I nostri cellulari non ci ascoltano

In molti pensano il contrario ma non c’è nessuna prova che lo facciano: ma sanno molte più cose di noi di quanto crediamo

(LIONEL BONAVENTURE/AFP/Getty Images)

Da tempo molte persone pensano che i telefoni cellulari siano in grado di ascoltare le nostre conversazioni attraverso il microfono, anche quando questo è inattivo. In particolare la preoccupazione riguarda Facebook, che secondo alcune teorie ci ascolterebbe di nascosto e poi utilizzerebbe i dati raccolti per rivenderli agli inserzionisti pubblicitari. È una teoria che può sembrare un po’ complottista, eppure è molto diffusa: nel 2016 Facebook ha dovuto smentirla pubblicamente e quando due anni dopo il CEO del social network, Mark Zuckerberg, è stato interrogato dal Congresso degli Stati Uniti in merito al caso Cambridge Analytica, tra le domande che gli sono state rivolte ce n’è stata anche una riguardante la possibilità che Facebook ascoltasse le conversazioni degli utenti di nascosto.

Zuckerberg ovviamente negò, eppure negli ultimi anni su forum e social network si sono moltiplicati i casi di persone che sostengono che i loro cellulari le ascoltino. Questi utenti raccontano tutti esperienze molto simili: dopo aver avuto una conversazione privata su un argomento di cui non avevano mai parlato prima, e che non avevano mai cercato su Google, si sono ritrovati l’oggetto di quella conversazione (che fosse un viaggio o una cosa che volevano comprare) tra le pubblicità di Facebook. È solo una paranoia o c’è qualcosa di vero? I telefoni ci ascoltano davvero di nascosto?

Video come questo sono molto popolari su YouTube, ma nonostante il loro successo queste teorie al momento non hanno nessuna prova. Il sito della rivista New Statesman ha fatto un esperimento chiedendo ad alcuni suoi giornalisti di inscenare delle conversazioni su argomenti mai trattati prima o fuori dai propri interessi, per mettere alla prova Facebook: per esempio una giornalista vegetariana ha iniziato a parlare di voler tornare a mangiare carne, e una giornalista senza figli ha sostenuto di essere rimasta incinta. A parte la comparsa di un paio di pubblicità anomale, però, non è stata dimostrata nessuna correlazione tra le conversazioni e le inserzioni visualizzate su Facebook.

Per capire se davvero i telefoni utilizzino il microfono per ascoltare di nascosto le conversazioni degli utenti, alcuni ricercatori della Northeastern University di Boston hanno condotto uno studio su più di 17mila delle più popolari app per i telefoni con sistema operativo Android, tra cui quelle di proprietà di Facebook e le circa 8mila che inviano informazioni a Facebook. Lo studio provò che nessuna di quelle app aveva utilizzato di nascosto il microfono. In compenso si scoprì che alcune di quelle app avevano effettuato delle registrazioni dello schermo senza il consenso degli utenti, inviandole a terze parti.

In un articolo pubblicato nel novembre del 2017 su Wired, Antonio García Martínez, che ha lavorato come product manager a Facebook dal 2011 al 2013 occupandosi proprio della pubblicità, ha spiegato perché Facebook non ascolta le conversazioni degli utenti di nascosto. Innanzitutto un ascolto costante di cosa dicono i suoi miliardi di utenti tutto il giorno vorrebbe dire per Facebook la raccolta di un’enorme mole di dati (33 volte maggiore di quella attuale). Inoltre, anche per i telefoni degli utenti, avere il microfono costantemente attivo vorrebbe dire un consumo di dati e di batteria impossibile da sostenere.

Anche supponendo che i nostri telefoni siano davvero così potenti da registrarci tutto il giorno, e che Facebook abbia la possibilità di accumulare così tanti dati, c’è un altro problema di cui tenere conto: le comuni conversazioni sono piene di sfumature, di sarcasmo, di non-detti e di doppi sensi, e credere che un’intelligenza artificiale possa capirle per sfruttarle a fini pubblicitari vuol dire, per García Martinez, «dare a queste tecnologie più credito (o più paranoia) di quella che meritano». Qualcuno potrebbe obiettare che sistemi di riconoscimento vocale come Siri, Alexa o Google Assistant esistono e capiscono il linguaggio umano, ma questi si attivano solo al pronunciamento di alcune parole chiave – “Hey, Siri”, “Alexa”, “Ok, Google” – mentre Facebook dovrebbe attivarsi per milioni di parole chiave, e potere così inquadrare ogni utente in una categoria pubblicitaria.

Come ha raccontato Vox, una spiegazione del perché in tanti credano che i loro telefoni li ascoltino di nascosto è stata data dal podcast Reply All, in cui i conduttori Alex Goldman e P.J. Vogt ne hanno discusso con García Martínez e con la giornalista di ProPublica Julia Angwin. Per capire perché vediamo una determinata pubblicità su Facebook bisogna prima capire come avviene la raccolta dei dati da parte del social network. Molti dei dati in possesso di Facebook, e in base ai quali poi vengono proposte le inserzioni pubblicitarie, vengono dal “Pixel”, una stringa di codice di Facebook che inserita in qualsiasi sito permette ai suoi gestori di avere maggiori informazioni sui visitatori, in base ai loro profili Facebook.

Facebook, a sua volta, utilizza il Pixel per tracciare le attività degli utenti sui siti che non sono Facebook – conoscendone i link che hanno selezionato, le pagine su cui hanno trascorso più tempo, etc –  per proporre poi pubblicità più mirate. Oltre a questi dati, Facebook ne compra altri da aziende private, riuscendo così ad aggiungere alle abitudini degli utenti online anche quelle offline, e ottenere una profilazione migliore ai fini pubblicitari. Angwin ha raccontato come Facebook in passato abbia comprato dati da agenzie di valutazione del credito, ottenendo così informazioni sulla situazione finanziaria dei suoi utenti, e molti altri dati personali.

Per il momento non c’è nessuna prova che i nostri telefoni ci ascoltino, tranne nei casi in cui diamo esplicitamente l’autorizzazione a un’app di utilizzare il microfono: crederlo è solo complottismo. Facebook è già in possesso di moltissimi nostri dati, anche se forse non ce ne rendiamo sempre conto, e ascoltare le nostre conversazioni non gli sarebbe di grande utilità. Se su Facebook vedete una pubblicità di un prodotto di cui avete parlato la sera prima con i vostri amici o di un viaggio che desiderate fare, forse è perché avete fatto qualche ricerca a riguardo in precedenza o forse perché i dati che avete dato a Facebook dicono molte più cose di voi di quanto crediate. O forse è solo il caso. Ad ogni modo, se proprio non riuscite a fare a meno della paura di essere spiati, potete fare come Mark Zuckerberg che, nel dubbio, il microfono del suo computer lo tiene coperto con del nastro adesivo.