20 film che hanno già 20 anni

Il 1999 fu un anno niente male per il cinema mondiale

Avete presente quella sensazione che si prova quando si scopre che qualcosa – magari un film, o una canzone – esiste da molto più tempo rispetto a quanto si pensasse? Preparatevi, perché abbiamo scelto venti film usciti vent’anni fa. Non sono i migliori e non sono quelli che hanno incassato di più, tra quelli usciti nel 1999: sono film che per un motivo o per l’altro si sono almeno un po’ fatti ricordare, o che sono particolarmente efficaci nel farci sospirare qualcosa di simile a “wow, di già?”.

In più, il 1999 fu un anno particolarmente buono per il cinema. Perché, come spiegato di recente da Vox e dal Guardian, il cinema era molto ricco (era il periodo d’oro dei DVD, che portavano molti soldi) e si permise in diversi casi una notevole sperimentazione, puntando spesso su registi giovani e poco noti ma con buone idee. Ma fu anche un anno in cui continuarono ad andare bene attori, registi e tipi di film che erano andati bene per tutti gli anni Novanta, o che avevano a che fare con i decenni precedenti. Il 1999, nel cinema, fu l’anno dell’ultimo film di Stanley Kubrick e del primo nuovo Star Wars, di Fight Club e di Matrix, di American Pie e di Come te nessuno mai, di Notting Hill e di Essere John Malkovich.

Fight Club

Fu presentato al Festival di Venezia e arrivò nei cinema a ottobre. David Fincher, il regista, si era fatto apprezzare soprattutto per Seven. Il film, tratto da un omonimo romanzo di Chuck Palahniuk, andò malino nei cinema ma poi divenne un cult grazie alla distribuzione in DVD. Ci recitarono Brad Pitt, Edward Norton, Helena Bonham Carter e Jared Leto, che aveva da poco fondato i Thirty Seconds to Mars. Il “fight club” – il gruppo di persone che si trovano per picchiarsi – è più che altro un pretesto per parlare di molto altro. Qualcuno scrisse che rappresentava per quella generazione quello che per altre erano stati Gioventù bruciata e Il laureato. Oltre ai suoi personaggi – Tyler Durden e Marla Singer – è ricordato per alcune originali scelte visive e di regia, per certi dialoghi e per le prime due regole del “fight club”.

Eyes Wide Shut

Fu l’ultimo film di Stanley Kubrick e l’ultimo film insieme di Nicole Kidman e Tom Cruise, che allora erano una coppia e che si separarono due anni dopo. Anche questo film, tratto dal romanzo Doppio sogno di Arthur Schnitzler, fu presentato a Venezia. Nel film – uno di quelli di cui non ha molto senso presentare la trama in due righe – ci sono diverse scene erotiche e si parlò in particolare di una scena con un’orgia. Uscì dopo la morte di Kubrick, il 7 marzo 1999.

The Matrix

Lo diressero i fratelli Wachowski, che ora sono le sorelle Wachowski. Parla di un hacker (Keanu Reeves) che scopre che il mondo in cui vive è una finzione e si unisce ad altri umani che lottano per salvare il vero mondo dalle potenti macchine che lo controllano, sottomettendo gli umani. A livello mondiale fu il quarto film per incassi, e vinse anche quattro Oscar, ma tutti “tecnici”: montaggio, sonoro, montaggio sonoro ed effetti speciali. È un film che ha segnato notevolmente – per temi e tecniche – i film e la cultura degli anni successivi, anche se molti ne citano male una sua famosa battuta. Fosse stato Bandersnatch e avesse permesso agli spettatori di scegliere la pillola azzurra, sarebbe durato molto poco.

Notting Hill

Una commedia romantica come si deve, con Julia Roberts e Hugh Grant. Lei è un’attrice famosissima che entra per caso nella libreria di lui, single scapigliato. Si innamorano, si allontanano, ma poi siccome è una commedia romantica tutto finisce molto bene. A un certo punto, durante una cena, chiedono al personaggio di Roberts quanto l’hanno pagata per il suo ultimo film. Lei risponde “15 milioni di dollari”. Pare corrisponda a quanto Roberts fu effettivamente pagata per Notting Hill.

Star Wars: Episodio I – La minaccia fantasma

Lo diresse George Lucas e uscì più di 15 anni dopo il precedente film della saga. Ci recitarono Liam Neeson, Ewan McGregor, Natalie Portman e Jake Lloyd, che interpreta il giovane Anakin Skywalker. È il primo film della trilogia che racconta il decadimento della Repubblica galattica e la sua lenta trasformazione nell’Impero. Alla critica e ai fan in genere non piacque, ma fu il film che nel mondo incassò più soldi nel 1999.

American Beauty

Fu il primo film di Sam Mendes, che allora aveva poco più di trent’anni. Vinse cinque Oscar: miglior film, miglior regia, miglior attore protagonista, migliore sceneggiatura originale e migliore fotografia. L’attore protagonista era Kevin Spacey, un uomo di mezza età che ha un’infatuazione per una giovane amica della figlia, interpretata da Mena Suvari. Ma succedono anche diverse altre cose. È famosissima la scena del bagno nei petali di rosa.

The Blair Witch Project

Fu diretto da due registi esordienti, costò circa 60 mila dollari e ne incassò quasi 250 milioni. Parlava di tre aspiranti registi – due maschi e una femmina – che andavano in un bosco del Maryland per fare un documentario sulla leggenda riguardante una strega. Non finiva per niente bene e dei tre ragazzi restavano solo le riprese. Il film ebbe successo perché faceva molta paura, ma anche perché era girato con lo stile del falso documentario: come se fossero stati davvero dei ragazzi a farlo, con riprese amatoriali, traballanti e di bassa qualità. Fu tra l’altro pubblicizzato come se quelle cose fossero successe davvero. A quei tempi internet era ancora poco diffuso, all’uscita dal cinema non c’era modo di controllare se quella registrazione fosse vera.

Il miglio verde

Lo diresse Frank Darabont, il regista di Le ali della libertà. Con Tom Hanks e Michael Clarke Duncan, morto nel 2012. È tratto da un omonimo romanzo di Stephen King e il titolo fa riferimento all’ultimo miglio che deve percorrere un condannato a morte prima dell’esecuzione. Nel film il condannato a morte è un uomo nero accusato di aver ucciso due bambine; ma l’uomo è innocente e ha anzi dei poteri quasi divini, che a un certo punto vengono scoperti dal capo dei secondini del carcere, interpretato da Hanks. L’uomo si chiama John Coffey – «come la bevanda, solo scritto in modo diverso però» – ed è uno di quei film in cui è davvero molto difficile non piangere, anche più di una volta.

10 cose che odio di te

Una semplice commedia romantica, ok. Ma questa non è una classifica e non è una lista dei “migliori film del 1999”. E comunque questo film contiene alcuni momenti che, almeno per qualcuno, resistono anche dopo vent’anni. È una versione di La bisbetica domata di William Shakespeare, ambientata però in un liceo statunitense degli anni Novanta. Nel cast del film ci sono Julia Stiles, Heath Ledger e Joseph Gordon-Levitt. La scena più nota è probabilmente quella in cui Ledger canta “Can’t Take My Eyes Off You”.

Magnolia

Scritto e diretto da Paul Thomas Anderson, che ancora non aveva compiuto trent’anni e fino a quel momento aveva diretto solo due film: Sydney e Boogie Nights – L’altra Hollywood. Parla, come scrive IMDb in una non facile sintesi della trama, «di un epico mosaico di personaggi interconnessi che cercano amore, perdono e senso».

Il talento di Mr. Ripley

È un film diretto da Anthony Minghella e tratto da un romanzo di Patricia Highsmith, una delle scrittrici preferite del cinema degli ultimi decenni. È stato girato e ambientato in Italia e parla della coppia di personaggi interpretati da Gwyneth Paltrow e Jude Law che ospitano quello interpretato da Matt Damon, che poi se ne approfitta. A un certo punto arrivano anche Fiorello (Rosario) e suo fratello Beppe. Negli Stati Uniti uscì nel dicembre 1999, quindi quando arrivò in Italia era già il 2000.

Il sesto senso

M. Night Shyamalan lo diresse a 29 anni, ma riuscì comunque a farci recitare Bruce Willis, che allora era uno degli attori più di successo. Costò circa 40 milioni di dollari e ne incassò più di 600, diventando il secondo film per incassi di quell’anno, dietro a Star Wars. Ha un finale decisamente sconvolgente e la sua frase più celebre, detta da un bambino di nove anni, è: «Vedo la gente morta».

Essere John Malkovich

Parla di un burattinaio che scopre per caso un portale che gli permette di entrare nella testa di John Malkovich (e che poi lo sbatte fuori «in un fossato che costeggia la New Jersey Turnpike») e delle svariate conseguenze che la cosa comporta. Fu uno dei film del 1999 di cui la critica parlò meglio. La sceneggiatura la scrisse Charlie Kaufman, apprezzato sceneggiatore di Se mi lasci ti cancello e regista di Anomalisa, e la regia fu di Spike Jonze, il regista di Lei. Kaufman, che ancora non era famoso, scrisse la sceneggiatura e la mandò a Francis Ford Coppola, che la fece poi avere a Jonze, che al tempo era sposato con sua figlia Sofia.

American Pie

È una commedia adolescenziale, e pure un po’ demenziale, su dei ragazzi che vogliono perdere la verginità. Evidentemente riuscì però a cogliere qualcosa e a parlare nel modo giusto a una consistente fetta di pubblico. Il critico Roger Ebert ne parlò benino, dicendo che ogni tanto faceva ridere ma che aveva un grande pregio nel non essere un film “cattivo”.

Ragazze interrotte

È un film drammatico e biografico tratto dal diario di Susanna Kaysen, ambientato negli anni Sessanta in un ospedale psichiatrico e interpretato da Winona Ryder e Angelina Jolie, che grazie a questo film vinse a 24 anni l’Oscar come miglior attrice non protagonista. Lo diresse James Mangold, che negli ultimi anni ha cambiato stile, dirigendo Wolverine – L’immortale e Logan – The Wolverine.

Tutto su mia madre

Lo diresse Pedro Almodóvar e parla di una donna di Madrid che cerca l’ex marito, che non vede da molti anni. Va a cercarlo a Barcellona, dove – molto dopo – scopre che lui si fa chiamare Lola. Ma nel frattempo la donna fa altri importanti incontri e scopre altre cose notevoli sull’ex marito. È un film drammatico, ma ci sono anche diversi momenti in cui si ride o si sorride. Il film finiva con questa dedica: «A Bette Davis, Gena Rowlands, Romy Schneider… A tutte le attrici che hanno fatto le attrici, a tutte le donne che recitano, agli uomini che recitano e si trasformano in donne, a tutte le persone che vogliono essere madri. A mia madre».

Boys don’t cry

Fu il primo film della regista Kimberly Peirce, con Hilary Swank, che vinse l’Oscar per la Miglior attrice. È ispirato a una storia vera ed è un film drammatico su un ragazzo transgender. La critica ne parlò molto bene, ma la cosa che mise praticamente tutti d’accordo fu l’interpretazione di Swank.

Man on the moon

È il film di Miloš Forman in cui Jim Carrey – che l’anno prima aveva recitato in The Truman Show – interpretò il comico statunitense Andy Kaufman, noto per essere un tizio molto eccentrico. Il titolo è un riferimento alla famosa canzone dei R.E.M., scritta proprio per Kaufman, morto nel 1984. Durante le riprese Carrey si immedesimò molto, probabilmente troppo, nel personaggio, come racconta il documentario di Netflix Jim & Andy.

Tarzan

Arrivò dopo Il re leone, Pocahontas, Il gobbo di Notre Dame, Hercules e Mulan e uscì nello stesso anno di Fantasia 2000 (che no, non uscì nel 2000). La storia la sapete, ma forse non sapete che fu il quinto film per incassi di quell’anno, in cui uscì anche Toy Story 2.

Come te nessuno mai

Il David di Donatello del 2000 lo vinse Pane e tulipani di Silvio Soldini, uscito nel 1999. Quell’anno uscirono anche i film italiani Garage Olimpo, Asini, TifosiFantozzi 2000 – La clonazione e Vacanze di Natale 2000. E poi Come te nessuno mai, di Gabriele Muccino e con Silvio Muccino. Roma, liceo, occupazione, politica, amicizie, sesso, canne, crisi generazionali e grandi paranoie sul futuro.

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