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  • lunedì 10 dicembre 2018

River-Boca, la finale infinita

Cosa è successo domenica sera in una partita di calcio spettacolare che in Sud America verrà ricordata per molto tempo

Enzo Perez indica lo stemma del River Plate ai suoi tifosi al termine della finale di Copa Libertadores (GettyImages)

La finale del più importante torneo del calcio sudamericano, la Copa Libertadores, tra River Plate e Boca Juniors, le due maggiori squadre di Buenos Aires, era iniziata un mese fa con la partita di andata e si è conclusa domenica sera con quella di ritorno, vinta ai tempi supplementari dal River Plate. Durante questo mese è successo di tutto, però: la finale del torneo è stata rinviata complessivamente quattro volte. La prima, all’andata, per pioggia, mentre al ritorno per i disordini all’esterno dello stadio del River Plate che hanno spinto la CONMEBOL – la confederazione sudamericana che organizza il torneo – a spostarla addirittura a Madrid, a oltre 10.000 chilometri da Buenos Aires.

Gli spettatori presenti ieri sera al Bernabeu di Madrid – tra i quali Messi, Griezmann, Dybala, Bonucci, Icardi e tanti personaggi noti del mondo del calcio – hanno vissuto una serata storica, nonostante il valore dell’evento fosse diverso da quello che ci si aspettava. Per la prima volta nella storia, infatti, il titolo sudamericano è stato assegnato lontano dal Sud America e dai suoi tifosi.

Già un mese fa la partita di andata non aveva deluso chi si aspettava una finale spettacolare secondo i canoni del calcio sudamericano. Boca e River erano riuscite a segnare complessivamente tre gol in dieci minuti del primo tempo, due dei quali ad appena una decina di secondi l’uno dall’altro. Alla Bombonera, lo stadio del Boca Juniors, era poi finita 2-2 per l’autogol nel secondo tempo di un difensore del Boca, Carlos Izquierdoz. Il torneo non prevedeva la regola dei gol in trasferta, perciò il pareggio dell’andata non ha inciso sul ritorno, che quindi è stata una finale a sé.

L’unico vantaggio tangibile avrebbe dovuto essere di tipo “ambientale”, dato che il River Plate avrebbe dovuto giocare la partita decisiva nel suo stadio, davanti ai suoi tifosi. Ma per i disordini avvenuti a poche ore dal calcio d’inizio di sabato 24 novembre, nei quali alcuni giocatori del Boca erano rimasti feriti dai finestrini rotti del loro pullman, l’incontro era stato posticipato due volte nella stessa serata, poi al giorno dopo e infine rinviato a data da destinarsi dopo che il Boca si era rifiutato di giocare.

In questo modo si è arrivati a giocare la finale di ritorno domenica sera al Santiago Bernabeu, lo stadio del Real Madrid. Per l’occasione gli oltre 80.000 posti dell’impianto madrileno sono stati equamente divisi tra tifosi del Boca e del River, i quali hanno creato un’atmosfera inusuale per uno stadio europeo. Anche la partita è stata a sua modo insolita, perché emblematica dello stile di gioco argentino e sudamericano. È stato un incontro ruvido fin dal primo minuto, segnato da interventi che in una qualsiasi altra partita giocata qui in Europa avrebbero causato almeno un paio di espulsioni soltanto nel primo tempo. La finale di Madrid è stata imprevedibile e decisa da singoli episodi, come spesso capita nel calcio sudamericano.

In un primo tempo iniziato con le due squadre molto tese, ma tutto sommato equilibrato, il Boca Juniors è riuscito ad andare in vantaggio a pochi secondi dall’intervallo con un gol in contropiede del centravanti Dario Benedetto, nato da un’azione in attacco del River Plate. Benedetto, che ha esultato facendo una plateale linguaccia a un difensore del River, aveva segnato anche all’andata.

Il primo tempo si è concluso con il Boca Juniors in vantaggio di un gol ma con la partita ancora aperta, anche se il River era sembrato meno brillante del solito. La sua partita è però cambiata nella ripresa con l’ingresso in campo del trequartista colombiano Juan Fernando Quintero, che qualcuno ricorderà per la stagione trascorsa in Serie A con il Pescara. Quintero è entrato verso l’ora di gioco, e otto minuti dopo il River ha pareggiato con il suo centravanti Lucas Pratto, ex giocatore del Genoa (anche lui aveva già segnato nella partita di andata).

Dal gol del pareggio la partita si è fatta ancora più dura: in dieci minuti sono stati assegnati tre cartellini gialli, uno dei quali ha poi cambiato nettamente l’andamento della gara. Dopo i novanta minuti regolamentari terminati in parità, infatti, i tempi supplementari sono iniziati con l’espulsione per somma di ammonizioni di Wilmar Barrios, mediano colombiano del Boca. Da lì la partita è passata in mano al River, che nei primi minuti del secondo tempo supplementare è andato in vantaggio con un tiro teso da fuori area di Quintero, imprendibile per il portiere del Boca.

L’esultanza dei tifosi del River Plate per il gol del pareggio segnato da Quintero (GettyImages)

In svantaggio, con un giocatore in meno e con pochi minuti a disposizione per pareggiare, la situazione del Boca si è complicata ulteriormente con l’infortunio del centrocampista Fernando Gago, entrato in campo da appena venti minuti. L’infortunio di Gago ha lasciato la squadra in nove, dato che erano già stati effettuati tutti i cambi disponibili. Nonostante tutto, il Boca ha passato comunque gli ultimi minuti della partita in attacco, cercando disperatamente il gol anche con il portiere, salito in pianta stabile a ridosso della metà campo del River e spesso anche più in là. Le speranze del Boca sono finite però con un palo colpito dal terzino Leonardo Jara: se il suo tiro fosse entrato avrebbe portato la partita ai calci di rigore.

All’ultimo minuto dei supplementari il River ha definitivamente chiuso la gara segnando in contropiede con Gonzalo Martinez, che vista l’assenza del portiere del Boca, salito fino all’area avversaria, ha dovuto soltanto appoggiare la palla dentro la porta per il definitivo 3-1.

Il River Plate si è quindi aggiudicato una vittoria storica che verrà ricordata per anni. Ha vinto il titolo sudamericano per la quarta volta nella sua storia, e per la seconda volta nelle ultime tre stagioni. Il suo allenatore, Marcelo Gallardo, è diventato il più vincente nella storia del club insieme all’ex giocatore di Serie A Ramon Diaz. Con la vittoria al Bernabeu, la squadra si è inoltre qualificata al Mondiale FIFA per club che inizierà fra pochi giorni negli Emirati Arabi Uniti: probabilmente si contenderà la coppa con i campioni d’Europa del Real Madrid. Per il Boca, invece, sarà molto dura superare questa sconfitta: la prima conseguenza potrebbe essere l’esonero del suo allenatore, Guillermo Barros Schelotto, in carica da tre anni assieme al fratello gemello Gustavo.