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  • sabato 5 gennaio 2019

I diamanti artificiali di De Beers

Dopo averli studiati e combattuti per anni, ora la più famosa azienda di diamanti al mondo ha cominciato a venderli

Un diamante viene pulito nella Krochmal & Cohen Factory a Johannesburg, nell'ottobre del 2005. (AP Photo/Denis Farrell)

Lo scorso maggio la storica azienda mineraria di diamanti De Beers ha annunciato la sua intenzione di vendere gioielli fatti con diamanti artificiali, anche se fino a pochi anni fa diceva che non l’avrebbe mai fatto. Quattro mesi dopo De Beers – che è nata 130 anni fa e che è tra le più famose tra quelle che reperiscono, lavorano e commerciano i diamanti – ha lanciato una nuova linea di gioielli, Lightbox, fatta interamente con diamanti artificiali creati in laboratorio dai suoi scienziati. Come scrive il Financial Times, finora questi diamanti hanno rappresentato una fetta molto piccola del mercato; De Beers ha sempre cercato di evitare che sostituissero quelli estratti dalle miniere. Ora, grazie anche alla nuova azione commerciale di De Beers, il loro mercato potrebbe iniziare a crescere.

I diamanti artificiali sono indistinguibili a occhio nudo da quelli veri, che però sono unici, rari e si formano in miliardi di anni. I diamanti artificiali, pur all’apparenza identici a quelli naturali, costano circa il 20-30 per cento in meno: e il loro prezzo dovrebbe scendere ancora nel prossimo futuro. I diamanti di Lightbox, la nuova linea di gioielli di De Beers, vengono venduti in tre colori: bianco, rosa e blu. Costano 800 dollari a carato (circa 705 euro), un prezzo molto inferiore non solo di quello dei diamanti naturali estratti nelle miniere, ma anche di quello dei diamanti artificiali venduti da altre aziende. I diamanti naturali colorati possono arrivare infatti a costare centinaia di migliaia di euro: il famoso giallo di Tiffany, il più grande diamante giallo mai trovato, ha un peso di 128,54 carati e il suo costo viene valutato intorno ai 200 milioni di euro.

De Beers – fondata dall’uomo d’affari Cecil Rhodes che aveva reclamato il possesso della gigantesca Kimberley Mine, una delle prime e più grandi miniere di diamanti al mondo, in Sudafrica – aveva visto fin qui nei diamanti artificiali una minaccia: si era servita di scienziati e nuove tecnologie per individuare le contraffazioni ed evitare che i venditori di diamanti mischiassero quelli puri con quelli creati in laboratorio. De Beers era convinta che la contraffazione dei diamanti minasse la fiducia dei clienti, recando danni a un’industria che vale in tutto il mondo 87 miliardi di dollari (circa 76 miliardi di euro). «Investiamo molto nella ricerca di metodi per individuare facilmente i diamanti falsi», spiegava a Bloomberg nel 2015 Simon Lawson, capo della ricerca tecnologica di De Beers. «È un principio alla base del commercio dei diamanti naturali, e assicura che i clienti non vengano ingannati e comprino un diamante sintetico».

Ora l’azienda ha cambiato idea, e ha iniziato a vendere i diamanti prodotti da uno dei suoi laboratori che si trova in Inghilterra, l’Element Six (dal numero atomico attribuito al carbonio nella tavola periodica). In questo modo De Beers vuole cercare di avvicinare gli acquirenti più giovani, che preferiscono questo prodotto non soltanto per il prezzo ma anche perché la produzione è più ecosostenibile e moralmente più “pulita”: con i diamanti sintetici non c’è il rischio di comprare diamanti estratti in zone di guerra e venduti per finanziare i conflitti.

Nonostante quelli artificiali costituiscano oggi appena il 2 per cento del mercato dei diamanti, la loro produzione da qualche tempo cresce del 15-20 per cento ogni anno. Come spiega il Financial Times, questo dato è dovuto anche alla decisione della Commissione federale per il commercio degli Stati Uniti di ampliare la propria definizione di diamante per includere quelli creati artificialmente in laboratorio, dando una spinta al loro commercio.

Un’altra ragione che ha reso più attraente il commercio dei diamanti artificiali è che negli ultimi anni è sceso il prezzo dei diamanti naturali, per via della crisi economica e dal calo di vendita dei gioielli, mentre il costo della loro estrazione è rimasto elevato. Secondo gli esperti la mossa di De Beers farà calare anche il prezzo di vendita dei diamanti artificiali. Dal 2008 a oggi il costo di produzione di un diamante artificiale è passato da 4 mila dollari a carato a 300/500 dollari, secondo il Financial Times. Per diminuire ancora i costi di produzione De Beers ha in programma di aprire un laboratorio in Oregon, negli Stati Uniti, per produrre circa 500 mila carati ogni anno. Questo potrebbe mettere in crisi tutti gli altri attori sul mercato che hanno investito nei diamanti artificiali.

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