un lavoro che richiede anni, pazienza, uomini giusti e scelte azzeccate. La scelta di Brady, che ai draft fu preferito a Tim Rattay – un quarterback la cui carriera in NFL è durata sette anni – fu per i New England Patriots la chiave di volta del progetto che ha reso la squadra della famiglia Kraft la più vincente degli anni Duemila. I Patriots hanno partecipato a tre degli ultimi quattro Super Bowl, vincendone due. Da quando c’è Brady le apparizioni in finale sono state nove in diciannove anni, con cinque vittorie ottenute anche nelle stagioni – come quella attuale – dove non erano dati come principali favoriti e spesso anche con rimonte improbabili.

Robert Kraft e Bill Belichick (Getty Images)

L’altra persona determinante nei successi dei Patriots è stata ed è tuttora Belichick, allenatore e vera e propria istituzione del football americano. Belichick viene da una famiglia di origine croata e crebbe al fianco del padre, assistente allenatore della squadra di football della United States Naval Academy di Annapolis. È in NFL dagli anni Settanta, è il terzo allenatore più vincente nella storia e la persona che negli ultimi vent’anni ha plasmato i Patriots attorno a Brady. Belichick riesce a trasformare le sue squadre da partita a partita, anche nel giro di una settimana, e per lui la vittoria non basta: cerca la perfezione. È solito utilizzare tanti giocatori diversi e nessuno può dirsi mai sicuro del proprio posto in squadra, perché non esita a rimpiazzarli, creando così una forte competizione. Alla fine però i Patriots si presentano sempre con alcuni dei migliori giocatori in circolazione. Uno degli ultimi e più famosi, per citarne uno, è Rob Gronkowski, attaccante newyorchese che dal 2010 finalizza gran parte dei lanci che arrivano dalle mani di Brady.

Belichick lo ha inoltre dotato di una gabbia di protezione imperforabile alla quale viene dato grande merito. I quarterback hanno sempre bisogno di una linea che li protegga dagli avversari e dia loro il tempo per effettuare il miglior lancio possibile. Brady fa “uscire” la palla a una velocità che spesso lascia perplessi gli stessi giocatori in campo, e per questo tutti cercano di avventarsi su di lui nel minor tempo possibile e con il maggior numero di uomini a disposizione. Questi però devono fare i conti con Trent Brown, Marcus Cannon, Shaq Mason, Joe Thuney e David Andrews, i giocatori che durante le partite rendono Brady uno degli esseri umani più inavvicinabili al mondo. Insieme formano l’offensive line dei Patriots – una delle più forti, se non la più forte del campionato – ovvero i cinque giocatori che in fase di attacco si schierano in linea davanti a Brady per bloccare i difensori avversari. Il più “leggero” di questi cinque pesa circa 134 chilogrammi e supera il metro e novanta di altezza. Il più pesante invece è Trent Brown, che è anche il giocatore più pesante di tutta NFL, con 172 chilogrammi alla bilancia.

Nelle due partite dei playoff che i Patriots hanno giocato contro i Los Angeles Chargers e i Kansas City Chiefs, Brady non è stato praticamente toccato dagli avversari. Dopo la vittoria contro Kansas City ha addirittura postato la foto della sua maglia su Instagram facendo notare come non avesse nemmeno uno striscio. Per la qualità della protezione che riceve quando gioca, Brady non ha nemmeno bisogno di spostarsi più di tanto dalla sua posizione, come dimostra il fatto che solo di recente, dopo diciannove lunghi anni di carriera in NFL, sia riuscito a superare le 1000 yard percorse.

Il legame tra Brady e i suoi compagni continua a essere sotto gli occhi di tutti, così come quello con allenatore e proprietario. Secondo recenti stime, nel corso della sua carriera Brady avrebbe guadagnato circa 197 milioni di dollari soltanto con la sua paga ai Patriots (i suoi guadagni aumentano con i contratti commerciali: insieme alla moglie, la modella brasiliana Gisele Bündchen, forma una coppia popolarissima). Ma il suo compenso per diciannove anni con i Patriots sarebbe potuto essere più alto di almeno 60 milioni di dollari, se non avesse ritoccato così tante volte il suo contratto al ribasso per permettere alla proprietà di dirottare più soldi nella costruzione della squadra negli anni più complicati.

Nonostante siano tanti quello che credono che Brady sia il Michael Jordan del football americano, non risulta essere così amato dal pubblico. Due anni fa, poco prima del Super Bowl contro gli Atlanta Falcons, il Guardian si domandò in modo sarcastico come mai alla gente non piacesse un affascinante atleta milionario con una moglie top model, che non disdegna di incontrare Donald Trump nelle cerimonie ufficiali, a differenza di tanti altri sportivi americani. Nella sua reputazione in America ha inoltre inciso anche il caso “deflategate”, l’indagine iniziata nel 2015 per stabilire se i Patriots avessero usato di proposito dei palloni sgonfi nell’ultima partita di campionato valevole per l’accesso al Super Bowl, poi vinto contro Indianapolis. Brady venne squalificato per quattro giornate, ma poi la squalifica fu annullata e infine reintrodotta.