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  • lunedì 24 dicembre 2018

In Israele ci saranno elezioni anticipate

Ad aprile, cinque mesi prima del previsto: erano nell'aria da un po' a causa della fragilità del governo di Netanyahu

(RONEN ZVULUN/AFP/Getty Images)

Il governo israeliano ha annunciato che ci saranno delle elezioni parlamentari anticipate il prossimo 9 aprile. La decisione, che era nell’aria da tempo, è stata annunciata dal primo ministro Benjamin Netanyahu durante una conferenza stampa alla Knesset, il parlamento israeliano. Netanyahu ha spiegato che alla base della decisione del governo ci sono le eccessive divergenze nella maggioranza. Netanyahu è da tempo a capo di una coalizione di governo fragile e litigiosa, oltre ad essere implicato in almeno tre grossi scandali che potrebbero causargli rilevanti problemi giudiziari. Il Parlamento verrà sciolto entro questa settimana, e il governo rimarrà in carica fino alle elezioni per occuparsi degli affari più urgenti.

Parlando con i giornalisti, Netanyahu ha spiegato che aveva già deciso di indire elezioni anticipate un mese e mezzo fa, ma che per ragioni di sicurezza – cioè l’operazione per distruggere i tunnel costruiti dal gruppo politico-terrorista Hezbollah al confine fra Libano e Israele – aveva deciso di rinviare l’annuncio. Netanyahu non l’ha detto esplicitamente, ma si riferisce alle divergenze nate nel governo dopo la reazione più contenuta del solito dell’esercito israeliano di fronte al lancio di decine di razzi dalla Striscia di Gaza verso Israele, a metà novembre. Nei giorni successivi, il ministro della Difesa Avigdor Lieberman si era dimesso in polemica con Netanyahu, facendo uscire il suo partito dalla maggioranza. Anche i ministri della Casa Ebraica, il potente partito nazionalista alleato del Likud di Netanyahu, avevano criticato il primo ministro e minacciato le dimissioni.

Non era la prima volta che il governo si divideva su temi al centro del dibattito pubblico. Sembra ad esempio che la goccia che abbia fatto traboccare il vaso, in questi giorni, sia stata l’assenza di una maggioranza per approvare alla Knesset una controversa legge per costringere una parte degli ultra-ortodossi a fare il servizio militare, richiesta esplicitamente dalla Corte Suprema. Il governo Netanyahu era appoggiato da due partiti riconducibili alla comunità ultraortodossa, dichiaratamente ostili alla legge, e non è riuscito a trovare l’appoggio necessario dai partiti di opposizione.

Alla radice della decisione di Netanyahu ci sono comunque dei calcoli politici. Il Likud è stimato dai sondaggi intorno al 30 per cento, più o meno la stessa percentuale che ottenne alle elezioni del 2015, cosa che di fatto lo confermebbe come leader di una eventuale coalizione di destra. Se rieletto, Netanyahu affronterebbe da una posizione di forza l’eventuale incriminazione decisa dal procuratore generale Avichai Mandelblit in uno dei tre casi in cui è coinvolto. Da un punto di vista legale, Netanyahu potrebbe ricoprire di nuovo l’incarico di primo ministro anche nel caso in cui fosse incriminato, e probabilmente anche se condannato (anche se sul tema non ci sono certezze ma solo ipotesi legali).

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