• Italia
  • martedì 27 novembre 2018

Il governo potrebbe cambiare la manovra

Lo fa capire un comunicato ufficiale del governo: per trovare un accordo con la Commissione Europea si potrebbero destinare meno soldi alle promesse di Lega e M5S

Il vicepremier e ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico Luigi Di Maio e il vicepremier e ministro dell'Interno Matteo Salvini alla Camera, Roma 21 novembre 2018 (ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Ieri sera a Palazzo Chigi c’è stato un incontro tra alcuni esponenti del governo per discutere la legge di bilancio, dopo che la Commissione Europea ha chiesto di aprire una procedura d’infrazione ritenendo che possa essere messa in pericolo la stabilità economica del paese, ed è cresciuta la sfiducia degli investitori sui mercati internazionali rendendo molto costoso per l’Italia ottenere denaro in prestito. L’incontro è durato circa un’ora e il risultato – annunciato con un comunicato ufficiale – è che il governo sembra per la prima volta essere disponibile a cambiare la manovra e diminuire il deficit previsto per il 2019, spostando sugli investimenti una parte delle risorse richieste dal cosiddetto “reddito di cittadinanza” e dalla riforma delle pensioni, o comunque ripensando tempi e modalità di applicazione di quelle due misure.

Alla riunione erano presenti il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, i ministri e vicepresidenti del Consiglio – e leader dei partiti di maggioranza – Luigi Di Maio e Matteo Salvini, il ministro dell’Economia Giovanni Tria, i sottosegretari al ministero dell’Economia e delle Finanze e il ministro per i Rapporti con il parlamento e la Democrazia diretta, Riccardo Fraccaro. Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, nel comunicato ufficiale pubblicato sul sito del governo, ha detto che sulla manovra «non è una questione di decimali». E ancora:

«Sono stati valutati gli emendamenti di iniziativa parlamentare al ddl sulla legge di bilancio e concordati quelli che saranno oggetto di approvazione. Per quanto riguarda il dialogo in corso con le istituzioni europee, si è convenuto di attendere le relazioni tecniche sulle proposte di riforma che hanno più rilevante impatto sociale, al fine di quantificare con precisione le spese effettive. Le somme recuperate saranno riallocate, privilegiando la spesa per investimenti, con particolare riferimento a quelle necessarie a mettere in sicurezza il territorio e a contrastare il dissesto idrogeologico».

Queste dichiarazioni fanno capire che il governo potrebbe ridurre il deficit previsto per il 2019, così da andare incontro alle richieste della Commissione Europea e ridurre le preoccupazioni degli investitori internazionali che hanno portato a un aumento dello spread. È una svolta rispetto ai toni e alle dichiarazioni del governo nelle ultime settimane, visto che sia Conte che Salvini che Di Maio in più occasioni avevano detto che «il 2,4 non si tocca».

Il 2,4 per cento è la soglia alla quale, alla fine di settembre, il governo aveva deciso di portare il deficit in rapporto al PIL nel 2019: tre volte la cifra promessa alla Commissione dal governo Gentiloni lo scorso aprile, e molto più dell’1,6 per cento che era considerata la soglia massima accettabile dalle autorità europee. La Commissione Europea aveva chiesto una correzione dei conti italiani e in Europa il governo non aveva trovato nessun alleato che lo sostenesse. In questa situazione lo spread aveva raggiunto e superato i 300 punti, il rialzo aveva danneggiato il capitale e la liquidità di numerosi istituti bancari e aveva fatto sentire i suoi effetti anche sui mutui, portando all’aumento dei tassi a cui le banche concedono il credito.

Nelle ultime settimane il governo aveva dunque cominciato ad ammorbidire le proprie posizioni: prima il ministro dell’Economia Giovanni Tria e poi anche Conte. Salvini e Di Maio avevano invece continuato a difendere l’aumento del deficit, criticando la Commissione Europea con dichiarazioni liquidatorie e citazioni di Mussolini («Me ne frego», aveva detto Salvini). Negli ultimi due giorni anche Salvini e Di Maio hanno ritrattato e dopo l’incontro di ieri sembra che la possibilità di cambiare posizione sia stata accettata ufficialmente.

La riduzione del deficit potrebbe essere attuata spostando sugli investimenti le risorse destinate al cosiddetto “reddito di cittadinanza” e alla riforma delle pensioni, dunque dalle due promesse più importanti e simboliche dei partiti di maggioranza, cercando così di convincere la Commissione Europea a evitare la procedura d’infrazione. Repubblica scrive che l’idea di partenza del governo «è spostare risorse pari circa 0,2% del PIL (poco meno di quattro miliardi) dalle spese per reddito di cittadinanza e pensioni, agli investimenti. Se all’Europa non basterà, quelle stesse risorse (e magari qualcosa in più) saranno destinate alla riduzione del deficit».

Il Sole 24 Ore sottolinea la cautela del comunicato del governo, dicendo che rappresenta un’apertura ma con delle precisazioni: la rimodulazione di reddito di cittadinanza e riforma delle pensioni arriverà solo dopo la definizione delle stime di spesa effettiva. Gli aggiustamenti riguarderebbero soprattutto i tempi di introduzione del sussidio (che potrebbe essere posticipato) e i criteri che potrebbero diventare più stringenti per accedere alla cosiddetta “quota cento” prevista dalla riforma delle pensioni. I due decimali di PIL di risparmi sarebbero insomma trovati lavorando soprattutto su vincoli e calendario.

Nel frattempo la commissione Bilancio della Camera avvierà oggi le votazioni su circa 720 emendamenti alla manovra. La discussione generale in aula è stata fissata per lunedì 3 dicembre, alle ore 16.

Mostra commenti ( )