Abbiamo provato Echo Dot

Per prima cosa – ovviamente – gli abbiamo chiesto di abbaiare, ma ci sono anche cose più utili che può fare l'assistente per la casa di Amazon

Da poco più di una settimana anche in Italia sono in vendita gli assistenti per la casa di Amazon: dei “cosi” a cui si possono dare ordini vocali di diverso tipo per ottenere riposte o – se accoppiati con altri dispositivi – fargli fare cose come spegnere la luce. In molti li chiamano Alexa, che tecnicamente è la parola d’ordine per attivarli, anche se il nome dei dispositivi è Echo. Ce ne sono quattro modelli che hanno prezzi diversi – il più economico, Echo Dot, costa 60 euro ora che la promozione di lancio è finita, il più costoso Echo Plus ne costa 150 – e diverse caratteristiche tecniche. La redazione del Post ha testato un Echo Dot per scoprire cosa sa fare per ora e cosa no e capire a chi può servire.

Echo Dot, le basi
Ha una forma cilindrica smussata; è alto 4 centimetri e ha un diametro di circa 10. C’è in tre colori: antracite (cioè grigio scuro), grigio mélange (un po’ meno scuro) e grigio chiaro. Nella scatola in cui si riceve c’è anche il trasformatore per attaccarlo alla corrente: non ha una batteria interna, funziona solo se collegato a una presa. Da tutta la superficie laterale escono i suoni emessi dal suo altoparlante; ci sono anche le entrate per il trasformatore e per collegarlo a un eventuale altro altoparlante, con un cavo stereo da 3,5 millimetri. Diciamo subito che secondo un redattore che ha un Google Home Mini, il più economico degli assistenti per la casa di Google, l’Echo Dot ha un altoparlante migliore.

Sulla superficie superiore ha quattro tasti e quattro microfoni. Due tasti servono per alzare e abbassare il volume, uno per silenziare il dispositivo e interrompere la sua ricezione di comandi e il quarto, il tasto “Azione”, per configurarlo e dargli altri tipi di input. Lungo il bordo smussato superiore infine c’è una luce LED che si illumina (a meno che non la si disattivi) quando il dispositivo ascolta comandi o risponde.

L’installazione è molto semplice: bisogna accendere Echo, scaricare sul proprio smartphone la app Amazon Alexa (questa per iOS, questa per Android), accedervi col proprio profilo Amazon e poi procedere alla configurazione dell’Echo seguendo alcuni semplici passaggi grazie ai quali si connette il dispositivo alla rete WiFi di casa. Poi dall’app si possono scaricare le cosiddette Skill, in pratica delle applicazioni per Alexa.

Cosa si può fare per ora con Echo Dot
In generale, gli assistenti per la casa fanno quattro tipi di cose, tutte rispondendo a comandi vocali: danno informazioni, fanno da sveglia, timer, telefono di casa e agenda, riproducono musica e altre cose da ascoltare e permettono di accendere e spegnere luci ed elettrodomestici, se avete luci ed elettrodomestici collegati al WiFi. Echo Dot fa tutte queste cose. Oltre ad alcune funzioni base (tra cui ad esempio leggere ad alta voce gli ebook che avete sull’app Kindle, se l’avete) la maggior parte delle cose che può fare comunque dipende dalle Skill scaricate.

Ad esempio c’è quella di Sky TG24 che vi permette di ascoltare in breve le ultime notizie (ce ne sarà a breve anche una del Post che leggerà titoli e sommari della nostra homepage). C’è anche quella del servizio di consegne di pasti a domicilio Just Eat, con cui potete chiedere ad Alexa di replicare un ordine già fatto in passato oppure essere informati sullo stato di un ordine in corso. Un’altra app che può essere molto utile è quella di Trenitalia, con cui si può chiedere ad Alexa i treni disponibili su una certa tratta o dove si trova uno specifico treno. Per ora non ci sono moltissime Skill utili (di futili invece ce ne sono già tante), ma è probabile che nei prossimi mesi il loro numero aumenti e così le cose che Alexa è in grado di fare.

Alcune Skill scaricabili dall’app di Alexa: a sinistra, tra quelle per bambini, una di DeAgostini per imparare le tabelline e un gioco di Clementoni stile Trivial Pursuit; al centro quella per controllare i termostati “smart” di Netatmo e modificare la temperatura della propria casa con la voce; a destra una per chiedere consigli di cucina ad Alexa

Ovviamente in redazione si è cominciato a testare le capacità di Alexa facendole quelle domande inutili che risultano divertenti quando si parla con un assistente vocale per la prima volta (vi ricordate quanto ci si divertiva con Siri, all’inizio?). Ad esempio, le è stato chiesto di abbaiare e poi di fare il verso del coccodrillo (non cita la famosa canzone dello Zecchino d’Oro, lo riproduce davvero), quello del coyote e quello del maiale. Alexa sa anche alcune barzellette. Quando una redattrice a cui piacciono molto i libri le ha chiesto di raccontarne una e lei ha risposto dicendo più o meno

«La mamma di Federigo Tozzi dice a una sua amica: “Mio figlio è bravissimo, potrei fidarmi di lui con gli occhi chiusi“»

Subito in redazione si è sparso il timore che Alexa sapesse bene con chi stava parlando e avesse scelto proprio quella barzelletta per dimostrarlo. Siamo giunti alla conclusione che fosse stato un caso. Per quanto riguarda la qualità dell’umorismo di Alexa invece non si è trattato di un caso: diciamo che per ora è meglio che Alexa non provi la strada della stand-up comedy.

Barzellette a parte, le cose buffe che si possono chiedere ad Alexa (sull’app dedicata la sezione “Easter Eggs” ne suggerisce un po’) possono andare bene per intrattenere gli amici che vengono a cena per una o due volte, fino a che anche loro non avranno un assistente vocale a casa propria. Nelle situazioni di convivialità l’unico uso di Alexa che la redazione si è immaginata è quello di rispondere a quei dubbi a cui nessuno dei commensali trova risposta. Ad esempio a una cena a cui hanno partecipato alcuni redattori qualche tempo fa non ci si ricordava il cognome della produttrice dei film di 007: Alexa (come Siri d’altra parte) avrebbe potuto rispondere evitando a qualcuno di impiastricciare lo schermo del cellulare con le dita sporche di sugo. Il problema in questi casi è che a seconda di come si pone la domanda Alexa riesce a rispondere o meno. Se ad esempio le si chiede

«Alexa, chi è la produttrice dei film di 007?»

risponde di non conoscere la risposta, mentre se ad esempio le si chiede

«Alexa, chi ha prodotto il film Skyfall

sarà in grado di dirvi l’evocativo nome di Barbara Broccoli.

Una redattrice che a casa ha una lampada “smart” del sistema Philips Hue (questa, che cambia colore e se non si ha un assistente vocale si comanda con una app – segnaliamo che non è mai costata così poco su Amazon) ha provato a connettere la lampada a Echo Dot. Non è stato molto difficile, basta scaricare la Skill Hue. Il sistema però deve essere un po’ perfezionato: come segnalano anche altre persone nei commenti, Alexa non è in grado di impostare alcuni colori della lampada, come il rosso. Per il blu, il verde e il giallo invece non ci sono problemi.

Per quanto riguarda la musica, la si può ascoltare da Amazon Music, il servizio di streaming di Amazon, ma anche da Spotify collegando Echo al proprio account; la radio e i podcast invece si possono ascoltare da TuneIn, già integrato nell’app di Alexa. Un’accortezza: per poter ascoltare Radio2 bisogna chiedere di “RAI Radio2”, altrimenti Alexa trasmettere una radio in spagnolo, la redazione non è riuscita a capire quale.

Altre funzioni di Echo Dot sono quella per chiamare altre persone che hanno un Echo a casa (per questo si diceva che Echo fa anche da telefono di casa) e quella cosiddetta “Drop In”: è un interfono, serve a chi in casa ha diversi dispositivi Echo e vuole comunicare da una stanza all’altra con i propri familiari. La redazione del Post è un open space, quindi abbiamo rinunciato a testarla, mentre telefonando a casa della famiglia di un redattore abbiamo sentito forte e chiaro.

Le cose che ancora non si possono fare con Echo Dot
La redazione del Post si aspettava che con Alexa si potesse prima di tutto fare acquisti su Amazon, e invece per il momento è una funzione non disponibile: se le si chiede cosa c’è nel proprio carrello risponde di non essere ancora in grado di dirlo. Anche la connessione a Fire Stick, il dispositivo con cui si può guardare sul proprio televisore Amazon Prime Video, non è ancora disponibile, e non è nemmeno possibile collegarsi al proprio account di Audible, il servizio di streaming di audiolibri di Amazon.

Sempre per restare in tema di cose che si ascoltano, un redattore a casa ha uno smart speaker Sonos, che ha altoparlanti molto più potenti di quelli di Echo Dot. Il sistema Sonos è compatibile con Alexa e se ne avete uno dovreste poterli integrare in un unico sistema “smart home” e riuscire a comandare il Sonos tramite Echo. Per ora in Italia non si può fare questo collegamento, quindi si è rimandato il test, ma entro la fine dell’anno dovrebbe essere possibile farlo, stando ad Amazon.

Altre due grosse mancanze, che però probabilmente saranno sistemate con qualche aggiornamento prossimo, sono l’opzione per far distinguere ad Alexa diverse voci e quella (dipendente dalla prima) per impedire ai bambini di usare certe funzioni o chiedere certe cose poco adatte a loro.

Perché comprare Echo Dot
Ci sono ancora molte cose che non si possono fare con Echo (e come si è detto non sempre Alexa si dimostra sveglissima), ma Echo Dot, dato che ha un prezzo contenuto, può essere un buon punto di partenza per familiarizzare con un assistente per la casa soprattutto con l’aumentare del numero delle Skill disponibili. A qualcuno probabilmente risulterà strano ancora a lungo parlare con un oggetto che – qualche volta – risponde, ma come spesso succede con queste cose è probabilmente questione di abitudine.

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Disclaimer: su alcuni dei siti linkati negli articoli della sezione Consumismi il Post ha un’affiliazione e ottiene una piccola quota dei ricavi, senza variazioni dei prezzi. Ma potete anche cercare le stesse cose su Google.

Cosa comprare per avere una casa un po’ più “smart”

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