Com’è l’episodio interattivo di Black Mirror

"Bandersnatch" mette gli spettatori di fronte a decine di scelte, che portano la storia a finali molto diversi

Dal 28 dicembre è su Netflix Bandersnatch, un film interattivo che fa parte della serie Black Mirror, che in genere parla delle brutte pieghe che può prendere la tecnologia. Bandersnatch è stato scritto da Charlie Brooker, l’ideatore di Black Mirror e lo sceneggiatore di molti episodi della serie, ed è stato diretto da David Slade: il regista di “Metalhead“, l’episodio in bianco e nero della quarta stagione. L’attore protagonista è Fionn Whitehead, già protagonista di Dunkirk. Se ne sta parlando parecchio, soprattutto per il formato della storia. In sintesi, è lo spettatore a decidere come si sviluppa la trama: più o meno ogni cinque minuti, gli viene proposta una scelta fra due binari diversi della storia.

Di Bandersnatch si parlerebbe a prescindere, perché è il primo film – uscito a sorpresa – di una serie di successo, di cui finora erano usciti 19 episodi. Ma se ne parla soprattutto perché rappresenta un’importante prima volta per la tecnologia e la televisione.

Netflix aveva già provato qualcosa di simile su alcune serie per bambini. Ora ha portato tutto a un altro livello: in Bandersnatch ci sono decine di scelte da fare e almeno cinque diversi finali. A seconda delle scelte fatte la storia può finire in 40 minuti o in circa due ore. E per guardare in fila tutte le scene di ogni possibile trama del film ci vorrebbero quasi tre ore. A qualche critico Bandersnatch è molto piaciuto; ad altri per niente. Ma di certo è qualcosa che si fa notare e di cui – almeno online – stanno parlando in molti.

Bandersnatch è ambientato nel 1984 e il protagonista, Stefan Butler, è un giovane programmatore che dopo essersi appassionato a un libro (uno di quelli “a bivi”, dove il lettore può scegliere come far proseguire la storia) decide di crearne una versione in videogioco. Non è per nulla facile, sia perché la tecnologia per sviluppare un gioco del genere è ancora molto rudimentale, sia perché Stefan ha un passato complicato apparentemente intrecciato alla trama del libro. Dopo settimane in cui lavora al videogioco, Stefan impazzisce e fatica a capire cosa sia vero e cosa no.

Anche volendo, sarebbe davvero difficile fare spoiler su cosa succede dopo: i finali sono molti e diversissimi fra loro. La prima scelta a cui ci si trova di fronte riguarda quali cereali mangiare a colazione; poi ne arrivano di molto più determinanti per la vita di Stefan e di chi gli sta attorno, e quindi per il binario su cui viaggia la trama. Tutte le scelte sono binarie, e per scegliere tra un’opzione o l’altra c’è qualche secondo di tempo. Se non si sceglie niente la storia prosegue comunque, scegliendo al posto dello spettatore. Se si fanno scelte che portano a un certo finale, viene data allo spettatore (e al protagonista) la possibilità di tornare indietro e fare scelte diverse, per vedere cos’altro può succedere.

In certi casi capita che gli stessi personaggi di Bandersnatch facciano riferimenti diretti alle scelte offerte dalla storia. Qualcuno a un certo punto dice ad esempio “scelta sbagliata”, o “non ci siamo già visti da qualche parte?”. Per il resto, il tema delle scelte e delle alternative è presente in tutto il film: ma è meglio se lo scoprite e lo capite guardandolo. Se invece già l’avete guardato, i possibili finali sono spiegati qui.

Brooker ha spiegato che aveva già pensato alla possibilità di finali multipli per “Playtest”, un episodio della terza stagione di Black Mirror. La sua idea era di realizzare un finale diverso nel caso in cui qualcuno avesse guardato l’episodio per una seconda volta: per stupire e spiazzare gli spettatori. Ma non se ne fece niente. Ha poi spiegato che un paio di anni fa Netflix gli propose di realizzare insieme una storia interattiva e che lui inizialmente rifiutò, perché fino ad allora non aveva visto nessuna storia interattiva che gli fosse piaciuta. Poi pensò però alla storia raccontata in Bandersnatch, che non potrebbe esistere così com’è se non diventando una storia interattiva. Dopo diversi mesi di lavoro, soprattutto di scrittura, è arrivato il film.

Superato il problema creativo, restava però quello tecnico. Netflix doveva predisporre la sua piattaforma alla visione di una storia aperta. Ci è riuscita in molti casi, anche se Bandersnatch non si può vedere su alcuni dispositivi, per esempio le Apple TV o con Chromecast di Google.

L’ostacolo principale per realizzare Bandersnatch aveva a che fare con il caricamento delle scene. In genere, quando guardiamo qualcosa online su Netflix, le scene successive vengono preparate dal programma, così che anche se salta la connessione per qualche secondo, siano comunque disponibili. In questo caso, per far funzionare tutto in modo fluido – senza lentezze o caricamenti – bisognava scaricare di volta in volta scene diverse, per preparare il programma a ogni eventuale scelta dello spettatore. Bandersnatch sembra aver raggiunto il suo obiettivo: quasi nessuno, in giro, ha segnalato caricamenti troppo lunghi fra una scelta e l’altra.

Per il resto, anche se solo alcuni lo hanno ammesso, è molto difficile per un critico esprimersi su un film interattivo usando parametri che si userebbero per recensire un episodio di Don Matteo o Game of Thrones. Su quale trama ci si esprime? Con quali precedenti si mette in relazione un prodotto come Bandersnatch? È più simile a un libro interattivo? Ai link di un sito? A un videogioco? Come si fa a dire, da critico, se scegliere dove far andare la storia è stimolante o stancante? È anche difficile, per un critico, descrivere un’esperienza di visione che sarà indubbiamente diversa da quella di quasi ogni suo lettore. Uno dei finali magari emoziona di più, se visto dopo un altro o dopo aver ricominciato perché un percorso si era rivelato “sbagliato”.

Secondo Stuart Heritage del Guardian, il film è «un capolavoro di sofisticazione»; secondo Daniel D’Addario di Variety si tratta invece di «inventiva senza sostanza, triste e sorprendentemente priva di fantasia», basata su temi e contesti – gli anni Ottanta, i viaggi nel tempo, le realtà parallele – che sanno di vecchio.

D’Addario è tra quelli che ritengono che Netflix volesse fare una storia interattiva e che la storia di Bandersnatch sia arrivata dopo, in funzione dell’interattività e a discapito della storia vera e propria. A questo proposito, il critico David Streitfeld ha scritto sul New York Times: «Guardando l’episodio è facile capire come l’interattività potrebbe essere il prossimo passo dell’intrattenimento». Per Netflix sarà infatti molto interessante raccogliere informazioni su cosa sceglierebbero in certe situazioni i suoi spettatori, e calibrare ancora meglio i propri prodotti. Oppure capire se c’è una qualche correlazione tra la scelta di una certa marca di cereali e la propensione a fare scelte più o meno etiche o coraggiose. Ma sempre Streitfeld ha anche scritto: «È però difficile capire come tutto questo potrà mai essere arte. È complicato farsi prendere da una storia dalla quale sei continuamente spinto fuori».

Mentre ci riflettete, tre cose interessanti e non-spoiler per chi ha appena visto o sta pensando di vedere Bandersnatch. La prima è che negli anni Ottanta si parlò davvero della futura uscita di un atteso e ambizioso gioco intitolato Bandersnatch: la società che ci aveva lavorato fallì e il gioco, che sarebbe dovuto uscire nel 1984, non uscì mai. La seconda è che uno dei giochi che si vede in Bandersnatch è invece davvero disponibile su un sito creato da Netflix, solo che per giocarci serve il giusto emulatore anni Ottanta. La terza ha a che fare con il titolo: “bandersnatch” è il nome dato da Lewis Carroll, l’autore di Alice nel Paese delle Meraviglie, ad alcune creature citate nei poemi Jabberwocky e La caccia allo Snark.

Un’altra cosa che potrebbe tornarvi molto utile dopo la visione o durante, come guida, è questo diagramma a blocchi, in cui un utente ha messo in ordine tutto quello che succede (o meglio potrebbe succedere) in Bandersnatch. Sta girando molto, ma c’è chi fa notare che è comunque incompleto.

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