Un operaio suddivide i diamanti in un edificio della Diamond Trading Company, un'azienda di proprietà del governo del Botswana e di De Beers, a Gaborone, nel marzo del 2008. (ALEXANDER JOE/AFP/GettyImages)
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  • domenica 18 Ottobre 2015

I diamanti artificiali di De Beers

Una delle più grandi aziende di diamanti naturali ne produce anche di sintetici, apparentemente perfetti: ma lo fa solo per imparare a riconoscerli

di Thomas Biesheuvel – Bloomberg
Un operaio suddivide i diamanti in un edificio della Diamond Trading Company, un'azienda di proprietà del governo del Botswana e di De Beers, a Gaborone, nel marzo del 2008. (ALEXANDER JOE/AFP/GettyImages)

Gli scienziati di De Beers – una delle più famose aziende tra quelle che reperiscono, lavorano e commercializzano dei diamanti, nata 127 anni fa come società mineraria – sono in grado di creare in laboratorio dei diamanti perfetti, che però non potrete acquistare mai.

L’azienda ha una particolare unità che si chiama Element Six, dal numero atomico attribuito al carbonio nella tavola periodica, che produce diamanti perfetti come quelli che trovate nei negozi di Tiffany, ma che vengono spediti a un complesso di uffici anni Ottanta nella periferia di Londra. Lì un gruppo di 62 persone studia questi diamanti e mette a punto macchinari che permettano agli acquirenti di distinguere le pietre naturali da quelle che non lo sono, benché siano spacciate come tali.

I diamanti artificiali rappresentano ancora una piccola fetta del mercato, ma stanno diventando un prodotto di massa, commercializzati da negozi come Wal-Mart per i clienti in cerca di alternative economiche. Sono perlopiù indistinguibili da quelli che si formano in natura, tanto che alcuni venditori cercano di spacciarli per diamanti estratti dalle miniere. Per esempio, recentemente sono stati scoperti lotti di diamanti tagliati in India che contenevano pietre sintetiche e altre estratte. De Beers è convinta che chi cerca di contraffare i diamanti mini la fiducia dei clienti di un’industria che vale in tutto il mondo 80 miliardi di dollari (circa 70 miliardi di euro). «Investiamo molto nella ricerca di metodi per individuare facilmente i diamanti falsi», spiega Simon Lawson, capo della ricerca tecnologica nella sede britannica di De Beers. «È un principio alla base del commercio dei diamanti naturali, e assicura che i clienti non vengano ingannati e comprino un diamante sintetico».

L’arte illegale di mescolare i diamanti sintetici con quelli naturali (nota in inglese come peppering) minaccia gli sforzi dei produttori di preservare e promuovere i diamanti naturali, e richiede un intervento. Il 99 per cento delle gemme sintetiche prodotte da De Beers è utilizzato a scopi industriali, per esempio nei trapani che bucano la roccia per estrarre il petrolio; le pietre riuscite meglio sono invece utilizzate per aiutare l’azienda a identificare i diamanti sintetici fabbricati nei laboratori degli altri. Le gioiellerie vendono i diamanti sintetici con sconti del 30-40 per cento rispetto a un diamante naturale. I tecnici li creano utilizzando una base di carbonio in un microonde insieme a metano o un altro gas contenente carbonio, e poi la riscaldano fino a trasformarla in una palla di plasma incandescente. In questo modo si creano particelle che si cristallizzano in diamanti nel giro di dieci settimane.

I diamanti artificiali rappresentano solo una piccola parte del mercato, ma hanno un fascino crescente sugli acquirenti più giovani e sono una preoccupazione in più per i proprietari delle miniere, che sono sotto pressione per abbassare i prezzi: i commercianti e quelli che tagliano e raffinano i diamanti d’altra parte non riescono a fare profitti nel mezzo della crisi economica, a causa del calo di vendita di gioielli degli ultimi anni. L’indice che stabilisce i prezzi dei diamanti naturali ha raggiunto il valore più basso degli ultimi cinque anni lo scorso mese.

De Beers – fondata dall’uomo d’affari Cecil Rhodes sulla gigantesca Kimberley Mine, una delle prime e più grandi miniere di diamanti al mondo, che si trova in Sudafrica – si serve di scienziati e nuove tecnologie per scoprire le contraffazioni. Negli uffici dell’azienda a Maidenhead, nel Regno Unito – vicino all’ex casa del miliardario Harry Oppenheimer, che per 27 anni ha diretto De Beers – l’obiettivo è creare nuovi diamanti in grado di ingannare i macchinari in uso, così che l’azienda sappia cosa aspettarsi nel competere contro i diamanti artificiali.

I ricercatori hanno sviluppato tre tipi di macchine, che vendono per circa 55mila dollari l’una e che vengono comprate dalle borse di tutto il mondo. Una impiega circa quattro secondi per individuare le impurità dell’atomo di una pietra. Il 2 per cento dei diamanti che non supera il test viene poi immerso nella luce ultravioletta e controllato da un’altra macchina. Le incongruenze nella luminosità della pietra possono rivelare che le gemme sono artificiali. «Quando lucidi una pietra preziosa, trovi una sorta di memoria di come si è formata», dice Philip Martineau, capo del reparto di fisica nel centro di ricerca di De Beers. «I diamanti sintetici non imitano la natura: questa differenza è per noi un indizio».

De Beers non è l’unica azienda a costruire macchinari per individuare i diamanti artificiali. A settembre l’Istituto americano di gemmologia (GIA), che vende a sua volta macchinari simili, ha pensato di mettersi a fabbricare diamanti sintetici per individuarli più facilmente. I grandi gruppi industriali che vendono diamanti sono stati ingannati in passato. Nel 2012, 600 gemme artificiali non ancora in commercio di una grandezza compresa tra gli 0,3 e gli 0,7 carati sono state scoperte ad Antwerp, in Belgio, e Mumbai, in India; lo stesso è successo nel 2013 e poi quest’anno, secondo l’Istituto gemmologico internazionale. Secondo l’Associazione di diamanti della città indiana di Surat a febbraio è stata intercettata in India una partita con 110 diamanti sintetici.

Gli sforzi di società come De Beers e GIA per arginare la contraffazione portano benefici ai venditori, spiega Daniel Rosen, proprietario di 4Cs Diamonds, una gioielleria nel quartiere di Hatton Garden a Londra, ricco di negozi di diamanti. «Questa è un’industria costruita sulla fiducia», dice. «Se spezzi quella fiducia, sei fuori. Basta che lo fai una volta sola». Non ci sono molte informazioni su quanti siano i diamanti sintetici spacciati per naturali: organizzazioni come la GIA dicono che la maggior parte viene scoperta. Il Consiglio per promuovere l’esportazione di pietre preziose dell’India ha minacciato azioni legali contro le aziende sorprese a mescolare diamanti sintetici e naturali. Ad agosto l’associazione di diamanti di Surat (che è la città con il più grande centro per tagliare i diamanti al mondo) ha allontanato dai suoi membri un produttore di diamanti dopo che era stato accusato di aver spacciato quelli sintetici per naturali, scrive il Times of India. Scoperte come questa «hanno dato una svegliata al commercio», spiega Martineau. «Portano a galla il lavoro che stiamo facendo».

L’anno scorso sono stati prodotti circa 360 mila carati di diamanti artificiali; quelli naturali sono 126 milioni di carati. Secondo una ricerca della società di consulenza e ricerca Frost & Sullivan, la produzione di diamanti sintetici – alimentata dalla domanda crescente da parte dei venditori in cerca di alternative economiche – arriverà probabilmente a due milioni di carati entro il 2018, e a 20 milioni entro il 2026. Nonostante la crescente competizione, De Beers non ha intenzione di vendere diamanti sintetici. Lawson ha detto che l’azienda «è interessata soltanto ai diamanti naturali. Non faremmo niente che possa cannibalizzare quel mercato».

© Bloomberg 2015