Eddie "the Eagle" Edwards in mezzo a un gruppo di giornalisti il 23 febbraio 1988, alle Olimpiadi di Calgary (Getty Images)
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  • sabato 2 Febbraio 2019

La storia di Eddie “the Eagle” Edwards

Un film in onda stasera su Rai 3 racconta come un giovane inglese riuscì a partecipare alle Olimpiadi invernali più o meno improvvisandosi saltatore con gli sci

Eddie "the Eagle" Edwards in mezzo a un gruppo di giornalisti il 23 febbraio 1988, alle Olimpiadi di Calgary (Getty Images)

Eddie “the Eagle” Edwards è il protagonista di un film in onda questa sera su Rai 3 – Eddie the Eagle. Il coraggio della follia – e di una di quelle storie di sport che non si ricordano per una grande vittoria, ma più che altro perché danno valore al detto secondo cui «l’importante è partecipare». Edwards fu uno degli atleti britannici che parteciparono alle Olimpiadi invernali di Calgary, in Canada, nel 1988. All’epoca era il più forte saltatore con gli sci britannico, che però non era un gran primato: praticamente nessuno nel Regno Unito praticava la disciplina. Edwards la scelse per questo: avrebbe fatto di tutto pur di diventare un atleta olimpico. In breve, non vinse ma divenne comunque molto famoso.

Aveva cominciato come sciatore di discesa, con risultati solo discreti, e per questo era passato al salto con gli sci: a Calgary diventò il primo britannico di sempre a competere nella disciplina ai Giochi olimpici. Da giovane aveva pochi soldi, per allenarsi aveva passato dei periodi a dormire in macchina e a mangiare gli avanzi che trovava nella spazzatura. L’attrezzatura gli era stata prestata. Quando arrivò a Calgary era già piuttosto famoso, per la sua evidente inadeguatezza rispetto agli altri concorrenti e anche per il suo aspetto fisico: sembrava un attore scelto per il ruolo di un impiegato un po’ imbranato in un film comico, con i suoi capelli rossi e dei grossi e spessi occhiali.

A Calgary la nazionale italiana gli prestò un paio di sci adatti a un’Olimpiade, e quella austriaca un casco. Arrivò ultimo in entrambe le gare a cui partecipò, e in tutte e due il penultimo classificato fece il doppio dei suoi punti. Attirò però molte attenzioni da parte dei media, che gli diedero il soprannome di “Eddie l’aquila”. Guadagnò soprattutto le simpatie del pubblico, che apprezzava la sua tenacia e il fatto che, come diceva nelle interviste, era alle Olimpiadi perché ci teneva a partecipare e non a vincere. Alla cerimonia di chiusura delle Olimpiadi, il presidente del comitato organizzatore Frank King disse rivolgendosi agli atleti: «Avete battuto record del mondo e avete stabilito record personali. Qualcuno di voi ha addirittura ha addirittura planato come un’aquila».

Dopo Calgary, Edwards ebbe una discreta notorietà televisiva, e apparve anche nel Tonight Show, uno dei più seguiti talk show americani. Il Comitato Olimpico Internazionale però cambiò il regolamento di ammissione alle Olimpiadi, con quella che è stata soprannominata la “Eddie the Eagle Rule”, che prevedeva criteri più rigidi per poter partecipare alle gare. Edwards provò senza successo a qualificarsi alle Olimpiadi del 1992 di Albertville, a quelle del 1994 a Lillehammer e a quelle del 1998 a Nagano. Fu tedoforo per le Olimpiadi di Vancouver del 2010, ha partecipato a diversi programmi televisivi e a pubblicità, e ha anche condotto un programma radiofonico locale.